Documento finale 14° Congresso CGIL

    Documento finale 14° Congresso CGIL

    Il percorso congressuale che abbiamo alle spalle è stato ricco e interessante, ha coinvolto migliaia di iscritte/i e non nella discussione delle nostre linee strategiche, sul nostro ruolo, sulle prospettive e gli obiettivi che indichiamo in questa difficilissima fase politica.
    Abbiamo, tutti noi, pur con proposte programmatiche diverse affrontato questa scadenza con spirito fortemente unitario, traducendo in moltissime situazioni questa volontà in conclusioni unitarie che, non annullando la pluralità delle nostre opinioni, hanno saputo trovare una sintesi alta sulle grandi questioni oggetto della nostra discussione.
    Ne sono così usciti confermati i nostri comuni valori fondanti: la pace, la solidarietà, l’estensione dei diritti come condizione ineludibile per la realizzazione dell’uguaglianza e della libertà per tutti.
    Ne è uscita confermata la natura programmatica della CGIL e l’impegno che su questa base ha portato la nostra organizzazione ad essere protagonista nella battaglia di opposizione al programma di governo del centro destra e alla scelte pericolose in esso contenute.
    Nella coerenza e adesione al nostro programma si esercita l’autonomia della nostra linea strategica, dei nostri contenuti e i nostri valori, primo fra tutti il lavoro, la sua dignità e qualità, impegnandoci al loro riconoscimento e affermazione anche all’interno della sinistra politica e sociale.
    Il Congresso conferma la validità e la continuità di questo impegno politico strategico.
    Con uguale partecipazione e sensibilità, la CGIL ha orientato le sue analisi e le sue scelte rispetto alla drammaticità della situazione internazionale, a seguito degli attacchi terroristici dell’11 settembre.
    "Il terrorismo è il nemico da abbattere, la guerra la tragedia da evitare" abbiamo detto partecipando alla Marcia per la Pace di Assisi.
    Il terrorismo è nemico delle conquiste sociali, della libertà e della democrazia e dunque va combattuto efficacemente con strumenti diplomatici, politici, economico-finanziari, repressivi mirati.
    La guerra, "sintesi e simbolo di tutti i mali", non può essere mai uno strumento di soluzione dei conflitti: alimentando e scatenando odio e vendette, fornisce nuovo alimento al terrorismo provocando distruzione e vittime innocenti.
    In coerenza con questa convinzione profonda, la CGIL si è opposta e si oppone al permanere e all’estendersi di ogni conflitto e dunque alla partecipazione italiana ad azioni di guerra.
    Il Congresso della CGIL, rivendicando una iniziativa politica di riforma e rilancio delle istituzioni politiche internazionali delle quali non possiamo non registrare la debolezza, chiede un più deciso intervento dell’ONU e dell’UE verso l’Afghanistan perché cessi ogni azione militare, si costituisca un governo votato democraticamente e rispettoso dei diritti umani, dei diritti delle donne, dei diritti sindacali.
    Solo la politica può trovare una soluzione alla questione palestinese resa sempre più drammatica dall’esasperazione del conflitto con il suo carico di dolori e lutti, nonché dalla umiliazione e disperazione crescente del popolo palestinese. Per questo è urgente la costruzione delle condizioni per un negoziato di pace, con un ruolo attivo ed autonomo dell’Europa, in grado di bilanciare la posizione dell’amministrazione americana utilizzata fin qui dall’ala più oltranzista del governo israeliano, da quelle forze che sono orientate solo a destabilizzare e a mettere fuori gioco la funzione e il ruolo di Arafat, unico e legittimo Presidente del popolo palestinese, costretto illegalmente ormai da troppo tempo ad una reclusione forzata.
    L’ONU e la UE devono intervenire con una forza di interposizione per fermare l’estremismo integralista israeliano e il terrorismo di Hamas e delle altre formazioni, far liberare i territori occupati da Israele e giungere alla costituzione di due Stati per due Popoli.
    Il Congresso della CGIL conferma l’impegno per la globalizzazione dei diritti, della solidarietà e delle opportunità. Il processo di globalizzazione in atto risulta invece schiacciato dal predominio di strategie e politiche liberiste, dall’esercizio della competizione senza regole che accresce povertà e disuguaglianza.
    Risultano pertanto revocati diritti inalienabili come diritto universale alla salute, all’accesso all’acqua potabile e ad una alimentazione adeguata, all’istruzione, all’ambiente nonché i diritti sociali di cittadinanza, i diritti sul lavoro. Occorre mettere in discussione una pratica che ha portato all’affermazione di organismi ristretti di governo transnazionali come il G8 il WTO o l’OCSE e il Fondo monetario internazionale.
    In una opzione di controllo della globalizzazione e di governo delle interdipendenze, un grande ruolo può essere assolto dalla ricerca scientifica i cui campi e risultati devono essere indirizzati e utilizzati per il sostegno di uno sviluppo sostenibile e solidale anziché come strumento di asservimento e controllo economico, politico e militare da parte dei grandi interessi politico-finanziari.
    La CGIL per natura e per storia impegnata da sempre nella affermazione e conquista di più avanzati equilibri sociali e politici che rendano esigibili diritti fondamentali, non può che condividere le aspirazioni di tanti, giovani e non, ad un mondo diverso e possibile.
    Per questa ragione la CGIL quest’anno ha voluto partecipare con una sua delegazione all’appuntamento di Porto Alegre.
    I movimenti che Seattle, Genova, Porto Alegre hanno espresso e rappresentato queste aspirazioni sono una grande ricchezza politica in questa fase perché coinvolgono, in un contesto realmente globale, tante persone e tanti giovani finalmente tornati ad un impegno politico visibile coinvolgente partecipato.
    La CGIL intende, sulla base della comune critica al liberismo come cultura dominante e del rifiuto di ogni forma di violenza dialogare e impegnarsi con loro su proposte, priorità, obiettivi. Tra questi, l’introduzione della clausola sociale e ambientale, per un pieno rispetto dei diritti delle lavoratrici, dei lavoratori e dei popoli, la tassazione delle transazioni finanziarie internazionali (anche col sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare promossa nel nostro Paese) e la cancellazione del debito pubblico dei paesi più poveri.
    La CGIL, coerentemente con la propria storia e le proprie scelte strategiche si impegna a sviluppare i rapporti con i sindacati dei Paesi del Sud del Mondo – come il COSATU e la CUT brasiliana – e a stringere legami sempre più forti con la CISL Internazionale.
    Il Congresso della CGIL ritiene fondamentale il ruolo dell’Europa che ora deve essere in grado di passare dall’unità monetaria a quella politica, dandosi finalmente una Costituzione nella quale l’universalità dei diritti di cittadinanza e la coesione solidale trovi riconoscimento assumendo come propria base la Carta dei diritti di Nizza.
    Un’Europa che deve confermare come proprio carattere costituivo il modello sociale europeo, ancora più decisivo nel momento in cui va rapidamente portato a compimento il processo di allargamento e lo sviluppo del dialogo euromediterraneo estendendo a tutti i paesi diritti e tutele uguali, battendo ogni rischio di dumping sociale e diritti a geometria variabile tra i cittadini e i lavoratori europei, siano essi pubblici o privati.
    Serve, come obiettivo della Convenzione quindi il rafforzamento e la democratizzazione su base federale delle istituzioni europee, la Commissione ed il Parlamento, e quindi anche della CES oltre la sua dimensione attuale prevalentemente di coordinamento, per costruire un forte sindacato europeo di natura confederale dotato di deleghe, strumenti e poteri di contrattazione che ciascun sindacato associato, a partire da noi, deve decidere progressivamente di devolvere.
    La pericolosa offensiva del Governo di centro destra e di tante associazioni datoriali, a partire da Confindustria, mira a ridisegnare un modello economico e sociale fondato sulla riduzione dei diritti sul lavoro, sulla variabilità dei diritti di cittadinanza, su una vera e propria controriforma dello stato sociale. In particolare in campo sociale è preoccupante l’attacco al principio di uguaglianza e al ruolo dei pubblici poteri in campo sanitario e locale. Si stanno destrutturando la riforma sanitaria e la legge quadro sull’assistenza. Lo stesso processo di federalismo deve aumentare la capacità di controllo dei cittadini e degli Enti Locali, capacità fortemente messa in discussione dai processi di esternalizzazione in atto.
    La prospettiva federalista avviata dalla riforma del titolo V della Costituzione, che deve essere coerentemente portata a compimento, deve escludere il rischio dell’introduzione di elementi di disuguaglianza nei diritti del lavoro e di cittadinanza.
    L’esaltazione del concetto di libertà privo di politiche di sostegno fondate sulla solidarietà e sulle pari opportunità riduce di fatto gli spazi della stessa ai privilegi di pochi e mira al sostanziale smantellamento dei diritti di tanti.
    La CGIL esprime piena solidarietà alla magistratura italiana di cui va difesa l’autonomia e l’indipendenza, pilastri fondamentali dell’edificio costituzionale su cui si fonda lo Stato di diritto.
    La falsa valorizzazione dell’individuo, lungi dal rappresentare un avanzamento nelle condizioni di vita e di lavoro delle persone, condanna ad una gravosa solitudine i soggetti che più hanno necessità di interventi e politiche collettive di solidarietà e sostegno. L’individualismo acquisitivo peraltro toglie risorse e possibilità anche ai lavoratori più professionalizzati e consapevoli.
    L’intreccio tra pseudo liberismo e populismo è la chiave di lettura più adeguata dei provvedimenti messi in campo dal governo di centro destra: la Finanziaria 2002, il Libro Bianco, le proposte di riforma per scuola, sanità e previdenza, il d.l. Bossi-Fini sull’immigrazione, le proposte sulla devolution. Inoltre l’uso spregiudicato dello strumento della delega su materie delicate come la scuola, il fisco, la previdenza e il lavoro costituisce una pericolosa lesione democratica nei rapporti sociali e istituzionali.
    Tali scelte non solo minano in profondità il modello di protezione sociale, la pratica della solidarietà e della coesione, sono anche dannose per lo sviluppo economico del nostro Paese sempre più tenuto a misurarsi in un quadro di riferimento europeo, con una sfida alta di competitività.
    Le scelte del governo, assolutamente coincidenti con le proposte della Confindustria a Parma, come opportunamente sottolineato dalla CGIL, evidenziano l’inefficacia se non il fallimento degli strumenti di rilancio previsti nella Finanziaria – Tremonti bis, riemersione, cartolarizzazione dei beni immobili – particolarmente necessari invece nell’attuale fase di rallentamento del ciclo economico. L’assenza di politiche di sostegno della domanda in particolare per i redditi da lavoro e da pensione, il mancato gettito fiscale prodotto da una sovrastima della crescita, il taglio agli investimenti nella ricerca e nell’innovazione, determinano un ulteriore peggioramento competitivo, consolidano una via bassa allo sviluppo e quindi sempre più realizzano uno sviluppo fondato sulla riduzione dei costi e tra questi, per primo, quello del lavoro, dei suoi diritti e delle sue tutele.
    La nostra idea dello sviluppo è invece fondata sulla sua qualità alta, sostanziata in investimenti sull’innovazione di processo e di prodotto nel rispetto della sostenibilità ambientale, sugli impegni nella formazione, formazione continua e riqualificazione, per una nuova valorizzazione della risorsa lavoro, per la qualificazione della spesa sociale.
    Incremento dei livelli occupazionali e loro qualificazione devono essere dunque alla base di una nuova politica di sviluppo.
    In questo quadro vanno collocate politiche mirate per il Mezzogiorno e interventi specifici che favoriscano l’occupazione femminile. Che la piena occupazione si realizzi rafforzando – quantitativamente e qualitativamente – il lavoro delle donne è priorità chiara dell’U.E.: le attuali tendenze quantitative vanno sicuramente in questa direzione mentre, sul piano della qualità testimoniano una concentrazione femminile in lavori poveri e precari. Al rischio di nuove segregazioni si deve rispondere con adeguate politiche di conciliazione di tempi di vita e tempi di lavoro.
    Il disegno del governo, già chiaro nei cosiddetti provvedimenti dei 100 giorni diventa esplicito nella finanziaria nella quale il silenzio su politiche mirate per il Mezzogiorno diventa assordante, per essere poi teorizzato nel Libro Bianco sul mercato del lavoro.
    Il Mezzogiorno deve assumere una forte centralità nelle politiche nazionali del Governo, non relegandolo in una logica esclusivamente regionale o locale. La piattaforma CGIL CISL UIL, sostenuta con la grande manifestazione di Palermo, è il nostro riferimento fondamentale.
    L’allargamento ad Est dell’Europa, il mercato unico del Mediterraneo, la ricostruzione dei Balcani e, contemporaneamente il rallentamento della crescita mondiale con le inevitabili conseguenze sul nostro Paese impongono l’adozione rapida di politiche mirate di ricerca, innovazione, infrastrutturazione per una spinta qualitativa allo sviluppo e all’occupazione attraverso il rafforzamento degli strumenti della programmazione negoziata.
    Il disegno della Confindustria e del Governo precarizza ulteriormente e dequalifica il lavoro al Sud, sostenendo la sciagurata tesi secondo la quale l’occupazione nel Mezzogiorno possa aumentare solo a condizione che si deroghi da diritti fondamentali, a partire dalla libertà di licenziamento. Gli interventi sul lavoro sommerso, ridotti a incentivi alle imprese senza un quadro normativo e contrattuale certo, sono già un fallimento.
    La Confindustria sta costituendo Fondazioni per attivare progetti infrastrutturali nel Sud, aggirando la legge Merloni e le prerogative delle istituzioni pubbliche. La crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno ha bisogno dell’affermazione piena della legalità e di un più deciso contrasto alla criminalità e alla mafia.
    Il Congresso ribadisce l’impegno della CGIL per una buona scuola pubblica, laica e di qualità per tutti.
    All’esigenza di libertà e pari opportunità delle persone si risponde prima di tutto affermando come nuovo diritto universale l’apprendimento e la formazione per tutto l’arco della vita, in continuità con un percorso scolastico che deve assicurare a ciascuno un’opportunità di successo formativo, innalzando l’obbligo scolastico, costruendo fino ai 18 anni percorsi formativi diversificati e integrati.
    La legge Finanziaria, al contrario, interviene pesantemente sul diritto allo studio, sostiene l’istruzione privata sostitutiva di quella pubblica, mette in discussione la validità legale del titolo di studio.
    Il disegno di legge delega con la riduzione del tempo scuola di tutti, con l’eliminazione dell’obbligo scolastico, con la filosofia dei bonus scolastici, con la divisione netta tra percorsi di istruzione e formazione professionale riduce i diritti universali, introduce anche su questo terreno una logica di individualismo esasperato.
    Il Congresso impegna la CGIL, definiti gli ambiti dei rinnovi contrattuali con l’intesa del 4 febbraio, a caratterizzare ulteriormente la propria azione di rivendicazione del ritiro della delega e di un radicale cambiamento del disegno di legge promuovendo nel Paese tutte le iniziative che si renderanno necessarie, in un positivo rapporto col movimento degli studenti.
    Nel Libro Bianco il lavoratore viene definito “collaboratore del ciclo produttivo” e dunque strumento funzionale dello stesso, il diritto del lavoro viene smantellato e ricostruito intorno al contratto individuale, i diritti disponibili in relazione alla natura della prestazione lavorativa.
    La rappresentatività sindacale e la contrattazione collettiva sono definiti vincoli e rigidità a fronte di una improbabile libertà dei singoli nello stabilire le condizioni del contratto individuale.
    La storia del nostro Paese ci dice che mettere in discussione i diritti sul lavoro comporta automaticamente minare i diritti di cittadinanza e dunque la nostra stessa Costituzione.
    Il Congresso della CGIL conferma la totale contrarietà alla trasformazione degli enti bilaterali in organismi di assunzione e intermediazione di manodopera.
    Il Congresso della CGIL ribadisce la propria contrarietà all’intera impostazione del Libro Bianco e alle deleghe per la sua attuazione e riafferma l’esigenza, per una reale competitività del nostro Paese, ad un lavoro qualificato tutelato, cui finalizzare formazione e aggiornamento.
    In linea con gli orientamenti dell’Unione Europea, la CGIL ritiene che lo strumento prioritario di accesso al lavoro sia il contratto a tempo indeterminato, che vadano respinte le politiche di flessibilità sinonimo di precarietà – escludendo la pratica negoziale dei doppi regimi – e che le forme di flessibilità contrattate, in così gran numero presenti nella nostra legislazione, debbano essere motivate da esigenze specifiche, rafforzate da congrui interventi formativi, finalizzate al consolidamento del rapporto di lavoro. Occorre, da questo punto di vista recuperare nella contrattazione le iniquità prodotte nella recente legislazione (vedi decreto legislativo per la liberalizzazione del contratto a termine).
    Le stesse nuove tipologie contrattuali cresciute in questi anni non possono essere usate per fare dumping sociale, ma devono essere contrattate in funzione di reali processi di innovazione organizzativa e professionale. A sostegno di tali processi contrattuali va rapidamente approvata la Legge sulla regolamentazione delle collaborazioni coordinate e continuative.
    Il congresso ribadisce l’esigenza che lo Statuto dei lavoratori si estenda e si moduli verso i nuovi lavori e quelle aree del mondo del lavoro oggi prive di adeguate tutele, rispondendo alle loro caratteristiche specifiche e ai loro particolari contenuti, consapevoli che per allargare la sfera dei diritti e delle tutele a chi non ne ha non sia necessario ridurre quelli degli altri.
    Ampia, diffusa, straordinariamente partecipata è stata la risposta del sindacato confederale alle proposte governative di deroga all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, proposte che minano alla radice un diritto di civiltà a disposizione dei lavoratori, lavoratrici licenziati/e senza giusta causa.
    Così come netta è stata la risposta alla proposta di decontribuzione dei nuovi assunti che sancisce una frattura tra lavoratori che svolgono le stesse prestazioni e dunque sono titolari degli stessi diritti, mettono in discussione il sistema di tutele universali e costituisce un oggettivo pericolo per il sistema previdenziale di tutti, lavoratori o pensionati che siano.
    Così come risulta impropria la proposta di aumento della contribuzione per i collaboratori coordinati e continuativi, chiamati nell’incertezza del sistema di tutele e di diritti che li riguarda a compensare le entrate di un sistema previdenziale finora in equilibrio ma oggi pericolosamente e volutamente messo in difficoltà e senza che questo comporti per loro una crescita delle prestazioni.
    Coerente con questo progressivo smantellamento dello Stato sociale è la politica fiscale del governo che, con la riduzione delle aliquote a due e la sostanziale eliminazione della progressività di imposta, ottiene un risultato doppiamente negativo per gli interessi che rappresentiamo: aumenta il prelievo fiscale sui redditi bassi (e diminuisce su quelli alti) e si produce un deficit nei conti dello Stato riducendo le prestazioni di servizi pubblici quali sanità istruzione a favore di quelli privati.
    La politica dei bonus per acquistare servizi dal mercato, lungi dall’essere l’esaltazione della libertà di scelta dei singoli, garantisce i più forti, abbassa la qualità dei servizi stessi, scarica oneri sui singoli e sulle famiglie deresponsabilizzando il pubblico. Non risponde all’esigenza di aumentare i servizi alla persona la cui carenza rappresenta un’anomalia a livello europeo e il cui sviluppo è occasione di allargamento occupazionale.
    E’ indispensabile alla luce delle nuove competenze regionali e degli enti locali e ancor di più a seguito dei ridotti trasferimenti agli stessi sviluppare un’ampia e incisiva iniziativa sindacale nel territorio sull’insieme delle politiche economiche e sociali, a partire dalla contrattazione dei piani sociali, sulle politiche fiscali e tariffarie.
    Nella famiglia, in quanto sede di compensazione delle carenze nelle politiche di welfare, la donna sarà dunque costretta ad una nuova segregazione, dalla quale potrà temporaneamente allontanarsi per svolgere attività precarie flessibili, sicuramente “aggiuntive” e quindi di valore inferiore rispetto a quelle del marito. Perché comunque si tratta della donna sposata: tutti gli interventi sociali infatti a sostegno della famiglia ripropongono la divisione dei ruoli e la pregiudiziale del matrimonio.
    Tutto questo proclamato in nome della libertà.
    E sempre in nome della libertà si sferra l’attacco all’autoderminazione delle donne attraverso la messa in discussione della L. 194 e della regolamentazione nella procreazione medicalmente assistita.
    Le battaglie, anche culturali, di questi anni, battaglie nelle quali la CGIL è stata protagonista, hanno prodotto avanzamenti nel sentire comune e nelle scelte legislative conseguenti che vanno difesi e gestiti: la laicità dello Stato, il valore della famiglia – comunque costituita – come luogo di relazione e di affetti, la libertà di orientamento sessuale e l’identità di genere.
    La battaglia della CGIL è netta nella difesa del Contratto nazionale di lavoro, strumento fondamentale di tutela e solidarietà per tutte le lavoratrici e i lavoratori, particolarmente necessario e da riconfermare nella nuova dimensione federalista della Repubblica.
    La CGIL ritiene essenziale una politica rivendicativa per l’aumento del potere d’acquisto delle retribuzioni, dei salari e delle pensioni dei lavoratori e delle lavoratrici.
    Il Congresso conferma il modello contrattuale su due livelli, con funzioni distinte: il livello nazionale di recupero dell’inflazione reale e redistribuzione della produttività di settore e della parte normativa generale, un secondo livello per la contrattazione del salario per obiettivi, della modulazione degli orari, dell’organizzazione del lavoro, della sicurezza, della formazione, ecc..
    E’ prerogativa dei sindacati di categoria sulla base dell’andamento produttivo ed economico del settore, decidere autonomamente le modalità contrattuali con cui perseguire questi obiettivi.
    Il Congresso conferma, in presenza dei processi di liberalizzazione dei servizi, la realizzazione di contratti unici di settore onde evitare ulteriori fenomeni di dumping sociale tra le imprese a scapito di un confronto sul miglioramento della qualità del servizio erogato.
    Proprio perché siamo in presenza di un attacco concentrico di governo e padronato alla contrattazione, risulta ancora più importante il consenso e la partecipazione attiva dei lavoratori e delle lavoratrici nella discussione, nel ricorso al voto su piattaforme e ipotesi di accordo che si realizzano.
    Certezza della rappresentanza e validazione democratica delle piattaforme e degli accordi sancite per legge sono una garanzia e una forza disponibili oggi solo per i lavoratori dei settori pubblici.
    L’assenza di una legge sulla rappresentanza nei settori privati, per esplicita volontà di Confindustria, risulta oggi particolarmente drammatica: la CGIL continua a non considerare come pratica democratica l’idea che siano le organizzazioni a decidere per conto di tutti e dunque a sottrarre ai lavoratori il giudizio su un’attività a loro destinata.
    La battaglia che vede impegnata la FIOM nella rivendicazione del diritto dei lavoratori ad esprimersi sugli accordi sottoscritti, valutandone così la coerenza rispetto alle piattaforme presentate è e sarà battaglia di tutta la CGIL. Per la CGIL la validazione certificata è elemento costitutivo dell’identità democratica dell’organizzazione.
    Il Congresso valuta positivamente il Protocollo d’Intesa raggiunto tra Governo e OO.SS., per il rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici e della scuola frutto delle lotte sindacali di questa fase, che rappresenta, sul piano della affermazione del valore del CCNL e della contrattazione su due livelli, un vistoso passo indietro del Governo rispetto a quanto contenuto nella Finanziaria: viene salvaguardato integralmente il potere di acquisto delle retribuzioni e riconosciuta una quota della produttività di settore. Vengono ristabilite corrette relazioni sindacali sui temi del lavoro e dell’organizzazione degli apparati pubblici negati dalla Finanziaria 2002, viene ristabilita la piena contrattualizzazione dei rapporti di lavoro.
    Il Congresso ribadisce un giudizio fortemente negativo sul disegno di legge Bossi-Fini in materia di immigrazione e impegna alla mobilitazione indetta da CGIL CISL UIL per il 9 marzo, che fa seguito a molte iniziative già prodottesi nel Paese.
    Le legge si pone in netto contrasto con gli orientamenti europei, contraddice i valori espressi dalla Costituzione e dimostra chiaramente l’intenzione di questo governo. Per dare risposta alle peggiori spinte xenofobe e razziste annidate in parte dell’elettorato di centrodestra si costruisce un modello di società italiana improntato sulla discriminazione, l’esclusione e la precarizzazione.
    Si allontana sempre più un progetto di società multiculturale, fondato sulla parità di diritti di tutti, sull’inclusione, sulla valorizzazione delle differenze per la crescita culturale di tutti.
    Tale progetto è fatto proprio dalla CGIL che deve operare per una sempre maggiore presenza dei lavoratori immigrati negli organismi dirigenti negli apparati e negli esecutivi a tutti i livelli.
    Per di più i recenti provvedimenti riguardanti gli stagionali e i collaboratori domestici introducono gravi elementi di discriminazione tra gli stessi lavoratori immigrati.
    Il Congresso ribadisce l’esigenza di un progetto di unità sindacale, a partire dai nostri comuni valori e di regole condivise per l’esercizio democratico della nostra autonoma funzione.
    Il Congresso impegna la CGIL a proporre a CISL e UIL la definizione comune di tali regole per farne materia da offrire al legislatore.
    Di fronte al persistente atteggiamento del Governo, la Cgil ritiene necessaria la continuità della lotta contro i provvedimenti dell’esecutivo in materia di lavoro, fisco e pensioni.
    Propone alla CISL ed alla UIL di realizzare un programma di iniziative e di lotte sindacali, sino alla proclamazione dello sciopero generale per conquistare quegli obiettivi di fondo sui quali milioni di
    lavoratrici e di lavoratori italiani si sono mobilitati in queste settimane.
    Queste iniziative dovranno realizzarsi in tempi e con modalità rispondenti alle scadenze politiche e parlamentari attinenti alle proposte del Governo per ottenere le leggi delega.
    La Cgil è pienamente consapevole del valore e della forza che deriva dall’azione unitaria del sindacato e lavorerà per confermare e rafforzare questa condizione.
    La Cgil è consapevole, non di meno, che sono in gioco i diritti fondamentali individuali e collettivi dei lavoratori e, con essi, l’effettiva possibilità che questi vengano esercitati con efficacia tramite i loro sindacati, per queste ragioni la Cgil non può che esercitare la propria autonomia di giudizio e di azione per realizzare quei cambiamenti irrinunciabili dei provvedimenti del Governo.