Documento contro Cofferati ed Epifani

04/09/2003

      giovedì 4 settembre 2003

      Cgil

      Documento contro Cofferati ed Epifani

      MILANO Una ventina di cartelle, un titolo che va bene per tutti («Europa, unità, autonomia, lavori») e un sottotitolo («Per una nuova fase del sindacato confederale in Italia») che dice molto circa le intenzioni degli autori: discutere, ovviamente,
      di sindacato e di obiettivi sindacali, ma una critica forte nei confronti della Cgil di questi anni e ovviamente nei confronti della sua leadership, cioè Cofferati e Epifani, per
      un sindacato-sindacato che faccia meno politica e protesti di meno.
      Il documento circola, da alcuni giorni, in attesa di adesioni. «Un documento aperto – spiega Aldo Amoretti, segretario Inca, che si presenta come uno degli autori – che
      cerca contributi prima di una presentazione formale». E gli altri ispiratori? «I soliti. Il solito gruppo: Megale, Panzeri…». Panzeri sminuisce: «Uno dei tanti documenti, come è
      normale, perchè nel sindacato non si discute solo ad ogni scadenza congressuale».
      Le firme (come si legge nel sito della Cgil) di quadri e dirigenti sono già una cinquantina: tra queste quelle di Giorgio Roilo (nuovo segretario della Camera del lavoro di Milano, dopo Panzeri) e di Riccardo Terzi.
      Agostino Megale, presidente dell’Ires, s’incarica di spiegare: «Un documento che si è scritto perchè si possa riaprire una discussione nel sindacato, perchè chiusa una fase se
      ne riapra un’altra, quando il governo è ormai sottozero sul piano della credibilità, rispetto le politiche economiche e le politiche industriali, di fronte ai problemi del paese,
      quando ormai si è capito che il gioco di dividere è fallito ed è inutile continuare a voltarsi indietro rinfacciando alla Cgil gli scioperi, alla Uil e alla Cisl la firma del patto per
      l’Italia. Siamo per costruire un progetto serio, per un contributo a una futura conferenza di programma che la Cgil dovrebbe convocare.
      Cerchiamo proposte forti, rigorose, credibili, su questioni che vanno dall’unità sindacale alla riforma del welfare, per un confronto con il governo che non ci veda sulla difensiva».
      Ma la conferenza programmatica si farà? «Lo abbiamo chiesto nella lettera a Epifani». Certo che il documento in alcuni passaggi suona come un duro attacco alla Cgil del recente passato e del presente. «Se qualcuno – replica Megale – si sta già immaginando la solita correntina dei soliti riformisti, sappia che non è così, che non è questa a nostra intenzione, proprio perchè stiamo vivendo momenti nuovi, quando si vede che è del tutto assurdo continuare con le accuse reciproche, mentre ci sono le condizioni per un progetto, per un programma, per una linea unitaria».
      Il documento si apre con la guerra in Iraq, ricordando la straordinaria mobilitazione per la pace ma anche che l’orizzonte è globale e che purtroppo «il movimento sindacale…
      non è ancora sufficientemente attrezzato, in quanto non dispone di strutture internazionali efficaci e dinamiche». Dalla guerra all’Italia: non siamo al “regime”, il tentativo di costruire attorno alla destra un solido blocco sociale mostra infatti evidenti contraddizioni e di fronte a queste il sindacato deve agire, perchè «il sindacato non fa opposizione ideologica, non è schierato pregiudizialmente in un campo politico,
      ma interviene con la sua autonomia nella dinamica dei processi sociali». L’autonomia è la condizione di base e bisogna superare qualsiasi collateralismo: scelta che in passato
      avrebbe evitato «una serie di atti unilaterali, manifestazioni e scioperi, francamente non tutti dettati da una effettiva necessità, dopo la rottura con Cisl e Uil, nella convinzione
      della «autosufficienza».
      L’attacco si precisa: politicizzazione, sconfinamento sul terreno politico «per condizionare la dirigenza dei Ds, per offrire una interlocuzione politica ai movimenti, per gettare le basi di un nuovo progetto. Allora «si rende necessaria una correzione,
      una sterzata». Altro errore: la battaglia per i diritti (vedi legge delega e articolo 18) era sacrosanta, ma sul referendum la Cgil «ha assunto una posizione discutibile e di scarsa
      efficacia». Ancora il documento discute di rapporti con la Confidustria,
      di welfare, di concertazione,di contratti e nuovi lavori, di organizzazione (chiedendo decentramento, reinsediamento territoriale, battaglia politica interna, pluralismo).
      Obiettivo, per concludere, la «risindacalizzazione» per, ovviamente, «un sindacato riformista». In che modo sarebbe da vedere nel concreto delle proposte.