Doccia fredda per Billè «Buco di 50 mila miliardi aspettate per gli incentivi»

06/07/2001

Corriere della Sera

RETROSCENA

Doccia fredda per Billè «Buco di 50 mila miliardi aspettate per gli incentivi»

      ROMA – Il centrodestra di governo si è presentato in massa all’assemblea della Confcommercio di ieri. Indubbiamente un segno di attenzione, (in un certo senso dovuto), per una categoria che è stata fondamentale per il successo elettorale del Polo. Ma forse anche un modo per risarcire una delusione già annunciata e che sarà a breve formalizzata nel Dpef e poi nella Finanziaria. Nei giorni scorsi, nel corso di ripetuti contatti, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, hanno fatto a Billè un discorso molto chiaro. Primo: Il deficit di fine anno sarà pari ad almeno 50 mila miliardi. Secondo: i commercianti e gli imprenditori possono stare tranquilli, perché nella Finanziaria non ci saranno aumenti di tasse. Terzo: la manovra di fine anno prevederà invece riduzioni alla spesa pubblica. Né Berlusconi né Tremonti si sono sbilanciati, ma negli ambienti del governo circola una stima di almeno 5-6 mila miliardi di tagli veri e propri e non di semplici «risparmi» o «razionalizzazioni» come è successo l’anno scorso. Quarto: dai punti uno, due e tre discende che non ci sono margini per favorire i consumi, intervenendo sull’Iva, sull’Irpef o sugli oneri del costo del lavoro. Berlusconi ha chiesto a Billè di avere pazienza, di aspettare il prossimo giro, assicurando la massima attenzione alle richieste dei commercianti. L’altro ieri, poi, proprio alla vigilia dell’assemblea di Confcommercio, lo stesso Tremonti, parlando al Senato, aveva detto, sia pure di sfuggita, che per il momento non erano in programma misure di sostegno per i consumi. In ogni caso Billè ha dovuto prendere atto che il suo disegno di affiancare, come peso politico, la Confindustria di Antonio D’Amato, non è ancora completato. Prima delle elezioni il leader dei commercianti aveva chiesto a Berlusconi di non fermarsi all’agenda degli industriali. Ieri ha constatato, invece, che «il pacchetto dei 100 giorni» rischia di essere «un viaggio a vuoto», se non arriveranno presto provvedimenti per rianimare i consumi delle famiglie.
      Dall’altra parte c’è un governo che, settimana dopo settimana, si fa più prudente. Un esempio: ieri il viceministro per l’Economia, Mario Baldassarri, ha dichiarato che alla fine dell’anno il tasso di crescita arriverà «se va bene» al 2,4%. Ma solo 10-15 giorni fa gli economisti del Tesoro e di Palazzo Chigi confidavano di avvicinare la soglia del 3%, grazie alla «frustata» della manovra dei 100 giorni sull’economia.
      Sullo sfondo, è chiaro, c’è il difficile negoziato che l’Italia si appresta ad aprire in Europa sui conti pubblici e sul possibile allentamento del rapporto tra deficit e prodotto interno lordo. Sempre Baldassarri ha confermato che «lo squilibrio nei conti pubblici rimane», anche se «l’autotassazione di giugno è andata abbastanza bene». Tremonti, intanto, si prepara alla partita europea, tra le proteste dell’opposizione (tra gli altri l’ex premier Giuliano Amato) che chiede immediati chiarimenti sul «buco dei conti pubblici».
      Domani Tremonti vedrà, nell’ambito del G7 finanziario in programma a Roma, i pari grado di Germania e Francia, cioè i due Paesi che, come l’Italia, sono interessati ad ammorbidire il parametro decisivo. Poi lunedì ci sarà il vertice Ecofin in Belgio. In quella sede il ministro giocherà le sue carte. Ma difficilmente i partner europei accetteranno di allentare i vincoli del patto di stabilità a fronte di una manovra che non sia «rigorosa» e che quindi non preveda anche tagli alla spesa pubblica. Così Tremonti e Berlusconi, dopo tante promesse, cominciano a dire qualche no. Il primo è toccato a Billè.
G.Sar.


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