Documento Congressuale della Segreteria FILCAMS CGIL

1. Dalla crisi globale nuove prospettive di sviluppo del terziario

La crisi globale che in questi anni ha investito le economie occidentali, si è rivelata per il terziario la prima nella storia dell’Italia moderna. Le dimensioni inedite e le conseguenze hanno posto in termini nuovi la questione del terziario nello sviluppo del paese, mettendone in discussione le funzioni strategiche e ponendo la necessità di ripensarne i modelli di sviluppo affermatisi nel corso di questi anni.

Occorre che tale questione, significativamente assente dal dibattito politico nazionale, venga assunta in tutta la sua dimensione economica e portata sociale.

Il Congresso Nazionale della Filcams si propone tale obiettivo, sia in relazione alle scelte congressuali della Cgil, sia per quanto riguarda gli obiettivi che la categoria dovrà perseguire nel prossimo mandato congressuale.

I cicli che dal dopoguerra ad oggi hanno caratterizzato lo sviluppo del terziario, rendendolo uno dei settori principali della crescita economica e nella formazione della ricchezza nazionale, hanno consolidato l’idea di una sua forza espansiva inarrestabile ed –al tempo stesso- lo hanno ritenuto immune dalle crisi che hanno attraversato l’economia italiana nel corso dei decenni.

Ma la crisi globale ha costretto tutto il settore terziario ad avviare una profonda fase di riorganizzazione al proprio interno, i cui esiti non sono al momento chiari nella loro capacità di far uscire tali settori dalla crisi in condizioni strutturali più forti. Prevale, infatti, il rischio che tale crisi venga affrontata dalle aziende attraverso scelte inadeguate al livello della sfida ed incapaci di imprimere al terziario quel necessario salto di qualità. Tanto nel settore del commercio, quanto in quello turistico, le grandi catene distributive ed alberghiere sembrano rifugiarsi in soluzioni di corto respiro, i cui effetti concreti consistono nella ulteriore diffusione della precarietà del lavoro e destrutturazione delle imprese ed è chiaro che tutto ciò si traduce in una grave minaccia per il futuro della contrattazione nel settore.

Per tutte queste ragioni la categoria deve mettere in campo una propria iniziativa contro la crisi, per parlare con una parte ampia del Paese. Individuare forme di mobilitazione basate innanzitutto su iniziative di sensibilizzazione dei cittadini, per immaginare lo sviluppo di veri e propri momenti di mobilitazione per denunciare le condizioni delle lavoratrici e lavoratori di questo settore.

2.Diritti universali contro la crisi

Nonostante il contributo dato dal settore alla crescita economica del Paese, le lavoratrici ed i lavoratori del terziario si caratterizzano per salari mediamente tra i più bassi e per la scarsa presenza di strumenti di protezione sociale. Ciò dimostra l’iniqua distribuzione del reddito realizzata nel corso degli anni nei quali i settori del terziario, specie la grande distribuzione, hanno conosciuto la loro maggiore espansione.

Questo comporta un maggior impatto sociale della crisi attuale e livelli di disagio molto più aQuesto comporta un maggior impatto sociale della crisi attuale e livelli di disagio molto più accentuati che in altri settori tradizionalmente protetti.

Da cosa sia originato il vuoto delle tutele è problema assai rilevante: la vocazione del settore a produrre ma a non distribuire ricchezza; l’assenza di precedenti congiunture sfavorevoli che, tuttavia, se non hanno afflitto la Grande Distribuzione Organizzata, non sono state certo lontane dai settori storicamente “deboli” (appalti nel pulimento, settori della vigilanza…)

Sta di fatto che la crisi che investe anche il terziario e in alcuni casi, con effetti ancora più vistosi, altri settori dell’economia, contribuisce a riaffermare la centralità dell’obiettivo dell’estensione universale dei diritti nel mondo del lavoro, dimostrando di converso l’equazione più flessibilità = meno diritti.

Si tratta –dunque- di fronteggiare la crisi affermando il diritto all’universalità degli strumenti di protezione del reddito, rivendicando l’estensione degli ammortizzatori sociali alle fasce del lavoro terziario attualmente escluse.

In secondo luogo, occorre opporsi in tutti i modi ai licenziamenti, ricorrendo a tutte le soluzioni alternative, estendendo a tutti i settori quanto previsto dal Patto per il Lavoro siglato con Confcommercio e Confesercenti, del quale va rivendicata la coerente attuazione (contratti di solidarietà, riduzioni di orario, flessibilità contrattate).

3. Il nuovo orizzonte della sostenibilità contro le distorsioni del consumismo

La crisi globale va affrontata con la capacità di ripensare i modelli che hanno caratterizzato lo sviluppo del terziario negli scorsi decenni ed assumere il settore quale terreno importante per affermare l’idea nuova di sostenibilità dello sviluppo, in grado di rendere compatibili fra loro gli interessi della crescita economica del Paese e quelli della qualità della vita sociale e del lavoro. Uno scenario di questa natura implica, inequivocabilmente, la costruzione di un progetto politico all’altezza delle sfide che la categoria deve fronteggiare.

Contemporaneamente, si tratta di aprire un grande confronto, anche culturale, sul futuro di questo settore, sullo sviluppo futuro della grande distribuzione, del turismo, dei servizi, sapendo che questo tema non è tema che incrocia la funzione solo delle aziende, ma chiama in causa le istituzioni, le loro scelte programmatiche, i loro strumenti di pianificazione dello sviluppo.

L’operazione culturale è quella di scrollarsi di dosso un certo fatalismo. Non esistono situazioni acquisite per sempre. In Europa, ad esempio, si assiste ad un ripensamento delle scelte che in questi decenni hanno privilegiato lo sviluppo abnorme della grande distribuzione.

La Filcams, che sceglie di essere parte del movimento che si batte per una diversa ridistribuzione delle risorse, a favore di un nuovo equilibrio tra aree ricche ed aree povere del pianeta, che assume il valore della sostenibilità quale paradigma centrale della crescita economica, fa proprie le battaglie per una nuova cultura del consumo, che affermi nuovi valori ed una nuova etica del consumo, in grado di superare le distorsioni imposLa Filcams, che sceglie di essere parte del movimento che si batte per una diversa ridistribuzione delle risorse, a favore di un nuovo equilibrio tra aree ricche ed aree povere del pianeta, che assume il valore della sostenibilità quale paradigma centrale della crescita economica, fa proprie le battaglie per una nuova cultura del consumo, che affermi nuovi valori ed una nuova etica del consumo, in grado di superare le distorsioni imposte dal consumismo indiscriminato.

Le scelte che hanno guardato sempre più verso le cittadelle del consumo, hanno mostrato l’assenza evidente di una politica in grado di riorientare il consumo di massa nel senso delle compatibilità ambientali e sociali, e l’assenza di una programmazione pubblica in grado di ridefinire priorità e qualità dei servizi sociali. Per queste ragioni sempre più si asseconda la domanda di liberalizzazioni di aperture domenicali nel commercio, con un evidente squilibrio nel versante dei servizi ai cittadini: alle sempre più frequenti aperture domenicali dei centri commerciali non ci sono equivalenti disponibilità ad apertura di altri servizi pubblici, sicuramente più essenziali.

Oltretutto, la stragrande maggioranza di occupazione in questo settore è femminile e, conseguentemente, sono necessarie politiche di genere proprio perché la conseguenza di queste forme di liberalizzazioni sono contro il lavoro delle donne e contro la condizione delle donne in generale.

Questa situazione è sicuramente la fotografia più chiara del “caos strategico” che accompagna il settore, completamente al di fuori di una equilibrata programmazione dell’uso del territorio, con conseguenti fenomeni di saturazione delle aree urbane, a fronte del carattere invasivo delle grandi superfici commerciali e del conseguente spopolamento e abbandono dei centri storici.

Non si tratta di mettere in discussione un modello in quanto tale, bensì l’assenza di un equilibrio attraverso il quale il commercio possa mantenere una sua funzione sociale di servizio (es.: il commercio di vicinato e la popolazione anziana, in un Paese dove la popolazione anziana rappresenta una quota rilevante della popolazione totale).

E nel quadro di politiche finalizzate alla sostenibilità ambientale, vanno rilanciate le questioni legate alla mobilità territoriale, dei servizi e della tutela dell’ambiente in relazione allo smaltimento dei rifiuti (Il commercio è uno dei principali produttori di rifiuti da confezionamento). Così come, non sono estranee altre tematiche legate ai temi dell’alimentazione e della salute dei cittadini, in relazione alla qualità dei prodotti (alimentari, giocattoli, ecc…).

E’necessario –pertanto- attribuire un ruolo di soggetto politico ad un sindacato che in questo contesto molto particolare non si chiuda in sé stesso, che non delimiti il confine della propria azione in una visione corporativa e settorialista della rappresentanza, ma che sappia collocare la propria missione dentro la prospettiva di un cambiamento della società, perché le dinamiche che determinano la condizione di lavoro delle lavoratrici e lavoratori sono sempre più fortemente dipendenti dall’assetto economico, sociale e civile del Paese.

4. Dignità del lavoro e delle persone

Il terziario è settore ad alta densità di lavoro impiegato, ma a fronte di un così significativo dato quantitativo, non corrisponde una qualità del lavoro fondata sulla valorizzazione e promozione professionale.

Per conseguire questo obiettivo occorre innanzitutto combattere l’idePer conseguire questo obiettivo occorre innanzitutto combattere l’idea che nel terziario possa operare essenzialmente un lavoro light, fisiologicamente portato all’instabilità; nè è in discussione il bisogno di flessibilità di cui le aziende necessitano, date le caratteristiche tipologiche del terziario.

Tutelare e valorizzare il lavoro terziario significa, però, rendere compatibili fra loro flessibilità e stabilità dell’occupazione, oltre l’idea di stabilità, quale quella conosciuta nella tradizionale cultura manifatturiera.

Occorre interrogarsi guardando oltre i luoghi comuni, sapendo che la crescita occupazionale non si misura solo in termini di teste da contare, ma di ore di lavoro svolte; e, poi, le condizioni di lavoro, compresa la sicurezza, la salute e le malattie professionali; infine, la sua valorizzazione e remunerazione.

Il tema del lavoro nel terziario ripropone la centralità del lavoro e del suo valore nell’intera società italiana, essendo lo specchio di quanto esso sia stato sistematicamente messo in discussione tanto dai processi di ristrutturazione indotti dalla crisi, quanto dai modelli organizzativi perseguiti dalle imprese per sostenere la competizione sui mercati globali.

Lo sviluppo abnorme del part-time è fenomeno che descrive meglio di ogni altro la contraddizione dentro la quale si è immersi. Questo dato mette in rilievo la crescente incompatibilità tra le forme di occupazione più diffuse nel settore e i progetti esistenziali dei lavoratori, prevalentemente giovani.

La FILCAMS, pur riconoscendo la peculiarità del lavoro terziario, che impone adeguati livelli di flessibilità, deve lanciare una campagna nazionale contro l’abuso del part-time e di ogni altra forma di lavoro temporaneo, sostenendo l’inaccettabilità di un modello organizzativo diffuso nel settore che trae margini dalla non autosufficienza economica di chi vi lavora.

Ciò anche in ragione del fatto che il lavoro nel terziario è mediamente fra i più giovani del mercato del lavoro italiano e, pertanto, l’organizzazione deve assumersi la responsabilità di offrire un riferimento alle migliaia di ragazze e ragazzi che nel settore vogliono capire che fine faranno e, soprattutto, se c’è qualcuno che si preoccupa del loro futuro.

E’, infatti, del tutto evidente che il ricorso esasperato a tutte le forme di lavoro flessibili rappresenta anche la negazione della libertà individuale di organizzare la propria vita. Migliaia di ragazze e ragazzi assunti a part-time, ovvero, con contratti a tempo determinato, si vedono costretti ad aderire acriticamente ai modelli organizzativi dell’azienda, imposti spesso senza alcun confronto sindacale, vivendo con ciò una esplicita condizione di ricatto.

Si tratta di una contraddizione che impone una nuova visione etica del lavoro, a partire dalla necessità di riaffermare la dignità delle persone.

In questo quadro, incentivi finalizzati alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro debbono sempre più orientare il ricorso ai contratti di lavoro flessibili e temporanei, ovvero, di quelli legati alla formazione, specie degli apprendisti, in una logica di transizione verso l’impiego a tempo pieno.

La battaglia della Filcams è –dunque- quella di riaffermare il primato del lavoro stabile ed a tempo pieno, riconducendo la flessibilità alla sua dimensione fisiologica, ovvero, di modalità organizzativa aziendale finalizzata a favorire la capacità di adattamento dell’impresa alle fasi straordinarie degli andamenti di mercato.

5. L’industria eco-sostenibile del turismo

L’Italia, che vive immersa nella crisi globale da posizioni più svantaggiate, per limiti e debolezze accumulate negli anni, ha bisogno di sfoderare qualche arma in più ed il turismo può rispondere a questa esigenza, quale industria finalizzata ad estrarre la nostra principale risorsa naturale. Anche in questo caso, la crisi deve essere vissuta come opportunità per affrontare e rimuovere gli ostacoli che in questi anni hanno fatto retrocedere di molti posti la nostra industria turistica.

Occorre affrontare con decisione i mali endemici del settore, innanzitutto, la dimensione dell’impresa turistica. E’ fin troppo evidente che in un mercato dove le economie di scala diventano sempre più fattore competitivo, la piccola dimensione diventa condizione svantaggiosa per la produttività e per i costi.

Oltre al nanismo delle imprese occorre superare il limite della stagionalità del mercato turistico, fenomeno non solo naturale ma, spesso, risultante di vari fattori, dalla capacità di sviluppare eventi in grado di attrarre flussi interni ed esterni, all’efficienza nella gestione delle strutture produttive. Per questo, anche il tema delle infrastrutture risulta essere determinante per capitalizzare l’investimento turistico.

Per queste ragioni, il turismo è settore interdisciplinare, che per il proprio sviluppo chiede vengano messe in campo diverse politiche, che incrocino diversi settori. Occorre –dunque- parlare di sistema-Italia, dove pubblico e privato, imprese e Stato (centrale e regionale) affermino un progetto integrato di sviluppo.

Gran parte di queste problematiche sono determinate dalla mancanza di un coordinamento nazionale e, prima ancora, da una strategia politica generale.

La recente costituzione del Ministero del Turismo deve rappresentare l’occasione per riconsiderare l’intervento pubblico nel settore, che renda possibile individuare linee di tendenza omogenee tra le singole regioni. Non si tratta di riproporre un anacronistico “centralismo” ma realizzare una indispensabile “cabina di regia”, in grado di elaborare una programmazione unica negoziata, attraverso la concertazione Stato-Regioni.

Il turismo è –dunque- settore centrale nella sostenibilità dello sviluppo, a maggior ragione essendo l’ambiente quota-parte consistente del prodotto offerto. Il turismo eco-sostenibil è condizione dello sviluppo futuro del settore, sia in relazione alla manutenzione dell’ambiente, sia in relazione agli effetti della stagionalità ed al suo impatto con le popolazioni.

Per questo, le politiche pubbliche di sostegno alle imprese del settore debbono essere fortemente finalizzate, in materia di risparmio energetico e riciclaggio dei rifiuti.

Le politiche dell’impresa debbono assumere la qualità quale discrimine della capacità competitiva. Rendere competitivo il settore turistico, offrire nuove prospettive di sviluppo, guardando oltre la crisi, chiede di valorizzare il lavoro e non mortificarlo. Per questo la tendenza a destrutturare l’impresa turistica, attraverso continui processi di esternalizzazione, è direzione opposta a quella dell’innovazione. Bassi salari, lavoro irregolare, destrutturazione di imprese e lavoro non costituiscono la risposta moderna e vincente. L’innovazione passa -innanzitutto- per l’investimento sul fattore umano Promuovere l’offerta turistica non è azione di basso contenuto professionale. Qualità del prodotto e del servizio sono sempre più ciò che fa la differenza Il fattore lavoro, per questo, è un fattore dell’impresa sul quale investire, innanzitutto attraverso la formazione professionale, paurosamente carente nel settore.

6. Un nuovo progetto di contrattazione per l’innovazione

Tutelare e valorizzare il lavoro, investendo sulle risorse umane e professionali è l’obiettivo centrale della contrattazione nel settore. per contribuire per questa via a rendere le imprese più forti sul mercato.

Oggi, questo progetto deve misurarsi con la crisi (che non giustifica una riduzione della contrattazione) e saper opporre alla riorganizzazione messa in atto dalle principali aziende del settore, una linea credibile di difesa dell’occupazione e di allargamento dei diritti, nel segno dell’equità e della solidarietà.

Il prossimo mandato congressuale, dunque, dovrà essere caratterizzato dall’impegno di tutta la categoria per la massima diffusione della contrattazione, in particolare, di II livello, sia aziendale, che territoriale.

La Filcams, in coerenza con la firma del Patto per il lavoro e la successiva firma unitaria del contratto del settore distributivo, continuerà ad operare affinché in materia di rinnovi dei Ccnl nazionali possano realizzarsi le sintesi unitarie, necessarie a perseguire con più forza la ricerca di soluzioni in grado di intervenire sul regime di bassi salari che caratterizzano i settori del terziario, di porre un argine alla destrutturazione delle imprese, invertendo la tendenza alla progressiva precarizzazione del lavoro, di valorizzare e qualificare professionalmente il lavoro, coerentemente con i necessari processi di innovazione che vanno introdotti nel settore.

Al II livello di contrattazione la battaglia salariale dovrà consentire, in primo luogo, di evitare un arretramento delle attuali condizioni, attraverso il tentativo di messa in discussione degli accordi realizzati nel corso di questi anni. Le disdette dei CIA, che in alcune grandi catene distributive sono state attuate, violando gli impegni contenuti nel Patto per il Lavoro, rappresentano per il sindacato una strada impercorribile, in quanto tendono a scaricare sul fattore lavoro il costo principale della crisi.

La contrattazione di II livello deve –invece- porsi l’obiettivo di realizzare una equa redistribuzione della produttività, a favore di un increLa contrattazione di II livello deve –invece- porsi l’obiettivo di realizzare una equa redistribuzione della produttività, a favore di un incremento delle retribuzioni, sulla base di una organizzazione del lavoro finalizzata a promuovere e premiare la valorizzazione professionale di tutte le lavoratrici e dei lavoratori, in alternativa ad un contesto di individualizzazione del rapporto con l’impresa.

Ma la vera sfida della contrattazione sindacale nel terziario, a livello nazionale e al secondo livello, sta nella capacità del sindacato di ridurre la precarietà, riappropriandosi di un ruolo attivo nel confronto sui problemi dell’organizzazione del lavoro e dei rapporti di lavoro. Ciò implica una analisi attenta della struttura organizzativa delle imprese ed una capacità di leggere gli andamenti economici e di bilancio delle stesse. Ciò non significa negare il bisogno di flessibilità delle aziende. Tuttavia, il regime degli orari, dei turni, dei permessi deve rappresentare sempre più un territorio sul quale contrattare soluzioni compatibili con le esigenze anche delle lavoratrici e dei lavoratori.

Il tentativo delle maggiori aziende di mettere in discussione diritti acquisiti su orari e tempi di lavoro ha chiaramente l’obiettivo di realizzare un aumento dell’orario di lavoro a costo zero. Occorre respingere tale obiettivo, che tenta di scaricare sul lavoro i costi principali della crisi delle aziende e dei mercati.

Nel quadro delle politiche sugli orari e i tempi di lavoro, il tema del lavoro domenicale, che le aziende affrontano come mera riduzione del costo della prestazione ed egemonia nella gestione organizzativa, la Filcams deve saper esprimere una propria capacità di innovazione culturale e sindacale.

Il tema del lavoro domenicale presuppone, innanzitutto, una iniziativa che vada oltre l’ambito contrattuale, per investire la programmazione degli orari commerciali, dei regolamenti del commercio e più in generale dei servizi offerti ai cittadini.

In questo quadro, la Filcams deve promuovere un confronto che rimetta al centro del dibattito il tema dei servizi pubblici essenziali, a fronte dei quali il sindacato viene chiamato a definire le soluzioni contrattuali adeguate a garantirne la prestazione.

Sul piano contrattuale, e ciò va oltre il tema del lavoro domenicale, la Filcams, che sceglie di rappresentare tutti i lavoratori, giovani ed anziani del settore, deve battersi per soluzioni che ridistribuiscano equamente il disagio lavorativo, nel quadro di una programmazione e di una adeguata remunerazione del lavoro domenicale.

Per la stabilizzazione del lavoro è centrale l’investimento sulla formazione, che deve costituire l’antidoto principale alla dissipazione ed alla distruzione della risorsa umana e professionale dell’impresa. Contemporaneamente, va rilanciata una forte iniziativa sui temi della salute e sicurezza, a fronte della alta esposizione dei settori del terziario agli infortuni ed alle malattie professionali. Ciò anche in relazione alla necessità di collocare la sfida dello sviluppo futuro del terziario sul terreno della competizione di qualità, dunque, della qualificazione dei processi organizzativi e del lavoro.

L’efficacia della contrattazL’efficacia della contrattazione sta –dunque- nella capacità di connettere fra loro le politiche dell’impresa ed i loro effetti sul lavoro, con le dinamiche economiche e sociali complessive, entro le quali le imprese stesse si trovano ad operare.

Per queste ragioni, la contrattazione nel terziario è anche territoriale, perchè si configura come un progetto organico di intervento sulle politiche di settore, sulle politiche aziendali e territoriali, sulle norme istituzionali che regolano le diverse attività, assumendo quali interlocutori e controparti, tanto le imprese e le loro rappresentanze associative, quanto, le istituzioni, dal Governo centrale a quelli regionali e locali.

7. La soglia sociale dei diritti negli appalti

La sfida della qualità impone la presenza di una struttura d’impresa in grado di sostenere politiche virtuose sul fronte dell’innovazione. Per queste ragioni, occorre porre un freno al ricorso esasperato ai processi di esternalizzazione, che, oltre a minare alle basi la struttura industriale del settore, mettono in discussione il livello dei diritti e le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori.

Le esternalizzazioni e la politica degli appalti, rappresentano sempre più il tentativo delle aziende di rispondere, attraverso una drastica riduzione dei costi del lavoro, ai problemi posti in essere dalla crisi e dalla concorrenza sempre più agguerrita.

In alcuni settori, come quello delle pulizie, essi rischiano addirittura di collocare diritti e remunerazioni sotto la soglia di tolleranza sociale, dovendo misurarsi con la drastica riduzione dei finanziamenti pubblici. In questo caso, l’impatto sociale è altissimo, sia per il fatto che la crisi colpisce prevalentemente le donne occupate nel settore, sia per il fatto che già, allo stato attuale, il livello dei salari è reso basso dalla quantità di ore lavorate, decisamente inferiori al tempo pieno.

Alle esternalizzazioni delle fasi di lavoro, specie nel turismo, la contrattazione nazionale e di secondo livello deve opporre l’unicità contrattuale, mantenendo diritti acquisiti e garanzie occupazionali, nel quadro di una inversione di tendenza finalizzata alla difesa dell’unicità aziendale

Gli appalti debbono essere ricondotti a trasparenza e regolarità e la contrattazione territoriale deve porsi l’obiettivo di imporre alle stazioni appaltanti, in molti casi pubbliche amministrazioni, la definizione di capitolati rispettosi dei diritti e delle norme definite da leggi e contratti.

Sul tema dei servizi in appalto, a partire dalla annosa questione dei cambi di appalto, la Filcams deve promuovere una vasta iniziativa che assuma con coerenza una linea generale del sindacato sui processi di esternalizzazione, fuori dalla logica contingente delle dinamiche di spesa pubblica, prevalentemente indifferenti al futuro occupazionale di migliaia di lavoratrici e lavoratori impiegati in tali attività.

In questo quadro, occorre riproporre il tema della ricomposizione unitaria dei contratti negli appalti di servizi, nel settore del terziario, ed al tempo stesso realizzare un maggior coordinamento tra le categorie che operano in tali settori, per mettere in campo una vertenza generale sulle regole e sulla trasparenza nella politica degli appalti.

8. La nuova rappresentanza, contro la solitudine delle moderne ingiustizie

Il terziario è un vasto mondo di lavori. Al suo interno sono presenti molte professioni diverse fra loro, diverse tipologie contrattuali, con netta prevalenza di lavoro temporaneo e spesso precario. E’ un mondo di lavori caratterizzato dalla dominante di genere e dalla prevalenza di lavoro giovanile. Nel corso degli anni, soprattutto, quelli più recenti, si assiste alla crescente presenza di lavoratori stranieri. Il terziario, è un mondo di lavori sostanzialmente diffuso su tutto il territorio nazionale.

Per un soggetto della rappresentanza collettiva, come il sindacato, la sfida è come tenere tutta questa complessità in un unico contenitore, quale è un sindacato di categoria. La risposta sta nell’elaborazione di un progetto culturale e sindacale in grado di offrire comuni tratti identitari ed un comune senso di appartenenza.

Per la Filcams, al centro di tale progetto vi è la persona, la valorizzazione e la promozione del lavoro, quale risorsa principale dell’impresa, ma, soprattutto, quale condizione per garantire un reddito adeguato ad una vita dignitosa.

Ma questo progetto deve essere in grado di rispondere al bisogno di partecipazione, di un mondo di lavori costretto nella solitudine del lavoro, dai consistenti processi di disgregazione e di “atomizzazione” delle attività di servizio.

Inedite e moderne forme della rappresentanza democratica debbono essere in grado di far emergere la grande soggettività del lavoro e la disponibilità al cambiamento, espresso dalle centinaia e migliaia di giovani (e meno giovani) donne e uomini impiegati negli studi professionali, nelle imprese del pulimento, negli appalti delle terziarizzazioni, nel commercio diffuso, come nelle cattedrali della grande distribuzione, altrettanta terra di grande frammentazione sociale e del lavoro.

La Filcams, è impegnata a rafforzare gli strumenti di partecipazione democratica, sia in relazione all’attività contrattuale, ritenendo vincolanti i percorsi di validazione democratica delle piattaforme e delle successive intese contrattuali; sia, promuovendo la costituzione delle rappresentanze sindacali, unitarie e di organizzazione, nei luoghi di lavoro.

Al tempo stesso, la Filcams è impegnata ad elaborare nuove forme di mobilitazione del settore, per riportare all’attenzione dell’opinione pubblica ed, in particolare, della politica, le problematiche del terziario, sempre più oggetto di nuove ingiustizie.

9. Le carte del rinnovamento Filcams

Se la politica è il fine e l’organizzazione il mezzo, il progetto politico e culturale del congresso è la base del rinnovamento organizzativo della categoria.

La Filcams vuole essere il luogo della rappresentanza organizzata del vasto mondo di lavori del terziario, dunque, una organizzazione capace di coniugare le tradizioni culturali del sindacalismo confederale italiano, con i necessari processi di innovazione culturale ed organizzativa, in grado di rappresentare interessi, bisogni, realtà profondamente diversificate fra loro.

La Filcams, per questo, vuole essere un laboratorio avanzato di ricerca e di sperimentazione sindacale, all’interno del quale la pluralità degli interessi, delle sensibilità, la soggettività espressa dalla composizione vasta e diversificata del lavoro terziario, si offra quale risorsa per individuare nuove sintesi nelle politiche sindacali e rivendicative.

La Filcams è una “piccola Confederazione”, per questo l’esperienza che nel corso del prossimo mandato congressuale dovrà svilupparsi potrà rappresentare un contributo utile a rilanciare e consolidare in tutta la Cgil l’idea ed il valore della confederaliltà.

I punti cospicui del “tracciato di rotta” del rinnovamento Filcams:

Le politiche giovanili

Il rinnovamento generazionale è una condizione per assicurare il costante ricambio dei gruppi dirigenti ed il rispetto della regola Cgil sulle scadenze di mandato.

Esso non rappresenta solo un dato anagrafico, ma la condizione per introdurre all’interno dell’organizzazione nuovi punti di vista, nuove mentalità, una nuova capacità di lettura critica della condizione sociale delle nuove generazioni impiegate nel terziario. L’ingresso di giovani negli organismi di base, nelle strutture sindacali e nei suoi gruppi dirigenti è obiettivo prioritario da perseguire nel prossimo mandato congressuale, sostenendo tale processo con la valorizzazione dell’esperienza rappresentata dal gruppo dirigente più consolidato della categoria.

Le politiche di genere

Il Terziario è settore con presenza dominante di lavoro femminile. Conseguentemente, la Filcams deve essere categoria in grado di rappresentare la differenza di genere negli organismi e nei gruppi dirigenti, oltre le condizioni minime definite dalle regole della Cgil.

Per conseguire tale obiettivo, occorre ridefinire i modelli organizzativi del sindacato, in relazione alla politica dei tempi e degli orari, dei servizi e della cultura.

Così come per le politiche giovanili, quelle di genere dovranno godere di un forte investimento, in termini di risorse, a sostegno di progetti di inserimento delle donne nelle strutture e di partecipazione all’attività di formazione sindacale.

I lavoratori stranieri

La presenza di lavoratori stranieri nel settore è fenomeno in costante crescita e pone in termini assolutamente nuovi il tema della rappresentanza sindacale. Rappresentare il lavoro straniero, infatti, costituisce la principale sfida cui è chiamato oggi il sindacato confederale, a fronte di una società che vivrà il fenomeno dei grandi flussi migratori, quale fenomeno destinato a ridefinire le stesse basi politiche, economiche, sociali e culturali dei paesi occidentali.

Non si tratta –dunque- di fare qualcosa per i lavoratori stranieri, ma fare con i lavoratori stranieri una cosa nuova, la costruzione di un sindacato multietnico.

Il sindacato multietnico vivrà a partire dall’elaborazione di nuove strategie sindacali e contraIl sindacato multietnico vivrà a partire dall’elaborazione di nuove strategie sindacali e contrattuali che assumano la multiculturalità quale terreno dei diritti universali.

Le professioni

Praticanti giovani professionisti e tirocinanti, la Filcams sta attivando un progetto a sostegno di un settore che necessita di un maggior riconoscimento professionale e di politiche di sostegno mirate. Sfruttati, spesso mal pagati, sono troppi, in Italia, i giovani che si trovano a dover affrontare condizioni di lavoro disagiate e senza le adeguate tutele e garanzie pur un buon futuro lavorativo. Nel contempo la proposta di legge per la riforma della professione forense rischia di complicare ancor di più il percorso, riservandolo a pochi eletti. Anche per questo l’impegno della Filcams vuole essere concreto e funzionale, al fine di migliorare la regolamentazione del rapporto di praticantato e tirocinio ed agevolare l’accesso alle professioni.

Il territorio

La politica delle risorse avrà nella Filcams una corsia preferenziale, a sostegno delle strutture territoriali. E’ sul territorio –infatti- che si affrontano le principali sfide sindacali per difendere condizioni e futuro occupazionale di chi lavora nel settore.

In questa direzione saranno orientati gli sforzi per la razionalizzazione organizzativa, assumendo i criteri della trasparenza amministrativa e della solidarietà, quali criteri basilari della riorganizzazione delle strutture a tutti i livelli.

le aree più deboli del Paese saranno oggetto di una attenzione e di un investimento maggiore, ed in questo quadro, il Mezzogiorno dovrà vedere una azione mirata e specifica della Filcams, per il rafforzamento di presenza e iniziativa sindacale.

Le politiche internazionali

Nei principali settori della Filcams operano aziende la cui diffusione va oltre i confini del mercato interno e che hanno capitale prevalentemente straniero. Ciò comporta per la categoria di investire sulle relazioni internazionali, sia per un necessario coordinamento dell’attività contrattuale, a fronte delle strategie riorganizzative delle grandi aziende; sia per promuovere e sostenere il dialogo sociale, in funzione della rappresentanza degli interessi dei lavoratori nelle sedi decisionali della comunità internazionale. L’impegno internazionale della Filcams sarà anche a sostegno delle politiche di cooperazione per lo sviluppo, soprattutto verso i paesi dai quali provengono i lavoratori stranieri del settore.

La formazione

La crescente complessità della rappresentanza e della stessa contrattazione comporta un salto di qualità nella qualità della direzione e della gestione dell’attività sindacale, per la comprensione critica dei processi economici e produttivi del settore.

Al tempo stesso, il rinnovamento dei gruppi dirigenti, assieme all’introduzione di nuove culture e mentalità, necessità della difesa e della riproposizione in chiave contemporanea dell’identità e dei valori culturali della nostra Confederazione.

Il Progetto Nazionale di Formazione della Filcams si propone di conseguire tali obiettivi verso tutto il proprio gruppo dirigente, facendo della formazione sindacale un vincolo di accesso e di permanenza nel gruppo dirigente di categoria.