“Domeniche (2)” I consumatori: qui viviamo in uno stato laico

25/05/2005
    mercoledì 25 maggio 2005

    Pagina 14 – Cronaca

      LA CHIESA E LE FESTIVITA’

        LE REAZIONI
        Per gli esercenti bisogna evitare le aperture indiscriminate
        I consumatori: proposta bocciata
        qui viviamo in uno stato laico
        "Ma c´è anche il sabato per gli ebrei e il venerdì per i musulmani…"

          CATERINA PASOLINI

            ROMA – Sì, no, dipende. L´idea di una domenica con le serrande chiuse provoca polemiche, richiami allo stato laico, reazioni diverse nel mondo del commercio e dei consumatori. Divisi davanti all´appello delle associazioni cattoliche per la chiusura domenicale dei negozi e schierate contro «una logica che vede l´uomo solo come consumatore e animale economico».

              Si va infatti dalla bocciatura senza appello del Codacons, alla posizione più mediata della Confesercenti contraria alle aperture domenicali «indiscriminate». Posizioni sfumate tra chi parla di servizi alla popolazione, settimo giorno compreso, e chi ricorda la fatica dei piccoli commercianti di adeguarsi a mezzi e tempi della grande distribuzione. Il tutto tra visioni di città con le serrande abbassate e centri commerciali come luoghi preferiti di svago domenicali.

              Ma andiamo con ordine. Dall´associazione in difesa dei consumatori viene infatti bocciata senza termini la proposta delle associazioni. «I cattolici hanno tutto il diritto di manifestare le loro posizioni, ma siamo in uno stato laico e se chiudiamo la domenica per i cattolici, il sabato per gli ebrei e il venerdì per i musulmani quando restano aperti i negozi?», estremizza volutamente l´avvocato Carlo Rienzi del Codacons. «Chi vuole deve poter restare aperto. Quello che è importante è la tutela dei lavoratori, che ci siano più controlli dell´ispettorato, che nella grande distribuzione un dipendente non sia ricattato e obbligato a lavorare la domenica se non vuole».

                Diversa la posizione di Mauro Bussoni, vice segretario nazionale della Confesercenti. «Siamo sempre stati contrari ad un´apertura indiscriminata la domenica che finisce per favorire solo la grande distribuzione e non le piccole e media imprese che già hanno orari massacranti da garantire sei giorni la settimana». Bussoni, pur non scandalizzandosi per «i pendolari dello shopping», trova che l´acquisto non deve essere un modo per passare le giornate, una costante della vita quotidiana. «Ci sono sei giorni per fare compere, la domenica si potrebbe fare altro, moltiplicare le offerte culturali invece dei shopping center» ripete. «Le associazioni cattoliche pensano alla religione, ma io alla qualità di vita dei piccoli imprenditori e negozianti che è giù dura». E le posizioni in questo caso non sono poi così distanti.