Domani primo sciopero dei consumatori «Il caro prezzi costa 750 euro a famiglia»

04/07/2002







(Del 4/7/2002 Sezione: Cronache italiane Pag. 14)
CONTESTATE LE STIME DELL´ISTAT: AUMENTI INGIUSTIFICATI, CHE ARRIVANO ANCHE ALL´80 PER CENTO
Domani primo sciopero dei consumatori «Il caro prezzi costa 750 euro a famiglia»

ROMA
Domani l´Italia assisterà ad una forma inedita di sciopero: quella dei consumatori. I rappresentanti di quattro delle maggiori associazioni del settore terranno una manifestazione davanti all´Istat, a Roma, alle 11 e diffonderanno le «loro» rilevazioni dei prezzi al consumo, in polemica con l’Istituto centrale di statistica. Se, infatti, quest´ultimo dichiara che l´effetto euro è stato sostanzialmente indolore sulla dinamica inflazionistica e che il valore degli aumenti per chi fa la spesa è stato del 2,2% rispetto a un anno fa, Federconsumatori, Codacons, Adusbef e Adoc parlano di «un dato molto più alto» (anche se non quantificato) e che il «change over», cioè il passaggio dalla lira all´euro, è stato una batosta che si è abbattuta sulle famiglie italiane per un ammontare tra i 600 e i 750 euro. E dunque i quattro sindacati dei consumatori hanno indetto uno sciopero della spesa: niente cappuccino e giornale, niente telefono e auto, niente sigarette e parrucchiere, niente banca e discoteca, niente latte e niente gelato…, con un lungo elenco di divieti di consumo che dovrebbe servire a dare una scossa all´imbalsamato mondo del commercio e far sentire le ragioni di chi, tutte le mattine, deve fare i conti mille volte per rientrare nel bilancio. Ma quanto sarebbe l´inflazione secondo i «consumatori» dissidenti? «Non abbiamo i mezzi per compiere una rilevazione nostra – commenta il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti – e quindi non intendiamo sostituirci all´Istat. Rileviamo però dei fenomeni: è possibile, per esempio, che l´inflazione su base annua sia a Milano dell´1,6%, mentre nella vicina Venezia del 2,9%? E´ possibile che i prodotti ortofrutticoli siano aumentati al consumo dell´80% da un anno all´altro, e di questo ne ho una percezione diretta perché mi occupo di questo settore? E´ possibile, infine, che migliaia di e-mail segnalino alle nostre sedi aumenti del tutto ingiustificati avvenuti in corrispondenza con il cambio di moneta? Ed è possibile, soprattutto, che l´Istat non riesca a leggere questi fenomeni che chiunque può constatare nelle forme più empiriche e dirette?». In realtà i consumatori contestano non la professionalità dell´Istituto, «che è fuori discussione», ma il sistema di rilevamento: «L´Istat non raccoglie direttamente i dati ma si affida agli uffici statistici dei Comuni, i quali possono avere parametri di lavoro e livelli di attenzione assai diversificati». Che i prezzi siano saliti al di là delle rassicuranti statistiche ufficiali lo affermerebbero – secondo i consumatori – anche alcune ricerche dell´Università cattolica di Milano e della Nielsen (che l´ha realizzata con l´Aci). Sono cresciuti i prezzi – denunciano – di autostrade e abbigliamento, bus e caffè, carne, canone Rai, cinema, farmaci, giornali, gratta e vinci, lotto, musei, servizi bancari, sigarette e telegrammi. Insomma una grandine di balzelli si è abbattuta sulle precarie economie degli italiani, nonostante il patto sancito tra commercianti e consumatori al ministero delle Attività Produttive, affinché il change-over avvenisse senza fare vittime. «Il patto regge ma è stato aggirato – denuncia Trefiletti – perché gli arrotondamenti sono stati fatti sempre a svantaggio dell´acquirente e soprattutto perché, truffaldinamente, molti prezzi sono stati ritoccati alla vigilia dell´arrivo della nuova moneta, così da sottrarsi alle rilevazioni successive dell´inflazione». C´è di che protestare, indubbiamente, ma restano i dubbi sulla partecipazione allo sciopero. «Noi ci impegneremo – dice ancora Trefiletti – perché lo sciopero sia comunque uno choc per il consumo, ma capiamo le esigenze delle famiglie che devono fare la spesa. L´evento avrà soprattutto un valore simbolico, al di là dell´esito. D´altronde i primi scioperi, nella storia, sono stati sempre di piccolo impatto, ma hanno aperto una strada. O no?».

Raffaello Masci