Docenti in piazza, ministero assediato

06/09/2012

«Si è rotto il patto sociale». Attenzione perché non è uno slogan. La rabbia di precari, docenti «inidonei» e Ata senza stipendio da mesi sta oscurando il cielo; e ieri mattina se n’è avuto un saggio davanti al Miur a viale Trastevere. Scalinata gremita fino a riempire la strada, insegnanti e Ata si sono alternati al microfono per denunciare la situazione ormai insostenibile e i privilegi di quelli che decidono i tagli sulla loro pelle, indicati a dito mentre passano. «Vi chiudete dentro con i vostri 15mila euro al mese, fatelo quando non potete più dare da mangiare ai vostri figli». Ma non è un film d’altri tempi. «Ve le ricordate le 4 giornate di Napoli?, allora sapete che cosa siamo capaci di fare». Il messaggio è chiaro e non c’è più ritegno a dirlo: «Fascisti». «Il decreto contenuto nella spending review – dice Anna Stammati, Cobas nazionale – sul tavolo dei ministri da luglio non è ancora stato firmato anche grazie alla nostra mobilitazione». La norma contenuta «declassarebbe dal settimo al quarto livello i docenti includendoli in via definitiva nel personale amministrativo, tagliando una parte di stipendio». «Con 25 anni di anzianità e 1800 euro al mese – ci dice un’insegnante – io mi troverei a prendere 1.090 euro come un Ata». Oltre alla decurtazione c’è anche il ricalcolo sulla pensione, già bloccata dal ministro Brunetta. Alla rabbia contro il governo si somma quella contro la Cgil, fin qui completamente assente. Anche i docenti precari che il giorno prima avevano dato il via al presidio hanno denunciato l’incapacità di schierarsi da parte di Corso Italia. Presenti in massa nonostante la pioggia, gliel’hanno detta in faccia, negando il microfono alla decina di funzionari avvolti nei poncho impermeabili brandizzati. «Dove eravate in tutti questi anni quando chiedevamo le assunzioni?», urla un’insegnante al microfono; «non una parola avete speso nei contratti, per appoggiare la politica del Pd». Risultato: 250.000 precari. Per il più grande sindacato confederale è una giornata dura: «schieratevi», è la richiesta, «con lo sciopero generale ora», perché «lo sciopero il 28 settembre è solo propaganda».
Tante altre città si sono mobilitate sotto i provveditorati, dove nei prossimi giorni si estenderanno i volantinaggi. La delegazione, ricevuta nel tardo pomeriggio, ha messo sul tavolo le richieste: annullamento dei tagli, assunzione dei precari, ritiro del concorso, diminuzione dell’età pensionabile che blocca l’accesso ai giovani, ritiro e ritiro delle norme-taglia posti inserite nella spending review. Richieste che demoliscono gli annunci propagandistici di governo e ministero, il cui sempiterno rappresentante – dott. Chiappetta – si è celato dietro un «siamo tecnici», dopo esser stato braccio destro della ministra Gelmini. La mobilitazione prosegue fino all’assemblea nazionale del 9 nella sede del «Cielo sopra l’Esquilino» in via Galilei 57, mentre precari Ata e inidonei si vedranno il 12 alle 13, dopo le assemblee in tutto il territorio. Anna Maria Bruni «Si è rotto il patto sociale». Attenzione perché non è uno slogan. La rabbia di precari, docenti «inidonei» e Ata senza stipendio da mesi sta oscurando il cielo; e ieri mattina se n’è avuto un saggio davanti al Miur a viale Trastevere. Scalinata gremita fino a riempire la strada, insegnanti e Ata si sono alternati al microfono per denunciare la situazione ormai insostenibile e i privilegi di quelli che decidono i tagli sulla loro pelle, indicati a dito mentre passano. «Vi chiudete dentro con i vostri 15mila euro al mese, fatelo quando non potete più dare da mangiare ai vostri figli». Ma non è un film d’altri tempi. «Ve le ricordate le 4 giornate di Napoli?, allora sapete che cosa siamo capaci di fare». Il messaggio è chiaro e non c’è più ritegno a dirlo: «Fascisti». «Il decreto contenuto nella spending review – dice Anna Stammati, Cobas nazionale – sul tavolo dei ministri da luglio non è ancora stato firmato anche grazie alla nostra mobilitazione». La norma contenuta «declassarebbe dal settimo al quarto livello i docenti includendoli in via definitiva nel personale amministrativo, tagliando una parte di stipendio». «Con 25 anni di anzianità e 1800 euro al mese – ci dice un’insegnante – io mi troverei a prendere 1.090 euro come un Ata». Oltre alla decurtazione c’è anche il ricalcolo sulla pensione, già bloccata dal ministro Brunetta. Alla rabbia contro il governo si somma quella contro la Cgil, fin qui completamente assente. Anche i docenti precari che il giorno prima avevano dato il via al presidio hanno denunciato l’incapacità di schierarsi da parte di Corso Italia. Presenti in massa nonostante la pioggia, gliel’hanno detta in faccia, negando il microfono alla decina di funzionari avvolti nei poncho impermeabili brandizzati. «Dove eravate in tutti questi anni quando chiedevamo le assunzioni?», urla un’insegnante al microfono; «non una parola avete speso nei contratti, per appoggiare la politica del Pd». Risultato: 250.000 precari. Per il più grande sindacato confederale è una giornata dura: «schieratevi», è la richiesta, «con lo sciopero generale ora», perché «lo sciopero il 28 settembre è solo propaganda».
Tante altre città si sono mobilitate sotto i provveditorati, dove nei prossimi giorni si estenderanno i volantinaggi. La delegazione, ricevuta nel tardo pomeriggio, ha messo sul tavolo le richieste: annullamento dei tagli, assunzione dei precari, ritiro del concorso, diminuzione dell’età pensionabile che blocca l’accesso ai giovani, ritiro e ritiro delle norme-taglia posti inserite nella spending review. Richieste che demoliscono gli annunci propagandistici di governo e ministero, il cui sempiterno rappresentante – dott. Chiappetta – si è celato dietro un «siamo tecnici», dopo esser stato braccio destro della ministra Gelmini. La mobilitazione prosegue fino all’assemblea nazionale del 9 nella sede del «Cielo sopra l’Esquilino» in via Galilei 57, mentre precari Ata e inidonei si vedranno il 12 alle 13, dopo le assemblee in tutto il territorio.