Domani parte il tavolo Telecom Il Pd: «Cancellare i licenziamenti»

13/07/2010

A questo punto l’appuntamento è per domani, quando le parti, Telecom e le rappresentanze sindacali, si siederanno al tavolo convocato in tutta fretta dal governo dopo il precipitare della situazione all’interno del maggior gruppodi telecomunicazioni nazionale. Oggetto del confronto, infatti, i 3.700 licenziamenti decisi dall’azienda, con il plateale invio dei telegrammi contenenti la comunicazione dell’apertura delle procedure di mobilità proprio nel giorno, venerdì
scorso, dello sciopero di quattro ore dei dipendenti. Una mobilitazione, quest’ultima, contro il piano dei tagli triennale che prevede l’uscita di ben 6.822 persone, più della metà, quindi, già incluse nell’attuale calderone dei licenziamenti. Ieri il ministro del Lavoro ha invitato le parti al dialogo «suun piano industriale fatto, noi ci auguriamo, di investimenti e di sviluppo per la società e per il sistema di telecomunicazioni nel nostro Paese ».
Lo stesso Sacconi si è augurato che nell’ambito del confronto il tema della riorganizzazione industriale possa prescindere dal ricorso agli esuberi. «Confido che venga meno l’iniziativa dei licenziamenti. La premessa per il dialogo è il ritiro o la sospensione di questa iniziativa».
DURE PRESE DI POSIZIONE
Esulla vicenda Telecom è intervenuta duramente Slc-Cgil. «L’azienda – ha dichiarato il segretario Emilio Miceli – si è assunta la responsabilità di drammatizzare una crisi che in realtà non è tale da ricorrere ai licenziamenti collettivi. Le grandi aziende di servizi a rete, nonostante le contrazioni di mercato dovute alla crisi, si guardano bene dall’aggravare le pesanti condizioni sociali del paese. In questo senso Telecom propone al paese l’immagine di un’azienda allo
sbando, senza una guida». Molto duro anche l’intervento di Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico: «L’annuncio da parte di Telecom di mandar via 3.700 lavoratori è talmente incredibile da sembrare una boutade. La gravità di tale vicenda rasenta davvero vette impensabili. Infatti l’azienda è in utile e in una fase di crisi del Paese, se neppure un settore che malgrado tutto regge riesce a evitare di intaccare i livelli occupazionali, vuol dire che siamo a un punto drammatico. È augurabile che Franco Bernabè ci ripensi»