Dodici domande sulla guerra – da The Independent

18/04/2003

              giovedì 17 aprile 2003

              L’Iraq è caduto, Saddam è stato deposto, ma dopo
              ventisette giorni di guerra ben poco altro è stato risolto

              Dodici domande sulla guerra
              Dal quotidiano inglese Independent riproponiamo ampi stralci dell’inchiesta pubblicata ieri

              1/Dove sono le armi di distruzione di massa?
              La vera domanda potrebbe essere «ce n’erano?» Non è stata rinvenuta nemmeno un’arma di distruzione di massa, chimica, biologica o nucleare, la cui esistenza è stato il formale casus belli e, unitamente al fulcro della Risoluzione 1441, la sola giustificazione giuridica della
              guerra. Il Comando USA dice che ci sono 3.000 possibili siti da
              controllare. Gli ispettori dell’ONU non hanno trovato nulla. Hans Blix, capo degli ispettori, ha accusato l’Iraq di aver fornito un resoconto incompleto delle importazioni che avrebbero potuto essere utilizzate per la fabbricazione di tali armi. Il generale Amer Hammoudi al-Saadi, consigliere scientifico di Saddam si è arreso e sostiene che non esistono armi di distruzione di massa. Non è credibile, dice Blix. Colin Powell in febbraio ha presentato del materiale discutibile dinanzi al Consiglio di Sicurezza. Immagini di satelliti spia di un «sito di armamenti» prima e dopo la visita degli ispettori a settimane di distanza. E ora gli USA ammettono che quel materiale di intelligence è un falso preparato da una agenzia di intelligence occidentale, probabilmente lo MI6 o il Mossad. La domanda ovvia è: se il presidente Saddam aveva queste armi perché non le ha usate?
              2/Dov’è Saddam?
              Ci sono molte voci, tra cui quella di una fuga in Bielorussia e quella secondo cui vivrebbe in un intricato labirinto di gallerie sotto i suoi palazzi di Baghdad. Sappiamo che queste gallerie esistevano, ma Saddam non si sarebbe mai rinchiuso in un palazzo senza possibilità di fuga. Non ci sono prove certe di controfigure apparse in pubblico. Il suo giretto in città di 12 giorni fa ripreso dalla televisione era autentico, hanno detto due testimoni. Non è stato ucciso nel bombardamento
              del quartiere di Mansur a Baghdad. Sono stati recuperati 14 cadaveri,
              tutti civili. Si è tentati di pensare che abbia preso la strada di Damasco.
              Le relazioni tra Damasco e Baghdad sono migliorate negli ultimi
              tre anni, in parte perché la Siria sospettava che un crollo dell’Iraq
              l’avrebbe messa nel mirino dell’America.
              Ma ospitare il presidente Hussein sarebbe come invitare un missile
              Cruise nel proprio palazzo presidenziale. E se da Damasco fosse volato in Bielorussia o magari in Russia? Gli americani non riescono a trovare il ministro iracheno dell’Informazione, Mohammed Saeed al-Sahaf. Gli iracheni già parlano di «complotti», il più pericoloso dei quali consisterebbe nel fatto che gli americani, come già nel 1991, gli avrebbero consentito di sopravvivere e avrebbero intenzione di rilanciarlo sulla scena.
              3/Che ne è dei presunti legami con Al Qaeda?
              Dopo gli attentati dell’11 settembre, l’amministrazione Bush ha parlato di presunti legami tra Al Qaeda e l’Iraq in modo da poter spostare l’attenzione sul regime di Saddam Hussein. La campagna è stata un successo: circa metà degli americani credono che Saddam sia stato responsabile delle atrocità. Nel suo discorso di febbraio dinanzi al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Colin Powell, Segretario di
              Stato USA, parlò di un «nesso sinistro» tra Baghdad e esponenti di spicco di Al Qaeda. In gennaio Tony Blair ha detto ad una commissione di parlamentari: «stando ad alcune informazioni
              dei servizi segreti ci sarebbero collegamenti tra membri di Al Qaeda e cittadini iracheni. Non posso dire di più. E con questo non intendo
              giustificare quello che stiamo facendo».
              A febbraio lo stato di allerta contro il terrorismo negli USA fu portato da giallo ad arancione – il secondo livello più alto – sulla base di una «confluenza di intelligence» secondo cui Al Qaeda si apprestava ad effettuare altri attentati nel giro di qualche giorno. Ma non ci sono prove che l’Iraq sia stato implicato negli attentati dell’11 settembre. C’è una profonda divisione ideologica tra Al Qaeda, composta
              da estremisti islamici, e il partito laico Baath.
              4/Come ne esce la Ue?
              La UE è profondamente spaccata. Paesi fondatori quali l’Italia e l’Olanda hanno appoggiato la guerra e l’America contro il parere di altri paesi fondatori quali Francia, Germania e Belgio.
              La Gran Bretagna ha messo insieme una alleanza Atlantica che va dalla Spagna e dal Portogallo a quasi tutti i nuovi membri dell’Europa centro-orientale. Potrebbe essere, per dirla con le parole di Ronald Rumsfeld, la «Vecchia Europa» contro la «Nuova Europa». Ma qual
              è la vecchia e quale la nuova? Jacques Chirac sostiene che la nuova Europa dovrebbe avere la forza e l’unità di intenti per offrire un punto di riferimento alternativo e democratico sulla scena internazionale, un punto di riferimento non appiattito sugli USA né anti-americano.
              Tony Blair sostiene che l’Europa può avere una voce efficace nel mondo solo eliminando il sospetto che intende costruire la sua forza e la sua influenza a spese degli USA. Può anche darsi che i nuovi membri dell’Europa, entrando nell’Unione divengano più eurocentrici.
              5/Le Nazioni Unite hanno ancora un peso?
              C’è chi dice che Usa e Gran Bretagna – avendo con tale decisione preso nelle loro mani in diritto internazionale a nome dell’ONU – abbiano emarginato le Nazioni Unite per sempre. Ma quale precedente costituisce l’Iraq per risolvere problemi legati alle armi di distruzione
              di massa in altri paesi quali la Corea del Nord, l’Iran o il Pakistan? Anche i falchi più aggressivi di Washington non possono sostenere che l’invasione preventiva è il modo giusto per affrontare la questione
              dei paesi canaglia. E la Gran Bretagna non seguirebbe gli USA su questa strada. Alla fine, quindi, USA e Gran Bretagna potrebbero essere costrette a far ritorno in seno alla comunità internazionale sia perché contribuisca alla ricostruzione dell’Iraq sia perché eserciti pressioni diplomatiche per il disarmo di altri paesi. L’interrogativo
              importante è «quali Nazioni Unite?» La Russia sta già adulando sfacciatamente gli USA parlando di una riforma che avrebbe tra gli altri obiettivi quello di eliminare il diritto di veto della Francia e della Gran
              Bretagna. Dopo aver sfidato gli USA una volta, la Francia intende mettersi alla testa di una permanente coalizione anti-americana in seno all’ONU? Secondo alcuni segnali Parigi preferirebbe ricucire i legami con Washington e Londra giocando in futuro un ruolo più ambiguo.
              6/Chi ha bombardato i mercati?
              Nel secondo dei due bombardamenti, quello al mercato di Shuala, un uomo anziano e analfabeta ha mostrato una scheggia di un missile che mostrava chiaramente come facesse parte di uno stock americano prodotto dalla Raytheon. L’attacco al mercato di Shaab ha aperto
              due crateri sulle due corsie opposte della carreggiata.
              La contraerea irachena non avrebbe mai potuto produrre due crateri perfettamente equidistanti, sebbene gli alleati abbiano continuato ad insistere sulla responsabilità degli iracheni.
              7/C’è una crisi umanitaria?
              Non una crisi, alcune crisi. La guerra non ha fatto altro che aggravare l’impatto delle sanzioni e della povertà in gran parte del paese, un paese nel quale il 60% della popolazione dipendeva dagli aiuti alimentari ancor prima della guerra. Gran parte dell’Iraq non è ancora sicuro e quindi le Nazioni Unite e le altre agenzie umanitarie non possono operare efficacemente. Le agenzie umanitarie sostengono
              che la distribuzione militare è spesso male organizzata. Paul Mylrea, un portavoce della Oxfam, ha detto che c’è carenza d’acqua in alcune zone e che gli ospedali, già in crisi a causa delle sanzioni e dei
              combattimenti, sono stati saccheggiati. A Baghdad la Croce Rossa ha detto che su 32 ospedali solo 3 sono in funzione. Acqua ed elettricità mancano tuttora in quanto una serie di controversie intorno al pagamento degli stipendi ha fatto sì che i dipendenti delle aziende
              non siano tornati al lavoro. A Umm Qasr secondo l’Unicef il tasso di diarrea negli ospedali è dieci volte superiore alla normalità. Nella regione settentrionale di Mosul-Dahuk la mancanza di energia elettrica causa anche la mancanza di approvvigionamenti idrici. L’acqua
              è un grosso problema anche a Nassiriyah dove anche una autobotte è stata saccheggiata. Le agenzie umanitarie stimano che ci sono 800.000 persone che hanno abbandonato la loro casa nel nord dell’Iraq.
              8/Sono state rispettate le convenzioni
              di Ginevra?
              Le Convenzioni di Ginevra fanno esplicito riferimento al saccheggio e ai diritti delle «persone protette». Il divieto del saccheggio compariva già nella Convenzione dell’Aja del 1907. Le persone «protette» sono
              anche quelle in presenza delle parti belligeranti – ragion per cui il bombardamento di civili nel ristorante di Mansur è una chiara violazione delle Convenzioni. Gli USA hanno ammesso che sapevano che il quartiere di Mansur era una zona residenziale e che un attacco non sarebbe stato «esente da rischi».
              Ma hanno bombardato lo stesso. I civili sono stati bombardati nella zona di Hillah con bombe a grappolo. Mentre il loro impiego è vietato contro i civili. Le Convenzioni di Ginevra sono state scritte dopo la
              Seconda Guerra Mondiale quando la maggior parte dei saccheggi e delle violenze erano opera degli Stati e degli eserciti, resta quindi da vedere se il saccheggio ad opera di «sconosciuti» rientra nell’ambito della fattispecie prevista dalle Convenzioni. Ma gli eserciti
              di occupazione hanno il dovere di proteggere i civili e le proprietà sotto il loro controllo – si tratti di ministeri o di musei. Gli USA non lo hanno fatto. Gli alleati hanno detto che i soldati iracheni indossavano
              abiti civili per combattere. È vero. Ma il loro paese era oggetto di una invasione. Gli inglesi si sarebbero messi in divisa per combattere un eventuale esercito di invasione nazista durante la seconda guerra mondiale?
              9/Quante persone sono morte in guerra?
              Tra gli alleati: 119 americani, quattro ancora dispersi; 30 inglesi. Secondo i militari americani, sono morti oltre 3.650 combattenti iracheni, almeno 2.320 a Baghdad. L’Iraq non ha fornito dati in ordine alle perdite tra i militari. Secondo fonti irachene sarebbero morti
              prima del 3 aprile 1.254 civili. Dopo di allora non sono stati forniti altri dati. Oltre 5.000 i feriti.
              10/A chi vanno gli appalti per la ricostruzione?
              La torta finanziaria è enorme: si parla di un programma di spesa per 100 miliardi di dollari per riparare e ammodernare l’industria petrolifera del paese, per migliorare le infrastrutture e per costruire scuole e ospedali decorosi oltre che per mettere in piedi la pubblica
              amministrazione. Sembra che gli americani agiscano in base al principio «le spoglie al vincitore». I primi contratti di appalto per la ricostruzione vengono aggiudicati dalla USAid Development Agency, un ente che risponde al Dipartimento di Stato.
              Le aziende americane sono favorite e persino le aziende inglesi vengono tagliate fuori. Finora la USAid ha aggiudicato quattro commesse per 82 milioni di dollari. Ma questo è solo l’inizio. Lo stanziamento integrativo di 80 miliardi di dollari approvato dal Congresso per coprire i costi della guerra e che abbraccia i
              prossimi sei mesi, è comprensivo anche di 5 miliardi di dollari per la
              ricostruzione. In risposta alle critiche interne, Washington sta costringendo la Halliburton, il gruppo specializzato in servizi nel settore petrolifero un tempo presieduto dal vice-presidente Dick
              Cheney, a partecipare alle gare di appalto per la riparazione delle strutture petrolifere. Il contratto di appalto garantito alla Halliburton è passato da 7 miliardi a 650 milioni di dollari.
              11/La guerra era legittima?
              Tutto dipende dal destinatario della domanda. Secondo gli Stati Uniti
              l’Iraq stava già violando così tante risoluzioni dell’ONU che un intervento militare era consentito e, anche se le Nazioni Unite non erano pronte ad autorizzarlo, gli Stati Uniti erano liberi di agire. Secondo la posizione del governo britannico, enunciata dal ministro della Giustizia, la guerra era legittima perché la Risoluzione 1441 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU – approvata all’unanimità l’8 novembre del 2002 – citava tutte le precedenti risoluzioni e almeno una di queste prevedeva il ricorso a «tutti i mezzi necessari» (cioè a dire la forza) in caso di mancato rispetto delle risoluzioni da parte dell’Iraq. Spettava al governo giudicare se l’Iraq stava violando la risoluzione
              1441 – i ministri hanno ribadito che l’Iraq la stava violando. Tuttavia
              in seno al Consiglio di Sicurezza la maggioranza era del parere che
              la risoluzione non contenesse un automatico meccanismo di ricorso alla guerra, che l’espressione «serie conseguenze» era lungi dall’essere equivalente a «tutti i mezzi necessari» e che era necessaria una ulteriore risoluzione per autorizzare l’intervento militare. Tutti, tranne gli americani sono d’accordo che se la «seconda risoluzione» fosse stata messa ai voti e fosse uscita battuta o nei suoi confronti fosse stato esercitato il diritto di veto, il voto avrebbe fatto cadere tutte le
              precedenti risoluzioni dell’ONU e di conseguenza un intervento militare sarebbe stato illegale. Per questo la Gran Bretagna ha ritirato la «seconda risoluzione» piuttosto che rischiare un voto.
              12/Perché la guardia repubblicana si è dissolta?
              Il Centre for Defence Studies del King’s College ha detto la settimana scorsa che non c’erano segnali di un piano di difesa e che non esisteva un piano efficace per demolire i principali porti e snodi. Il Centre
              avanzava l’ipotesi che la Guardia Repubblicana potesse aver abbandonato il campo di battaglia. Ma prima dell’avanzata finale sulla
              capitale irachena ci sono state due settimane di incessanti bombardamenti aerei e di artiglieria contro i contingenti della Guardia Repubblicana.
              La rapida avanzata verso nord – bypassando il nocciolo duro della resistenza – da parte del Terzo Fanteria a ovest e del Primo Corpo di Spedizione dei Marines a est potrebbero aver colto i comandanti
              iracheni di sorpresa. Secondo una teoria non provata degli analisti dello Strategic Forecasting, molti comandanti della Guardia Repubblicana sarebbero stati comprati dagli USA. Ma i comandanti militari non avevano previsto il livello di resistenza da parte delle forze
              irregolari – compresi gli uomini dei servizi segreti e i Feddayn di Saddam – che in alcuni casi hanno combattuto con stupefacente tenacia. In una intervista rilasciata questa settimana all’Independent il generale di divisione Peter Wall ha riconosciuto che potrebbe esserci
              un «seguito» e che le forze irregolari, anche se non in «modo particolarmente ben organizzato», potrebbero raggrupparsi.

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              © The Independent
              Rupert Cornwell, Donald Macintyre, Robert Fisk,
              Patrick Cockburn, Christopher Bellamy, John Lichfield,
              Andrew Buncombe, Mary Dejevsky, Kim Sengupta,
              Katherine Butler.
              Traduzione di Carlo Antonio Biscotto