Domani black-out dell’informazione

08/07/2010

Domattina i quotidiani non saranno in edicola. Oggi, infatti, i giornalisti della carta stampata scioperano contro il disegno di legge sulle intercettazioni, che prevede pesanti sanzioni nei confronti di editori e giornalisti che dovessero riferire fatti di cronaca giudiziaria e indagini investigative. Domani si asterranno dal lavoro i colleghi di radio, tv e agenzie stampa. Questo venerdì 9 luglio sarà, insomma, nelle intenzioni della Fnsi (il sindacato unitario dei giornalisti) «un giorno di silenzio informato contro il bavaglio, un giorno di rumoroso silenzio che parla a tutti del rischio di censure preventive e autocensure, un giorno di speciale silenzio contro tutti i silenzi quotidiani che questo provvedimento ci imporrebbe».
Anche «La Stampa» non uscirà. La direzione e il cdr del giornale avevano chiesto a Fnsi e Fieg (la federazione degli editori) di cercare strade alternative allo sciopero «perché i cittadini vanno informati e non privati della conoscenza dei motivi della protesta», ricordando che «il presidente del Consiglio e primo editore televisivo in Italia, Silvio Berlusconi, vorrebbe addirittura uno sciopero dei lettori, tanto è il suo interesse a che non leggano».
Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, ha così risposto: «Cari colleghi, la vostra generosità è lodevole nella ricerca di strade di contrasto al ddl sulle intercettazioni e per affermare l’esigenza di superare le anomalie del sistema dell’informazione in Italia».
«Voi, con il vostro giornale, state facendo tanto affinché i cittadini-lettori possano conoscere la realtà dei fatti e la vera natura dei problemi che si abbattono sul loro diritto a essere correttamente informati».
Ma, pur confermando che «si sono fatti passi avanti nei rapporti con gli editori e che per tempo si è cercato di verificare la possibilità di alzare la voce tutti assieme», Siddi ha scritto che «se anche un processo del genere è meno lontano di ieri e dell’altro ieri, in questa circostanza non è arrivato a puntuale maturazione». Ribadendo che, in ogni caso, «questa non è una protesta contro le aziende, ma un atto di partecipazione e di sacrificio della risorsa professionale per la difesa di un bene prezioso come la libertà», ha concluso che a questo punto, e non solo per motivi tecnici, «lo sciopero resta la forma di protesta che più rende evidente a tutti il grave stato della situazione».
In un altro comunicato, Siddi si è invece rivolto alle testate vicine alla maggioranza: «Sappiamo che alcuni giornali per condizioni ideologiche o questioni di militanza non aderiranno allo sciopero. Noi ci appelliamo loro perchè questa è una battaglia di tutti. Quanto più una protesta è fragorosa, tanto più il risultato è forte».
E a chi aveva chiesto di mettere in campo più fantasia, con proteste alternative e magari giornali distribuiti a zero euro, il segretario ha risposto: «Ci siamo arrivati vicini, ma non in tempo. Ci può essere qualcuno che ritiene opportuno usare questa circostanza per diventare protagonisti in politica. Ma questo non è il ruolo del sindacato. Il nostro obiettivo è solo stralciare l’informazione da questo ddl sulle intercettazioni».