“Doc” Finanziaria 2004, il decretone 3

24/11/2003

ItaliaOggi (documenti)
Numero
277, pag. 33 del 22/11/2003



Finanziaria 2004 il decretone

Il testo del dl 269 commentato articolo per articolo

ItaliaOggi continua la pubblicazione del testo del decreto legge 269 convertito ieri in legge dalla camera dei deputati.

3. Relativamente all’anno 2003, per l’agevolazione di cui al comma 1, lettera c), in relazione all’accertamento dell’avvenuto raggiungimento del limite di spesa di cui al decreto del Ragioniere generale dello Stato 15 luglio 2003, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.176 del 31 luglio 2003, ai sensi dell’articolo 11-ter, comma 6-bis, della legge 5 agosto 1978, n.468, è autorizzato per detto anno uno stanziamento aggiuntivo di 5 milioni di euro, cui si provvede con le maggiori entrate recate dal presente decreto.

3-bis. All’articolo 4, comma 4-ter, del decreto legge 30 settembre 2000, n. 268, convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2000, n. 354, è aggiunto il seguente periodo: ´Nel caso in cui l’energia sia fornita all’utente finale da un Comune, che gestisce direttamente gli impianti e le reti di teleriscaldamento, l’autodichiarazione sul credito maturato, con la tabella dei Kwh forniti dal Comune è presentata congiuntamente da quest’ultimo e dal fornitore dell’energia ed il credito di imposta è usufruito direttamente dal fornitore.

3-ter. Ai fini dell’elaborazione delle strategie di ammodernamento e riqualificazione dell’autotrasporto di merci, con particolare riguardo allo sviluppo della logistica e dell’intermodalità, è autorizzata la spesa di 2 milioni di euro annui per le attività ed il funzionamento della Consulta generale per l’autotrasporto.

3-quater. All’onere di cui ai commi 3-bis e 3-ter, rispettivamente pari a 50.000 euro e 2 milioni di euro annui, a decorrere dall’anno 2003, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente ´Fondo speciale’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero degli affari esteri. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 18
Contributo per il recupero degli oli esausti

1. All’articolo 7 del decreto legge 28 dicembre 2001, n.452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2002, n.16, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1 le parole: ´e mediante riciclaggio, per la produzione di combustibili a specifica’ sono soppresse;

b) al comma 6 le parole: ´e produzione di combustibili a specifica’ sono soppresse.

Capo IV
SOCIETÀ CIVILE, FAMIGLIA E SOLIDARIETÀ

Articolo 19
De tax

1. Il consumatore che acquista prodotti per un prezzo pari o superiore a 50 euro in esercizi commerciali convenzionati con associazioni, organizzazioni ed enti che svolgono attività etiche ha facoltà di manifestare l’assenso alla destinazione nei loro riguardi, da parte dello Stato, di una quota pari all’1 per cento della imposta sul valore aggiunto, relativa ai prodotti acquistati.

2. Le associazioni di promozione sociale iscritte nei registri di cui all’articolo 7 della legge 7 dicembre 2000, n. 383, gli enti di volontariato di cui alla legge n. 266 del 1991 e le onlus, sono considerati, ai fini di cui al comma 1, enti svolgenti attività etiche. Con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabiliti i criteri soggettivi ed oggettivi richiesti dagli enti, diversi da quelli elencati nel precedente articolo, per l’accesso ai benefici previsti dal presente decreto. Con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, adottato entro la stessa data, sono stabilite le modalità di raccolta delle manifestazioni di assenso di cui al comma 1, nonché quelle ulteriori occorrenti per l’applicazione del presente articolo.

3. Per le finalità del presente articolo è stanziato l’importo di un milione di euro per l’anno 2003, nonché di cinque milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005, allo scopo parzialmente utilizzando le maggiori entrate derivanti dal presente decreto. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

4. Le disposizioni del presente articolo hanno valore sperimentale e non incidono sull’esercizio della delega legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera h), della legge 7 aprile 2003, n.80.

Articolo 20
Agevolazioni fiscali a favore delle associazioni di volontariato e delle Onlus

1. Nel comma 1 dell’articolo 96 della legge 21 novembre 2000, n.342, sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: ´Per l’acquisto di autoambulanze e di beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari, in alternativa a quanto disposto nei periodi precedenti, le associazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’articolo 6 della legge 11 agosto 1991, n.266, e le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (onlus) possono conseguire il predetto contributo nella misura del venti per cento del prezzo complessivo di acquisto, mediante corrispondente riduzione del medesimo prezzo praticata dal venditore. Il venditore recupera le somme corrispondenti alla riduzione praticata mediante compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n.241.’.

Articolo 21
Assegno per ogni secondo figlio e incremento del Fondo nazionale per le politiche sociali

1. Per ogni figlio nato dal 1° dicembre 2003 e fino al 31 dicembre 2004, secondo od ulteriore per ordine di nascita, e, comunque, per ogni figlio adottato nel medesimo periodo, alle donne residenti, cittadine italiane o comunitarie, è concesso un assegno pari ad euro 1.000.

2. Per le finalità di cui al comma 1, è istituita, nell’ambito dell’Inps, una speciale gestione con una dotazione finanziaria complessiva di 308 milioni di euro.

3. L’assegno è concesso dai comuni. I comuni provvedono ad informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei requisiti all’atto dell’iscrizione all’anagrafe dei nuovi nati.

4. L’assegno, ferma restando la titolarità in capo ai comuni, è erogato dall’Inps sulla base dei dati forniti dai comuni medesimi, secondo modalità da definire nell’ambito dei decreti di cui al comma 5.

5. Con uno o più decreti di natura non regolamentare del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono emanate le necessarie disposizioni per l’attuazione del presente articolo.

6. Per il finanziamento delle politiche in favore delle famiglie il Fondo nazionale per le politiche sociali di cui all’articolo 59, comma 44, della legge 27 dicembre 1997, n.449, e successive modificazioni, è incrementato di 232 milioni di euro per l’anno 2004.

6-bis. A fini di controllo, il diritto alla deduzione per i figli a carico di cittadini extracomunitari è in ogni caso certificato nei riguardi del sostituto di imposta dallo stato di famiglia rilasciato dal Comune, se nella relativa anagrafe i figli di tali cittadini sono effettivamente iscritti, ovvero da equivalente documentazione validamente formata nel Paese d’origine, ai sensi della legge ivi vigente, tradotta in italiano ed asseverata come conforme all’originale del Consolato italiano nel Paese di origine.

6-ter. Gli imprenditori artigiani iscritti nei relativi albi provinciali possono avvalersi, in deroga alla normativa previdenziale vigente, di collaborazioni occasionali di parenti entro il terzo grado, aventi anche il titolo di studente, per un periodo complessivo nel corso dell’anno non superiore a novanta giorni. Le collaborazioni suddette devono avere carattere di aiuto, a titolo di obbligazione morale e perciò senza corresponsione di compensi ed essere prestate nel caso di temporanea impossibilità dell’imprenditore artigiano all’espletamento della propria attività lavorativa. È fatto, comunque, obbligo dell’iscrizione all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

7. Per le finalità del presente articolo è autorizzata la spesa di 287 milioni di euro per l’anno 2003 e di 253 milioni di euro per l’anno 2004. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente ´Fondo speciale’ dello Stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Articolo 22
Asili nido

1. Il mutamento della destinazione d’uso di immobili ad uso abitativo per essere adibiti ad asili nido è sottoposto a denuncia di inizio attività. Restano ferme le previsioni normative in materia di sicurezza, igiene e tutela della salute, nonché le disposizioni contenute nei regolamenti condominiali.

Articolo 23
Lotta al carovita

1. Previ controlli operati dalla Guardia di finanza mirati a rilevare i prezzi al consumo, sono revisionati entro il 31 dicembre 2003 gli studi di cui all’articolo 62-bis del decreto legge 30 agosto 1993, n.331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n.427, relativi ai settori in cui si sono manifestate, o sono in atto, abnormi dinamiche di aumento dei prezzi.

2. Per incentivare la realizzazione di offerte di prodotti di consumo a prezzo conveniente, è istituito un apposito fondo pari a 5 milioni di euro per l’anno 2003 e 20 milioni di euro per l’anno 2004 destinato a finanziare le iniziative attivate dai Comuni e dalle Camere di commercio, d’intesa fra loro, mirate a promuovere e sostenere l’organizzazione di panieri di beni di generale e largo consumo, nonché l’attivazione di forme di comunicazione al pubblico, anche attraverso strumenti telematici, degli elenchi degli esercizi commerciali presso i quali sono disponibili, in tutto o in parte, tali panieri e di quelli meritevoli, o meno, in ragione dei prezzi praticati. Le procedure e le modalità di erogazione delle disponibilità del fondo nonché quelle per la sua ripartizione sono stabilite con decreto di natura non regolamentare, adottato dal Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro delle attività produttive entro quaranta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

2-bis. Agli oneri indicati al comma 2 si provvede con quota parte delle entrate derivanti dal presente decreto. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.
2-ter. L’articolo 6, lett. g) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n.114 è sostituito dal seguente: ´assicurare, avvalendosi dei comuni e delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, un sistema coordinato di monitoraggio riferito all’entità ed all’efficienza della rete distributiva nonché dell’intera filiera produttiva, comprensiva delle fasi di produzione, trasformazione, commercializzazione e distribuzione di beni e servizi, attraverso la costituzione di appositi osservatori, ai quali partecipano anche rappresentanti degli enti locali, delle organizzazioni dei consumatori, delle associazioni di rappresentanza delle imprese industriali e dei servizi, delle imprese del commercio e dei lavoratori dipendenti, coordinati da un Osservatorio nazionale costituito presso il Ministero delle attività produttive.

Articolo 24
Proroga dell’agevolazione Iva per ristrutturazioni edilizie

1. La riduzione dell’aliquota Iva per interventi di ristrutturazione edilizia, di cui all’articolo 2, comma 6, della legge 27 dicembre 2002, n.289, è prorogato fino al 31 dicembre 2003.

Articolo 25
Rinnovo di agevolazioni in materia di accisa sul gas metano per usi civili
1. Le disposizioni in materia di aliquote di accisa sul gas metano per combustione per usi civili, di cui all’articolo 27, comma 4, della legge 23 dicembre 2000, n.388, si applicano dalla data di entrata in vigore del presente decreto al 31 dicembre 2004.

TITOLO II
CORREZIONE DELL’ANDAMENTO DEI CONTI PUBBLICI
Capo I
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CESSIONE E REGOLARIZZAZIONE DI IMMOBILI

Articolo 26
Disposizioni per la valorizzazione e privatizzazione di beni pubblici

1. Al comma 3 dell’articolo 3, del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ´Le medesime agevolazioni di cui al comma 8 dell’articolo 6 del decreto legislativo 16 febbraio 1996, n.104, sono estese ai conduttori delle unità ad uso residenziale trasferite alle società costituite ai sensi del comma 1 dell’articolo 2.’.

2. Dopo il comma 3 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, è inserito il seguente:

´3-bis. È riconosciuto in favore dei conduttori delle unità immobiliari ad uso diverso da quello residenziale il diritto di opzione per l’acquisto in forma individuale, al prezzo determinato secondo quanto disposto dal comma 7. Le modalità di esercizio del diritto di opzione sono determinate con i decreti di cui al comma 1′.

2-bis. Nel comma 4 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351 convertito con modificazioni dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, dopo il secondo periodo, inserire il seguente: ´Nei casi previsti dai primi due periodi del presente comma, qualora l’originario contratto di locazione non sia stato formalmente rinnovato ma ricorrano comunque le condizioni previste dal primo periodo del comma 6, il rinnovo del contratto di locazione per un periodo di nove anni decorre dalla data, successiva al trasferimento dell’unità immobiliare alle società di cui al comma 1 dell’articolo 2, in cui sarebbe scaduto il contratto di locazione se fosse stato rinnovato.

3. Al primo periodo del comma 5 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, dopo le parole: ´ad uso residenziale’, sono aggiunte le seguenti: ´, delle unità immobiliari ad uso diverso da quello residenziale nonché in favore degli affittuari dei terreni’.

4. Alla fine del comma 8 dell’articolo 3, del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, sono aggiunte le seguenti parole: ´Per i medesimi immobili è concesso, in favore dei conduttori che acquistano a mezzo di mandato collettivo e rappresentano almeno il 50 per cento, ma meno dell’80 per cento delle unità residenziali complessive dell’immobile al netto di quelle libere, un abbattimento del prezzo di cui al primo periodo fino a un massimo dell’8 per cento. Le modalità di applicazione degli abbattimenti di prezzo sono determinate con i decreti di cui al comma 1.’.

5. Al comma 13 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: ´, che si trovano in stato di degrado e per i quali sono necessari interventi di restauro e di risanamento conservativo, ovvero di ristrutturazione edilizia’.

6. All’articolo 3, comma 13, primo e secondo periodo, del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, sono soppresse le seguenti parole: ´Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali, di concerto con l”.

7. Al primo periodo del comma 14 dell’articolo 3, del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, dopo la parola: ´immobili’, sono aggiunte le seguenti: ´ad uso residenziale non di pregio ai sensi del comma 13′.

8. Dopo il comma 17 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, è aggiunto il seguente:

´17-bis. Il medesimo divieto di cui al terzo periodo del comma 17 non si applica agli enti pubblici territoriali che intendono acquistare unità immobiliari residenziali poste in vendita ai sensi dell’articolo 3 che risultano libere ovvero per le quali non sia stato esercitato il diritto di opzione da parte dei conduttori che si trovano nelle condizioni di disagio economico di cui al comma 4, ai fini dell’assegnazione delle unità immobiliari ai predetti soggetti. Ai fini dell’acquisto di immobili di cui al comma 1, le regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono costituire società per azioni, anche con la partecipazione di azionisti privati individuati tramite procedura di evidenza pubblica.’.

9. Al comma 20 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, sono soppresse le parole: ´Le unità immobiliari, escluse quelle considerate di pregio ai sensi del comma 13, per le quali i conduttori, in assenza della citata offerta in opzione, abbiano manifestato volontà di acquisto entro il 31 ottobre 2001 a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, sono vendute al prezzo e alle condizioni determinati in base alla normativa vigente alla data della predetta manifestazione di volontà di acquisto.’

9-bis. Al fine di favorire la valorizzazione dei beni immobili statali suscettibili di uso turistico e nell’ambito del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica in funzione del patto di stabilità e crescita, l’Agenzia del demanio, con decreto dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze, può essere autorizzata a vendere a trattativa privata, anche in blocco, beni immobili dello Stato a Sviluppo Italia spa. Si applicano le disposizioni contenute nel terzo e quarto periodo del comma 1 dell’articolo 29 del presente decreto.

10. All’articolo 1 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, dopo il comma 6, è inserito il seguente:

´6-bis. I beni immobili non più strumentali alla gestione caratteristica dell’impresa ferroviaria, di proprietà di Ferrovie dello Stato spa, ai sensi dell’articolo 43 della legge 23 dicembre 1998, n.448, e successive modificazioni, e dell’articolo 5 della legge 23 dicembre 1999, n.488, nonché i beni acquisiti ad altro titolo, sono alienati da Ferrovie dello Stato spa, o dalle società da essa controllate, direttamente o con le modalità di cui al presente decreto. Le alienazioni di cui al presente comma sono effettuate con esonero dalla consegna dei documenti relativi alla proprietà e di quelli attestanti la regolarità urbanistica, edilizia e fiscale degli stessi beni. Le risorse economico-finanziarie derivanti dalle dismissioni effettuate direttamente ai sensi del presente comma sono impiegate da Rfi spa in investimenti relativi allo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria e, in particolare, al miglioramento della sicurezza dell’esercizio. Le previsioni di cui ai primi due periodi del presente comma, previa emanazione dei decreti previsti dal presente articolo, si applicano a tutte le società controllate direttamente o indirettamente dallo Stato al momento dell’alienazione dei beni.’.

11. All’articolo 15, comma 10, della legge 23 dicembre 1998, n.448, come sostituito dall’articolo 22 del decreto legge 25 settembre 2001, n.350, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.409, è aggiunto, dopo l’ultimo periodo, il seguente: ´Alle cessioni dei crediti effettuate nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione dello Stato e di altri enti pubblici, previste dalla legge ovvero approvate con provvedimenti dell’Amministrazione dello Stato, non si applicano gli articoli 69, commi 1, 2 e 3, e 70 del regio decreto 18 novembre 1923, n.2440′.

11-bis. È autorizzata la spesa di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005, da assegnare alla Regione Friuli-Venezia Giulia per la realizzazione di interventi e di opere infrastrutturali di interesse locale, da essa individuati nei comuni interessati dal progetto di ampliamento della base di Aviano.

11-ter. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale ´Fondo speciale’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento del medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

11-quater. Con le modalità ed alle condizioni previste al capo I del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, e successive modificazioni sono alienati gli alloggi di cui alla legge 18 agosto 1978, n. 497, e successive modificazioni, non ubicati nelle infrastrutture militari o, se ubicati, non operativamente posti al loro diretto e funzionale servizio, secondo quanto previsto con decreto del Ministero della difesa, né classificati quali alloggi di servizio connessi all’incarico occupati dai titolari dell’incarico in servizio. La disposizione di cui al presente comma non si applica agli alloggi che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, si trovino in una delle seguenti situazioni:

a) sono effettivamente assegnati a personale in servizio per attuali esigenze abitative proprie o della famiglia, nel rispetto delle condizioni e dei criteri di cui al regolamento di cui al decreto ministeriale 16 gennaio 1997, n. 253;

b) sono in corso di manutenzione per avvicendamento dei titolari;

c) sono occupati da soggetti ai quali sia stato notificato, anche eventualmente a mezzo ufficiale giudiziario, il provvedimento amministrativo di recupero forzoso.

11-quinquies. Il diritto di opzione previsto dai commi 3 e 6 dell’articolo 3 del decreto legge n. 351 del 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 410 del 2001, spetta solo a coloro che comunque corrispondono allo Stato un canone o una indennità per l’occupazione dell’alloggio.

11-sexies. Per l’anno 2004 una quota delle entrate rivenienti dalla vendita degli immobili di cui al comma 11-quater, nel limite di 20 milioni di euro, è riassegnata allo stato di previsione del Ministero della difesa in apposito fondo per provvedere alla spesa per i canoni di locazione degli immobili stessi. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. A decorrere dall’anno 2005, l’importo del fondo è determinato con la legge di bilancio.
11-septies. È autorizzata la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2003, da trasferire al Comune di Roma, per investimenti nel settore del trasporto pubblico locale. All’onere derivante dal repente comma, pari a 15 milioni di euro per l’anno 2003, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2003-2005, nell’ambito dell’unità revisionale di base conto capitale ´Fondo speciale’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2003, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento del medesimo Ministero. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Articolo 27
Verifica dell’interesse culturale del patrimonio immobiliare pubblico

1. Le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, alle province, alle città metropolitane, ai comuni e ad ogni altro ente ed istituto pubblico, di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, sono sottoposte alle disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale fino a quando non sia stata effettuata la verifica di cui al comma 2.

2. La verifica circa la sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico nelle cose di cui al comma 1, è effettuata dalle soprintendenze, d’ufficio o su richiesta dei soggetti cui le cose appartengono, sulla base di indirizzi di carattere generale stabiliti dal Ministero per i beni e le attività culturali.

3. Qualora nelle cose sottoposte a verifica non sia stato riscontrato l’interesse di cui al comma 2, le cose medesime sono escluse dall’applicazione delle disposizioni di tutela di cui al decreto legislativo n.490 del 1999.

4. L’esito negativo della verifica avente ad oggetto cose appartenenti al demanio dello Stato, delle regioni e degli altri enti pubblici territoriali, è comunicato ai competenti uffici affinché ne dispongano la sdemanializzazione, qualora non vi ostino altre ragioni di pubblico interesse da valutarsi da parte del Ministero interessato.

5. (Soppresso)

6. I beni nei quali sia stato riscontrato, in conformità agli indirizzi generali richiamati al comma 2, l’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico restano definitivamente sottoposti alle disposizioni di tutela. L’accertamento positivo costituisce dichiarazione ai sensi degli articoli 6 e 7 del decreto legislativo n. 490 del 1999 ed è trascritto nei modi previsti dall’articolo 8 del medesimo decreto legislativo.

7. Le disposizioni del presente articolo si applicano alle cose di cui al comma 1 anche qualora i soggetti cui esse appartengono mutino in qualunque modo la loro natura giuridica.

8. In sede di prima applicazione del presente articolo, la competente filiale dell’Agenzia del demanio trasmette alla soprintendenza regionale, entro trenta giorni dalla emanazione del decreto di cui al comma 9, gli elenchi degli immobili di proprietà dello Stato o del demanio statale sui quali la verifica deve essere effettuata, corredati di schede descrittive recanti i dati conoscitivi relativi ai singoli immobili.

9. I criteri per la predisposizione degli elenchi e le modalità di redazione delle schede descrittive, nonché le modalità di trasmissione dei predetti elenchi e delle schede descrittive anche per il tramite di altre amministrazioni interessate, sono stabiliti con decreto del Ministero per i beni e le attività culturali, da emanare di concerto con l’Agenzia del demanio e con la Direzione Generale dei Lavori e del Demanio del Ministero della difesa per i beni immobili in uso all’amministrazione della difesa entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto legge.

10. La soprintendenza regionale, sulla base dell’istruttoria svolta dalle soprintendenze competenti e del parere da queste formulato nel termine perentorio di trenta giorni dalla richiesta, conclude il procedimento di verifica in ordine alla sussistenza dell’interesse culturale dell’immobile con provvedimento motivato e ne dà comunicazione all’agenzia richiedente, entro sessanta giorni dalla ricezione della relativa scheda descrittiva. La mancata comunicazione nel termine complessivo di 120 giorni dalla ricezione della scheda equivale ad esito negativo della verifica.

11. Le schede descrittive degli immobili di proprietà dello Stato oggetto di verifica positiva, integrate con il provvedimento di cui al comma 10, confluiscono in un archivio informatico accessibile ad entrambe le amministrazioni, per finalità di monitoraggio del patrimonio immobiliare e di programmazione degli interventi in funzione delle rispettive competenze istituzionali.

12. Per gli immobili appartenenti alle regioni ed agli altri enti pubblici territoriali, nonché per quelli di proprietà di altri enti ed istituti pubblici, la verifica è avviata a richiesta degli enti interessati, che provvedono a corredare l’istanza con le schede descrittive dei singoli immobili. Al procedimento così avviato si applicano le disposizioni dei commi 10 e 11.

13. Le procedure di valorizzazione e dismissione previste dai commi 15 e 17 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, nonché dai commi dal 3 al 5 dell’articolo 80 della legge 27 dicembre 2002, n.289, si applicano anche ai beni immobili di cui al comma 3 del presente articolo, nonché a quelli individuati ai sensi del comma 112 dell’articolo 3 della legge 23 dicembre 1996, n.662, e successive modificazioni, e del comma 1 dell’articolo 44 della legge 23 dicembre 1998, n.448. All’articolo 44 della legge 23 dicembre 1998, n.448, e successive modificazioni, sono soppressi i commi 1-bis e ter.
13-bis. L’Agenzia del demanio, di concerto con la Direzione Generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa, individua beni immobili in uso all’amministrazione della difesa non più utili ai fini istituzionali da inserire in programmi di dismissione per le finalità di cui all’articolo 3, comma 112, della legge 23 dicembre 1996, n. 662, e successive modificazioni.

Articolo 28
Cessione terreni

1. Al comma 8 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: ´Il prezzo di vendita dei terreni è pari al prezzo di mercato degli stessi immobili liberi, diminuito del 30 per cento. È riconosciuto agli affittuari il diritto di opzione per l’acquisto da esercitarsi con le modalità e nei termini di cui al comma 3. Agli affittuari coltivatori diretti o imprenditori agricoli che esercitano il diritto di opzione per l’acquisto, è concesso l’ulteriore abbattimento di prezzo secondo percentuali analoghe a quelle previste dal presente comma e determinate con i decreti di cui al comma 1. Gli affittuari che esercitano il diritto di opzione possono procedere all’acquisto dei terreni attraverso il regime di aiuto di Stato n. 110/2001, approvato dalla Commissione Ue con decisione comunitaria n. SG (2001) D/288934 del 6 giugno 2001. Non si applicano alle operazioni fondiarie attuate attraverso il regime di aiuto di Stato n. 110/2001 le disposizioni previste dall’articolo 8 della legge 26 maggio 1965, n. 590, e dall’articolo 7 della legge 14 agosto 1971, n. 817. Tali operazioni usufruiscono delle agevolazioni tributarie per la formazione e l’arrotondamento della proprietà contadina previste dalla legge 6 agosto 1954, n. 604.’.

1-bis. All’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 5, l’ultimo periodo è sostituito dal seguente: ´I decreti di cui al comma 1 individuano, anche in deroga a quanto previsto dalla vigente normativa, gli adempimenti necessari al fine di consentire l’esercizio del diritto di prelazione da parte dei soggetti che ne sono titolari’;

b) al comma 6, primo periodo, dopo le parole: ´dei conduttori’ sono aggiunte le seguenti: ´e degli affittuari dei terreni’ e, dopo le parole: ´l’irregolarità’, sono aggiunte le seguenti: ´dell’affitto o’;

c) al comma 7, il secondo periodo è sostituito dal seguente: ´I terreni e le unità immobiliari liberi ovvero i terreni e le unità immobiliari per i quali gli affittuari o i conduttori non hanno esercitato il diritto di opzione per l’acquisto, sono posti in vendita al miglior offerente individuato con procedura competitiva, le cui caratteristiche sono determinate dai decreti di cui al comma 1, fermo restando il diritto di prelazione di cui al comma 5′;

d) al comma 18, ultimo periodo, dopo le parole: ´dei canoni di’ sono aggiunte le seguenti: ´affitto o’;
e) al comma 19, sesto periodo, dopo le parole: ´in caso di cessione’ sono aggiunte le seguenti: ´agli affittuari o’.

Articolo 29
Cessione di immobili adibiti ad uffici pubblici

1. Ai fini del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica previsti per l’anno 2004 attraverso la dismissione di beni immobili dello Stato, in funzione del patto di stabilità e crescita, si provvede alla alienazione di tali immobili con prioritario riferimento a quelli per i quali sia stato già determinato il valore di mercato. L’Agenzia del demanio è autorizzata, con decreto dirigenziale del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con i Ministeri interessati, a vendere a trattativa privata, anche in blocco, beni immobili adibiti ad uffici pubblici non assoggettati alle disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale dettate dal decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, ovvero per i quali sia stato accertato, con le modalità indicate nell’articolo 27 del presente decreto, l’inesistenza dell’interesse culturale. La vendita fa venire meno l’uso governativo, ovvero l’uso pubblico e l’eventuale diritto di prelazione spettante ad enti pubblici anche in caso di rivendita. Si applicano le disposizioni di cui al secondo periodo del comma 17 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, nonché al primo ed al secondo periodo del comma 18 del medesimo articolo 3. Per l’anno 2004, una quota delle entrate rivenienti dalla vendita degli immobili di cui al presente articolo, nel limite di 50 milioni di euro, è iscritta nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze in apposito fondo da ripartire, per provvedere alla spesa per i canoni di locazione degli immobili stessi. Una quota, stabilita con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, delle risorse di cui agli articoli 28, comma 3, e 29, comma 4, della legge 18 febbraio 1999, n. 28, non impegnate al termine dell’esercizio finanziario 2003, è versata all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnata, con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, al fondo di cui al precedente periodo, ai sensi del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 novembre 1999, n. 469. Resta fermo che le risorse di cui all’articolo 29, comma 4, della legge n. 28 del 1999, affidate al citato fondo sono destinate alla spesa per i canoni di locazione di immobili per la Guardia di finanza; la rimanente parte delle risorse stanziate per l’anno 2000 e non impegnate al termine dell’esercizio finanziario 2003 è destinata all’incremento delle dotazioni finanziarie finalizzate alla realizzazione del programma di interventi infrastrutturali del Corpo. Il fondo è attribuito alle pertinenti unità previsionali di base degli stati di previsione interessati con decreti del Ministro dell’economia e delle finanze, su proposta del Ministro competente, da comunicare, anche con evidenze informatiche, tramite l’Ufficio centrale di bilancio alle relative Commissioni parlamentari e alla Corte dei conti. A decorrere dall’anno 2005, l’importo del fondo è determinato con la legge di bilancio.
1-bis. Alle procedure di valorizzazione e dismissione previste dai commi 15 e 17 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, nonché dai commi dal 3 al 5 dell’articolo 80 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e dall’articolo 30 del presente decreto si applicano le disposizioni di cui al regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, ed all’articolo 81, quarto comma, del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616 e successive modificazioni. Per le opere rientranti nelle procedure di valorizzazione e dismissione indicate nel primo periodo del presente comma, ai soli fini dell’accertamento di conformità previsto dagli articoli 2 e 3 del citato regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 383 del 1994, la destinazione ad uffici pubblici è equiparata alla destinazione, contenuta negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi, ad attività direzionali o allo svolgimento di servizi. Resta ferma, per quanto attiene al contributo di costruzione, la disciplina contenuta nella sezione II del capo II del titolo II della parte I del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380.

Articolo 30
Valorizzazione immobili dello Stato attraverso strumenti societari

1. 1. Ai fini della valorizzazione, trasformazione, commercializzazione e gestione del patrimonio immobiliare dello Stato e con le procedure di cui al primo periodo del comma 15 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, vengono promosse le Società di Trasformazione Urbana secondo quanto disposto dall’articolo 120 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, che includano nel proprio ambito di intervento immobili di proprietà dello Stato, anche con la partecipazione del Ministero dell’economia e delle finanze, attraverso l’Agenzia del Demanio, delle regioni, delle province, e delle società interamente controllate dallo stesso Ministero. Nel caso in cui gli enti preposti non abbiano provveduto alla costituzione di tali società entro 180 giorni dalla comunicazione da parte dell’Agenzia del Demanio dell’individuazione dei beni oggetto dei fini sopra indicati, il Ministero dell’economia e delle finanze, mediante l’Agenzia del demanio, ne promuove la costituzione. L’Agenzia del demanio individua gli azionisti privati delle società di trasformazione tramite procedura di evidenza pubblica. Alle società di trasformazione urbana, costituite ai sensi del presente comma, possono essere conferiti o attribuiti, a titolo di concessione, singoli beni immobili o compendi immobiliari di proprietà dello Stato individuati dall’Agenzia del demanio d’intesa con i comuni, le province e le regioni territorialmente interessati, sentite inoltre le Amministrazioni statali preposte alla tutela nel caso di immobili gravati da vincoli. Il trasferimento non modifica il regime giuridico previsto dagli articoli 823 e 829, primo comma, del codice civile, dei beni demaniali trasferiti. I rapporti, anche di natura patrimoniale, intercorrenti tra l’Agenzia del demanio e la società di trasformazione urbana sono disciplinati da apposita convenzione contenente, a pena di nullità, gli obblighi e i diritti delle parti. Una quota dei proventi derivanti dalla valorizzazione degli immobili attraverso le procedure di cui al presente comma spettante agli azionisti pubblici delle società di trasformazione urbana, da stabilirsi con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, è destinata alla realizzazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata, finalizzati a sopperire alle esigenze abitative dei comuni e delle aree metropolitane, elaborati di intesa con le regioni e gli enti locali interessati. I predetti programmi prevedono una quota, di norma pari al 25 per cento, di alloggi da destinare ai soggetti indicati nei primi due periodi del comma 4 dell’articolo 3 del decreto legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.

2. Il Ministero dell’economia e delle finanze, tramite l’Agenzia del demanio, può partecipare a società di trasformazione urbana, promosse dalle città metropolitane e dai comuni, ai sensi dell’articolo 120 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, approvato con decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, e successive modificazioni e integrazioni, che includano nel proprio ambito di intervento immobili di proprietà dello Stato.

2-bis. Al fine di assicurare la continuità dell’azione svolta dall’Agenzia del demanio anche nella fase di trasformazione in ente pubblico economico e di garantire la massima efficienza nello svolgimento dei compiti assegnati ai sensi del presente articolo, nonché degli articoli 27 e 29 del presente decreto, il personale in servizio presso la predetta Agenzia può esercitare l’opzione irrevocabile per la permanenza nel comparto delle agenzie fiscali o per il passaggio ad altra pubblica amministrazione di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n.165, e successive modificazioni, entro due mesi dalla data di approvazione del nuovo statuto e comunque non oltre il 31 gennaio 2004. L’eventuale opzione già esercitata ai sensi dell’articolo 3, comma 5, del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, si intende confermata ove, entro il predetto termine, non venga revocata. All’articolo 3 del decreto legislativo 3 luglio 2003, n. 173, dopo il comma 5 è inserito il seguente:
´5-bis. I dipendenti in servizio all’atto della trasformazione in ente pubblico economico mantengono il regime pensionistico e quello relativo alla indennità di buonuscita secondo le regole vigenti per il personale delle pubbliche amministrazioni. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dello statuto, i predetti dipendenti possono esercitare opzione per il regime pensionistico cui è iscritto il personale assunto successivamente a detta data’.

Articolo 31
Fondi di investimento immobiliare

1. Per l’anno 2003, i soggetti non residenti, che hanno conseguito proventi derivanti dalla partecipazione ai fondi immobiliari, nonché plusvalenze realizzate mediante la loro cessione o rimborso, hanno diritto, facendone richiesta, entro il 31 dicembre dell’anno in cui il provento è percepito o la plusvalenza è realizzata, alla società di gestione del fondo, al pagamento di una somma pari all’1 per cento del valore delle quote, proporzionalmente riferito al periodo di possesso rilevato in ciascun periodo di imposta. In ogni caso il valore delle quote è rilevato proporzionalmente al valore netto del fondo di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto legge 25 settembre 2001, n.351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n.410, sul quale è stato assolta l’imposta sostitutiva. Il pagamento è disposto dai predetti soggetti, per il tramite della banca depositaria, computandolo in diminuzione del versamento dell’imposta sostitutiva dell’1 per cento. Il pagamento non può essere richiesto all’Amministrazione finanziaria.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica nei confronti dei soggetti non residenti indicati nell’art. 6 del decreto legislativo 1° aprile 1996, n.239.

Articolo 32
Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l’incentivazione dell’attività di repressione dell’abusivismo edilizio, nonché per la definizione degli illeciti edilizi e delle occupazioni di aree demaniali

1. Al fine di pervenire alla regolarizzazione del settore è consentito, in conseguenza del condono di cui al presente articolo, il rilascio del titolo abilitativo edilizio in sanatoria delle opere esistenti non conformi alla disciplina vigente.

2. La normativa è disposta nelle more dell’adeguamento della disciplina regionale ai principi contenuti nel testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.380, in conformità al titolo V della Costituzione come modificato dalla legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3, e comunque fatte salve le competenze delle autonomie locali sul governo del territorio.

3. Le condizioni, i limiti e le modalità del rilascio del predetto titolo abilitativo sono stabilite dal presente articolo e dalle normative regionali.

4. Sono in ogni caso fatte salve le competenze delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e di Bolzano.

5. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti fornisce, d’intesa con le regioni interessate, il supporto alle amministrazioni comunali ai fini dell’applicazione della presente normativa e per il coordinamento con le leggi 28 febbraio 1985, n.47, e successive modifiche e integrazioni, e con l’articolo 39 della legge 23 dicembre 1994, n.724, e successive modifiche e integrazioni.

6. Al fine di concorrere alla partecipazione alla realizzazione delle politiche di riqualificazione urbanistica dei nuclei interessati dall’abusivismo edilizio, attivate dalle regioni ai sensi del comma 33 è destinata una somma di 10 milioni di euro per l’anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del dlgs 28 agosto 1997, n.281, sono individuati gli interventi da ammettere a finanziamento.

7. Al comma 1 dell’articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267, è aggiunta, in fine, la seguente lettera:

´c-bis) nelle ipotesi in cui gli enti territoriali al di sopra dei mille abitanti siano sprovvisti dei relativi strumenti urbanistici generali e non adottino tali strumenti entro diciotto mesi dalla data di elezione degli organi. In questo caso, il decreto di scioglimento del consiglio è adottato su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

8. All’articolo 141 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, è inserito il seguente comma: ´2-bis. Nell’ipotesi di cui alla lettera c-bis) del comma 1, trascorso il termine entro il quale gli strumenti urbanistici devono essere adottati, la regione segnala al Prefetto gli enti inadempienti. Il prefetto invita gli enti che non abbiano provveduto ad adempiere all’obbligo nel termine di quattro mesi. A tal fine gli enti locali possono attivare gli interventi, anche sostitutivi, previsti dallo Statuto secondo criteri di neutralità, di sussidiarietà e di adeguatezza. Decorso infruttuosamente il termine di quattro mesi, il prefetto inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio.’

9. Per attivare un programma nazionale di interventi, anche con la partecipazione di risorse private, rivolto alla riqualificazione di ambiti territoriali caratterizzati da consistente degrado economico e sociale, con riguardo ai fenomeni di abusivismo edilizio, da attuare anche attraverso il recupero delle risorse ambientali e culturali, è destinata una somma di 20 milioni di euro per l’anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti di concerto con i Ministri dell’Ambiente e della tutela del territorio e per i beni e le attività culturali, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, d’intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, sono individuati gli ambiti di rilevanza e interesse nazionale oggetto di riqualificazione urbanistica, ambientale e culturale attribuendo priorità alle aree oggetto di programmi di riqualificazione già approvati di cui al decreto Ministro lavori pubblici n 195 del’8 ottobre 1998 (P.R.U.S.T.) e di cui alla legge 15 maggio 1997 n. 127 articolo 17 comma 59 connesso con l’articolo 120 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n 267 (S.T.U.). Su tali aree, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, d’intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma di interventi, anche in riferimento a quanto previsto dall’articolo 29, comma 4, della legge 28 febbraio 1985, n.47, come sostituito dal comma 42 del presente articolo.

10. Per la realizzazione di un programma di interventi di messa in sicurezza del territorio nazionale dal dissesto idrogeologico è destinata una somma di 20 milioni di euro per l’anno 2004 e di 40 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, sono individuate le aree comprese nel programma. Su tali aree, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, d’intesa con i soggetti pubblici interessati, predispone un programma operativo di interventi e le relative modalità di attuazione.

11. Allo scopo di attuare un programma di interventi per il ripristino e la riqualificazione delle aree e dei beni soggetti alle disposizioni del titolo II del decreto legislativo 29 ottobre 1999, n.490, è destinata una somma di 10 milioni di euro per l’anno 2004 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2005 e 2006. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali di concerto con il Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio, da adottare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, di intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n.281, tale somma è assegnata alla Soprintendenza per i beni architettonici e ambientali, per l’esecuzione di interventi di ripristino e riqualificazione paesaggistica, dopo avere individuato, d’intesa con le Regioni, le aree vincolate da ricomprendere nel programma.Il commento

L’articolo 8, comma 10, lettera f), della legge 23 dicembre 1998, n. 448, e successive modificazioni, stabilisce un’agevolazione fiscale per il calore ceduto dalle reti di teleriscaldamento alimentate da biomasse ovvero da energia geotermica, da fruire mediante credito di imposta, pari a lire 20 per ogni chilowattora di calore ceduto.

L’articolo 4, comma 4-bis, del dl 30 settembre 2000, n. 268, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2000, n. 354, ha stabilito, in via temporanea, un aumento del citato credito d’imposta (30 lire per ogni chilowattora di calore fornito dalle suddette reti di teleriscaldamento).

Tale misura è stata più volte riproposta da disposizioni normative a carattere temporaneo e, da ultimo, dall’articolo 6, comma 1, del dl 1° ottobre 2001, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 novembre 2001, n. 418.

Tale ultima disposizione è stata più volte prorogata e, da ultimo, dall’articolo 21, comma 4, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, fino al 30 giugno 2003.

Le penalità previste a carico dei soggetti convenzionati ai sensi dell’articolo 3, commi 1 e 11, del decreto del presidente della repubblica del 22 luglio 1998, n. 322, per la tardiva o errata trasmissione telematica delle dichiarazioni ricevute dai predetti soggetti fino al 31 dicembre 2002, sono ridotte a una somma pari al 10% dell’importo risultante dall’applicazione dei criteri di calcolo fissati nelle relative convenzioni. Il beneficio si applica a condizione che il versamento della penalità ridotta avvenga:

a) per le penalità già contestate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge stessa;

b) per le penalità non ancora contestate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, entro dieci giorni dalla notifica dell’invito al pagamento da parte dell’Agenzia delle entrate.

Al contrario, il beneficio non si applica alle penalità già versate alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto in esame.

Il comma 2 stabilisce che per l’anno 2003 non si fa luogo all’emanazione del decreto del presidente del consiglio dei ministri previsto dall’articolo 8, comma 5, della legge 23 dicembre 1998, n. 448.

Com’è noto, l’articolo 8 della legge 23 dicembre 1998, n. 448 (cosiddetta Carbon tax) stabilisce aumenti delle aliquote di accisa, per gli oli minerali e dell’imposta di consumo su taluni altri prodotti energetici (carbone, coke di petrolio e orimulsion), a partire dal 1° gennaio 2005 (cosiddette aliquote obiettivo). È previsto inoltre che le aliquote future siano raggiunte attraverso aumenti annuali parziali delle medesime aliquote, da stabilire attraverso l’emanazione, ai sensi dell’articolo 17 della legge 23 agosto 1988, n. 400, di un apposito regolamento.
Tale disposizione è stata applicata solo per il 1999 (vedi decreto del presidente del consiglio dei ministri 15 gennaio 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 11 del 15 gennaio 1999) in quanto il trend di crescita dei prezzi dei prodotti petroliferi ha reso non opportuni gli aumenti sopra citati.

commenti

Articolo 18
di Bruno Pagamici

L’articolo ha introdotto alcune modifiche nella materia dei contributi per il recupero degli oli esausti. L’art. 6 del dl 28/12/01, n. 452, convertito, con modificazioni, dalla legge 27/2/2002, n.16 (così come modificato dall’art. 3 del dl 24/9/02, n. 209, convertito, con modificazioni, dalla l. 22/11/02, n. 265), ha stabilito la soppressione dell’imposta di consumo sugli oli lubrificanti, a oggi prevista dall’art. 62 del Testo unico delle disposizioni legislative sulle imposte sulla produzione e sui consumi di cui al dlgs 26/10/95, n. 504.

A sua volta, l’art. 7 del medesimo dl, ha istituito un contributo di riciclaggio e di risanamento ambientale sugli oli lubrificanti, finalizzato, tra l’altro, a compensare i costi dell’attività di trattamento degli oli usati. Tale trattamento può concretizzarsi, tra l’altro, nella rigenerazione degli oli usati per la produzione di basi lubrificanti ovvero nel riciclaggio degli stessi oli usati per la produzione di combustibili a specifica.
Il contributo, commisurato in 325 euro per mille chilogrammi di prodotto, è ripartito in due parti, delle quali, l’una (258 euro), corrisposta a titolo di contributo di risanamento ambientale e l’altra (67 euro) destinata al sostegno delle attività di rigenerazione e di produzione di combustibili a specifica. Il comma 6 del citato art. 7 del dl n. 452 del 2001 stabilisce inoltre che, con decreto del ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e con il ministro delle attività produttive, può essere modificata l’entità del contributo destinato al sostegno dell’attività di recupero degli oli usati. L’articolo in esame modifica il comma 1 del citato art. 7, eliminando i combustibili a specifica ottenuti dal processo di riciclaggio degli oli usati dai prodotti che possono beneficiare del contributo suddetto. Parimenti, l’articolo in commento modifica il citato comma 6 del medesimo art. 7, sempre in relazione alla previsione dell’esclusione dei combustibili a specifica dai prodotti che possono beneficiare del contributo.

articolo 19
di Giuseppe Rivetti

Il consumatore che acquista prodotti per un prezzo pari o superiore a 50 euro, in esercizi commerciali convenzionati con associazioni, organizzazioni ed enti che svolgono attività etiche, ha la possibilità di manifestare l’assenso alla destinazione a loro favore (da parte dello Stato) di una quota pari all’1% dell’imposta sul valore aggiunto sui prodotti acquistati. Al fine di circoscrivere l’ambito soggettivo di applicazione della norma in esame (nella seconda versione) il legislatore ha precisato che sono, comunque, considerati enti svolgenti attività etiche le associazioni di promozione sociale iscritte negli appositi registri, gli enti di volontariato e le onlus. L’intervento legislativo, per altro verso, realizza una forma indiretta di finanziamento, a favore delle organizzazioni ritenute più meritevoli nel campo delle attività etiche. La loro individuazione viene, di regola, strettamente collegata con lo svolgimento di attività solidaristiche. D’altra parte lo stesso capo IV del provvedimento legislativo contiene un riferimento, ritengo non casuale, al concetto di solidarietà (Società civile famiglia e solidarietà). Ciò porta a concludere che lo svolgimento di attività solidaristiche costituirà un fattore decisivo per accedere alle quote in argomento.

articolo 20
di Giuseppe Rivetti

Per l’acquisto di autoambulanze e di beni mobili iscritti in pubblici registri destinati ad attività antincendio da parte dei vigili del fuoco volontari, le associazioni di volontariato iscritte nei registri di cui all’art. 6 della legge 11 agosto 1991, n. 266 e le organizzazioni non lucrative di utilità (onlus) possono conseguire un contributo nella misura del 20% del prezzo complessivo di acquisto, mediante corrispondente riduzione del medesimo prezzo praticata dal venditore. Quest’ultimo recupera le somme corrispondenti alla riduzione praticata mediante compensazione ai sensi dell’art. 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241. Sul piano normativo il contributo viene introdotto mediante una integrazione al comma 1 dell’art. 96 della legge 21 novembre 2000 n. 342. Si tratta in realtà di un ampliamento delle previsioni legislative che già prevedevano specifiche forme di finanziamento. L’innovazione in ogni caso prevede la possibilità di richiedere un beneficio finanziario (nella misura del 20%) che ovviamente sarà alternativo rispetto a quello previsto dalla legge n.342/00. Quest’ultima disposizione prevede l’erogazione di contributi in misura percentuale sul prezzo di acquisto del bene, determinata sulla base delle domande pervenute e ritenute ammissibili (e delle disponibilità economiche). Nella normativa non viene operato alcun riferimento espresso a beni nuovi per cui (salvo precisazioni) è opportuno ritenere che il beneficio si estenda anche in caso di acquisto di beni usati. Tuttavia questa è una tematica su cui si dovrebbe tornare con maggior chiarezza.

articolo 21
di Daniele Cirioli

La disposizione introduce tre novità: la prima riguarda l’introduzione di un assegno alle madri per il secondo figlio; la seconda il diritto alle deduzioni fiscali Irpef per carichi di famiglia a favore dei lavoratori stranieri; la terza introduce una forma di collaborazione occasionale gratuita e senza oneri previdenziali Inps a favore degli imprenditori artigiani.

Dai comuni, un assegno di 1.000 euro alle famiglie per il secondogenito (e oltre) che venga alla luce nel periodo dal 1° dicembre 2003 a tutto il 2004. La nuova prestazione, molto simile quanto a disciplina all’assegno per il nucleo familiare già vigente per la famiglie numerose (con tre figli almeno), sarà infatti riconosciuta dai comuni ed erogata materialmente dall’Inps. Spetterà a tutte le donne residenti, cittadine italiane o comunitarie, per ogni figlio nato o adottato oltre il primo. A tal fine, la norma affida ai comuni il compito di informare gli interessati invitandoli a certificare il possesso dei requisiti all’atto dell’iscrizione all’anagrafe dei nuovi nati.

In materia di Irpef, l’articolo 21 stabilisce, inoltre, ai fini di controllo, che i sostituti d’imposta (quindi nel caso di rapporti di lavoro) possono verificare il diritto alla deduzione per i figli a carico, nel caso di cittadini extracomunitari, dallo stato di famiglia rilasciato dal comune, se nella relativa anagrafe i figli sono effettivamente iscritti, ovvero da equivalente documentazione validamente formata nel paese d’origine, tradotta in italiano e asseverata come conforme all’originale dal consolato italiano nel paese di origine.
L’articolo 21 prevede poi una norma di favore per gli artigiani che danno occupazione ai parenti. In particolare, stabilisce che tali imprenditori, iscritti nei relativi albi provinciali, possano avvalersi, in deroga alla normativa previdenziale vigente (quindi senza obbligo di versare la relativa contribuzione all’Inps) di collaborazioni occasionali di parenti entro il terzo grado, aventi anche il titolo di studente, per un periodo complessivo nel corso dell’anno non superiore a 90 giorni. Per l’applicazione di tale deroga, le collaborazioni devono avere carattere di aiuto, essere svolte a titolo di obbligazione morale e perciò senza la corresponsione di compensi, ed essere prestate nel caso di temporanea impossibilità dell’imprenditore artigiano all’espletamento della propria attività lavorativa. In ogni caso, resta fermo, invece, l’obbligo a carico dell’imprenditore dell’iscrizione ed assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali (e quindi al versamento dei premi Inail) dei temporanei collaboratori.

Articolo 22
di Daniele Cirioli

L’articolo riguarda gli asili nido e prevede che nel caso si debba procedere a mutamento della destinazione d’uso di immobili a uso abitativo per essere adibiti a tale struttura ricettiva, è necessario effettuare la denuncia di inizio attività. In ogni caso, restano ferme tutte le altre disposizioni in materia di sicurezza, igiene e tutela della salute, nonché le norme contenute nei regolamenti condominiali.

Articolo 23
di Antonio Ciccia

L’articolo 23 vara l’operazione trasparenza sui prezzi e finanzia un apposito fondo per finanziare le iniziative attivate dai comuni e dalle Camere di commercio, mirate a promuovere e sostenere l’organizzazione di panieri di beni di generale e largo consumo. Finanziate anche le iniziative di comunicazione al pubblico, anche attraverso strumenti telematici, degli elenchi degli esercizi commerciali presso i quali sono disponibili, in tutto o in parte, i panieri e di quelli meritevoli, o meno, in ragione dei prezzi praticati.
Articolo 24
di Franco Ricca

Ancora tre mesi per l’Iva ridotta nel settore delle manutenzioni di edifici privati: l’aliquota del 10%, in luogo di quella ordinaria del 20%, potrà essere applicata alle operazioni fatturate fino al 31 dicembre 2003. Prorogando il precedente termine del 30 settembre, l’articolo 24 coglie fino in fondo l’opportunità di riduzione transitoria che la normativa comunitaria concede, appunto, sino alla fine dell’anno in corso. Per il resto, non c’è nessuna novità sulla portata e sul funzionamento dell’agevolazione, che riguarda fondamentalmente le prestazioni di servizi di manutenzione ordinaria o straordinaria di edifici abitativi privati (gli interventi edilizi di grado superiore, quali risanamenti, restauri e ristrutturazioni, sono agevolati permanentemente e oggettivamente, cioè a prescindere dalla categoria e della destinazione d’uso del fabbricato al quale si riferiscono). A questo proposito è opportuno ricordare che se l’intervento manutentivo prevede l’impiego di beni significativi, come individuati dal dm 29/12/99 (caldaie, sanitari e rubinetteria da bagno, ascensori e montacarichi, infissi esterni e interni, impianti di condizionamento, videocitofoni, impianti di sicurezza), l’agevolazione incontra una limitazione, in quanto l’aliquota agevolata, sul valore dei beni significativi, sarà applicabile per la parte che trova capienza del residuo valore dell’intervento, mentre sull’eccedenza si applicherà l’aliquota ordinaria del 20%.

Articolo 25
di Franco Ricca

La disposizione reintroduce, dal 2 ottobre scorso, le agevolazioni in materia di accisa previste dall’art. 27, comma 4, della legge n. 388/2000, consistenti nell’applicazione di un’aliquota ridotta sul gas metano impiegato come combustibile per usi civili di riscaldamento individuale a tariffa T2, fino a 250 metri cubi annui, utilizzato nelle province di Aosta, Belluno, Bolzano e Trento.

Art. 26
di Achille Maccapani

Prevista la possibilità di accesso ai mutui agevolati per l’acquisto di immobili pubblici anche a favore dei conduttori delle unità residenziali trasferite alle srl incaricate di effettuare la realizzazione di operazioni di cartolarizzazione dei proventi della vendita del patrimonio immobiliare statale e di altri enti pubblici. Inoltre viene riconosciuto a favore dei conduttori delle unità immobiliari a uso diverso da quello residenziale il diritto di opzione per l’acquisto in forma individuale. Per ciò che riguarda i rinnovi dei contratti di affitto degli immobili pubblici trasferiti alle società costituite dal ministero dell’economia e delle finanze, con riferimento ai casi delle famiglie con reddito inferiore a 19 mila euro e delle famiglie con membri ultrasessantacinquenni o con componenti disabili, e il cui reddito sia inferiore a 22 mila euro, il rinnovo del contratto di locazione per un periodo di nove anni ha inizio a partire dalla data, successiva al trasferimento dell’unità immobiliare alle società succitate, e nella quale sarebbe quindi scaduto il contratto di locazione se fosse stato rinnovato. È necessario che: il contratto originario di locazione non sia stato formalmente rinnovato, i soggetti interessati risultano in regola con il pagamento dei canoni e degli oneri accessori, la loro locazione sia regolare.

Il diritto di prelazione è esteso anche a favore dei conduttori delle unità immobiliari adibite a uso diverso da quello residenziale, oltre che degli affittuari dei terreni. Per quanto riguarda gli immobili a uso residenziali, viene inoltre concesso, a favore dei conduttori che acquistano a mezzo di mandato collettivo e rappresentano almeno il 50%, ma meno dell’80% delle unità residenziali complessive dell’immobile al netto di quelle libere, un abbattimento del prezzo fino a un massimo dell’8%. Devono considerarsi individuati tra gli immobili di pregio, in sede di emanazione dei decreti ministeriali con i quali sono trasferiti i beni immobili alle società costituite dal ministero dell’economia e delle finanze, anche quelli che si trovano in stato di degrado e per i quali sono necessari interventi di restauro e di risanamento conservativo, ovvero di ristrutturazione edilizia. La fase di individuazione dei suddetti immobili viene effettuata senza l’apporto dell’Osservatorio sul patrimonio immobiliare degli enti previdenziali. La nullità degli atti di disposizione degli immobili acquistati per effetto dell’esercizio del diritto di opzione e del diritto di prelazione, prima della decorrenza dei cinque anni dalla data di acquisto, va riferita solo ai casi degli immobili a uso residenziale non di pregio. Il divieto in capo alle p.a. statali, agli enti pubblici territoriali e agli altri soggetti pubblici non deve essere tuttavia applicato nei confronti degli enti pubblici territoriali che intendono acquistare unità immobiliari residenziali poste in vendita, che risultano libere, oppure per le quali non sia stato esercitato il diritto di opzione da parte dei conduttori che si trovano nelle condizioni di disagio economico, ai fini dell’assegnazione delle unità immobiliari ai predetti soggetti. Per l’acquisto di immobili già conferiti alle società costituite dal ministero dell’economia e delle finanze, le regioni, i comuni e gli altri enti pubblici territoriali possono costituire società per azioni, anche con la partecipazione di azionisti privati individuati tramite procedura di evidenza pubblica. Eliminata la previsione della scadenza del termine ultimo di opzione entro il 31/10/2001 per le unità immobiliari. Inoltre, per favorire la valorizzazione dei beni immobili statali suscettibili di uso turistico e nell’ambito del perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica in funzione del patto di stabilità e crescita, l’Agenzia del demanio, con decreto dirigenziale del ministero dell’economia e delle finanze, può essere autorizzata a vendere a trattativa privata, anche in blocco, beni immobili dello stato a Sviluppo Italia spa. Per quanto concerne poi i beni immobili che risultino essere non più strumentali alla gestione caratteristica dell’impresa ferroviaria, di proprietà di Ferrovie dello stato spa, oltre ai beni acquisiti ad altro titolo, sono venduti da Ferrovie dello stato spa, o dalle società da essa controllate, direttamente o mediante costituzione di apposite società chiamate a effettuare le operazioni di cartolarizzazione. Le vendite degli immobili sono effettuate, mediante esonero dalla consegna dei documenti relativi alla proprietà e di quelli attestanti la regolarità urbanistica, edilizia e fiscale degli stessi beni. I proventi delle vendite vengono reinvestiti da Rfi spa in investimenti per lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria e, in particolare, per il miglioramento della sicurezza dell’esercizio. Viene precisato che non si applicano, per quanto riguarda le cessioni dei crediti effettuate nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione dello stato e di altri enti pubblici, previste dalla legge ovvero approvate con provvedimenti dell’amministrazione dello stato, le disposizioni del testo unico di contabilità generale dello Stato in materia di: notifica di cessioni, delegazioni, costituzioni di pegno, pignoramenti, sequestri e opposizioni relative a somme dovute dallo stato; validità di tali notifiche sugli ordini di pagamento che verranno emessi in futuro; utilizzo, ai fini di tali notifiche, di atti pubblici o scritture private autenticate da notai; indicazione negli atti notificati del titolo e dell’oggetto del credito verso lo stato, che si intende colpire, cedere o delegare. In pratica, dunque, non saranno soggetti a pignoramento per crediti dello stato i proventi delle attività delle c.d. società costituite per le operazioni di cartolarizzazione immobiliare.
È poi prevista l’autorizzazione di spesa di 2,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2004 e 2005, da assegnare alla regione Friuli-Venezia Giulia per la realizzazione di interventi e di opere infrastrutturali di interesse locale, da essa individuati nei comuni interessati dal progetto di ampliamento della base di Aviano. Si prevede inoltre la vendita degli alloggi di servizio per il personale militare, che non si trovano all’interno delle infrastrutture militari oppure, qualora vi fossero ubicati, non siano posti in via operativa al loro diretto e funzionale servizio, secondo quanto previsto con decreto del ministero della difesa, né classificati quali alloggi di servizio connessi all’incarico occupati dai titolari dell’incarico in servizio. Tale principio, tuttavia, non si applica nei confronti degli alloggi che rientrino in una delle seguenti casistiche: a) sono effettivamente assegnati a personale in servizio per attuali esigenze abitative proprie o della famiglia; b) sono in corso di manutenzione per avvicendamento dei titolari; c) sono occupati da soggetti ai quali sia stato notificato, anche eventualmente a mezzo ufficiale giudiziario, il provvedimento amministrativo di recupero forzoso. Il diritto di opzione riconosciuto a favore dei conduttori delle unità immobiliari a uso residenziale deve essere riconosciuto soltanto a favore di coloro che comunque corrispondono allo stato un canone o una indennità per l’occupazione dell’alloggio. Per il 2004 una quota delle entrate derivanti dalla vendita degli alloggi di servizio per il personale militare viene riassegnata alla dotazione di bilancio del ministero della difesa finalizzata al pagamento dei canoni di affitto dei suddetti immobili. Viene autorizzata, infine, la spesa di 15 milioni di euro per l’anno 2003, a favore del comune di Roma, per investimenti nel settore del trasporto pubblico locale.

Articolo 27
di Achille Maccapani

Al via la verifica, da parte delle soprintendenze, ai fini del mantenimento del vincolo previsto dal dlgs 490/99, nei confronti del patrimonio immobiliare pubblico, con conseguente vendita delle proprietà dello stato e/o delle p.a., che non risultino più soggette al suddetto vincolo. Viene garantito quindi il principio in base al quale le cose immobili e mobili appartenenti allo stato, alle regioni, alle province, alle città metropolitane, ai comuni e a ogni altro ente e istituto pubblico, sono sottoposte alle disposizioni in materia di tutela del patrimonio culturale fino a quando non sia stata effettuata la verifica di sussistenza dell’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico. Detta verifica è effettuata dalle soprintendenze, in via autonoma oppure dietro richiesta dei soggetti proprietari, in base agli indirizzi di carattere generale stabiliti dal ministero per i beni e le attività culturali. In caso di avvenuto completamento della verifica, e in presenza del riscontro del mancato interesse al mantenimento del vincolo, i suddetti beni sono quindi esclusi dall’applicazione delle disposizioni di tutela del patrimonio storico, architettonico, ambientale e paesistico, contenute nel dlgs 490/99. L’esclusione, che trova forma in appositi provvedimenti di esito negativo della verifica, viene comunicata ai rispettivi uffici degli enti proprietari, affinché provvedano a effettuare le operazioni di sdemanializzazione, purché non sussistano diverse e ulteriori ragioni di pubblico interesse, la cui valutazione sarà effettuata da parte del ministero interessato. Di contro, i beni in cui è stato riscontrato, sulla base degli interessi generali previsti dal ministero per i beni e le attività culturali, l’interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico rimangono sottoposti per sempre alle disposizioni di tutela. Questo accertamento positivo ha valore di dichiarazione di apposizione del vincolo, con conseguente obbligo di trascrizione catastale. Tale procedura si applica anche per i beni immobili appartenenti a soggetti proprietari, che mutano in qualsiasi caso la loro forma giuridica (per esempio, la sede di una casa di riposo, di proprietà di un’ex-Ipab, trasformata in fondazione di diritto privato). Durante la fase di prima applicazione della disciplina normativa in questione, la filiale competente per territorio dell’Agenzia del demanio trasmette alla soprintendenza regionale, entro 30 giorni dalla emanazione del decreto ministeriale di approvazione dei criteri generali tracciati dal ministero per i beni e le attività culturali, gli elenchi degli immobili di proprietà dello stato o del demanio statale sui quali la verifica dovrà essere effettuata, comprensivi anche delle schede descrittive contenenti i dati conoscitivi relativi ai singoli immobili. Nel decreto ministeriale succitato, emanato entro 30 giorni, devono essere indicati anche i criteri per la predisposizione degli elenchi e le modalità di redazione delle schede descrittive, nonché le modalità di trasmissione dei predetti elenchi e delle schede descrittive anche attraverso le altre amministrazioni interessate. Successivamente, la soprintendenza regionale, in base all’istruttoria svolta dalle soprintendenze competenti e del parere espresso dalle stesse entro il termine perentorio di 30 giorni dalla richiesta, conclude il procedimento di verifica relativo alla sussistenza dell’interesse culturale dell’immobile con provvedimento motivato, e comunica i relativi risultati all’agenzia richiedente, entro 60 giorni dal ricevimento della relativa scheda descrittiva. In caso di mancata comunicazione entro il termine complessivo di 120 giorni dal ricevimento della scheda, si produce il silenzio rifiuto, cioè l’esito negativo implicito. Per quanto riguarda poi le schede descrittive degli immobili di proprietà dello stato che hanno ottenuto la verifica positiva, comprensive dei provvedimenti motivati, vanno a confluire in un archivio Intranet, accessibile sia alle soprintendenze sia alle agenzie del demanio, ai fini del monitoraggio del patrimonio immobiliare e di programmazione degli interventi in funzione delle rispettive competenze istituzionali. Relativamente invece agli immobili appartenenti alle regioni e agli altri enti pubblici territoriali, oltre che a quelli di proprietà di altri enti e istituti pubblici, è prevista l’effettuazione della verifica su richiesta degli enti interessati, che corredano la richiesta con le schede descrittive dei singoli immobili: anche in questo caso si applica la stessa procedura prevista per gli immobili statali. I beni immobili che superano l’esito positivo per la non conferma del vincolo previsto dal dlgs 490/88, possono essere messi in vendita attraverso le procedure di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico, tuttora operanti. Infine, l’Agenzia del demanio, in accordo con la direzione generale dei lavori e del demanio del ministero della difesa, provvede a individuare i beni immobili in uso all’amministrazione della difesa non più utili ai fini istituzionali da inserire in programmi di vendita del patrimonio pubblico ritenuto non più strategico per le finalità dello stato.

Articolo 28
di Fabrizio Giovanni Poggiani

L’articolo in commento prevede, in caso di trasferimento a titolo oneroso attraverso l’aiuto di Stato n. 110/2001 o in caso di concessione in enfiteusi di fondi rustici in affitto a coltivatori diretti, mezzadri, coloni o compartecipanti sempre assistito dall’aiuto di stato citato, la non applicazione del diritto di prelazione o riscatto come previsto dalla legge 590/1965 a favore dei coltivatori diretti affittuari o confinanti, anche se lo stesso fondo sia coltivato da soggetti beneficiari di tale diritto da almeno due anni, dopo la disposta riduzione da quattro a due anni prevista dall’articolo 7 della legge 14/8/71 n. 817.

Ulteriore agevolazione disposta è quella che prevede l’applicazione dei benefici della piccola proprietà contadina al trasferimento del terreno al nuovo proprietario, ove possibile, con l’applicazione dell’imposta di registro in misura fissa pari a 129,11 euro, imposta ipotecaria in misura fissa di 129,11 euro e imposta catastale pari all’1% sul prezzo di cessione dichiarato in atto, come disposto dalla legge 6/8/54, n. 604.
È stato disposto, infine, che i decreti relativi al trasferimento devono individuare gli adempimenti necessari al fine di consentire l’esercizio del diritto di prelazione e in caso di mancato esercizio del diritto di prelazione, il terreno sarà ceduto al miglio offerente individuato con apposita procedura di vendita stabilita sempre con i decreti del ministero dell’economia.

Articolo 29
di Achille Maccapani

Per raggiungere gli obiettivi di finanza pubblica previsti per il 2004, mediante la dismissione di beni immobili dello stato, ai fini dell’attuazione del patto di stabilità, è prevista la vendita dei suddetti immobili con prioritario riferimento a quelli per i quali sia stato già determinato il valore di mercato. L’Agenzia del demanio può quindi vendere a trattativa privata, anche in blocco, beni immobili adibiti a uffici pubblici, che non siano soggetti al vincolo previsto dal dlgs 490/99, o per i quali sia stata effettuata con esito positivo la verifica per la cessazione del vincolo stesso, con conseguente accertata inesistenza dell’interesse culturale. Con la vendita vengono quindi meno l’uso governativo, l’uso pubblico e l’eventuale diritto di prelazione che dovrebbe spettare agli enti pubblici, anche in caso di rivendita. L’utilizzo dei proventi della vendita dei suddetti immobili è destinato, in parte, al finanziamento delle spese di affitto degli uffici statali.
Relativamente alle opere che rientrano nelle procedure di valorizzazione e dismissione del patrimonio pubblico immobiliare, per il solo accertamento di conformità, la destinazione a uffici pubblici equivale alla destinazione, contenuta negli strumenti urbanistici e nei regolamenti edilizi, ad attività direzionali o allo svolgimento di servizi: sulle suddette opere si applica, per ciò che riguarda il versamento del contributo di costruzione al comune territorialmente interessato, la disciplina contenuta nel Testo unico dell’edilizia (dpr 380/2001).

articolo 30
di Achille Maccapani

Per valorizzare, trasformare, commercializzare e gestire il patrimonio immobiliare, è prevista la promozione della creazione di apposite Stu (Società di trasformazione urbana), mediante utilizzo della disciplina in materia, già prevista per gli enti locali (art. 120, dlgs 267/2000): l’ambito di intervento di queste Stu comprende immobili di proprietà dello stato, anche con la partecipazione del ministero dell’economia e delle finanze, attraverso l’Agenzia del demanio, delle regioni, delle province, e delle società interamente controllate dallo stesso ministero.

Detti enti devono provvedere alla costituzione delle Stu entro il termine perentorio di 180 giorni dalla comunicazione da parte dell’Agenzia del demanio dell’individuazione dei beni interessati dalle suddette finalità. In caso contrario (e cioè di inerzia dei suddetti enti), scatta l’intervento del ministero dell’economia e delle finanze, il quale, attraverso l’Agenzia del demanio, provvede a promuoverne la costituzione. Spetta quindi all’Agenzia del demanio individuare gli azionisti privati delle società di trasformazione, mediante procedura di evidenza pubblica (per esempio, mediante asta pubblica). È prevista la possibilità di conferire o attribuire alle Stu, singoli beni immobili o compendi immobiliari di proprietà dello stato individuati dall’Agenzia del demanio, in accordo con i comuni, le province e le regioni territorialmente interessati, sentite anche le amministrazioni statali competenti per la tutela (ci si riferisce evidentemente alle soprintendenze), nel caso di immobili gravati da vincoli.

Il trasferimento non modifica il regime giuridico previsto per i beni demaniali trasferiti. La disciplina dei rapporti, anche di carattere patrimoniale, che intercorrono tra l’Agenzia del demanio e le Stu, è contenuta in un’apposita convenzione contenente in via obbligatoria, a pena di nullità, gli obblighi e i diritti delle parti. È prevista la destinazione di una quota percentuale dei proventi che derivano dalla valorizzazione degli immobili, e che spetta agli azionisti pubblici delle Stu, da stabilirsi con decreto del ministro dell’economia e delle finanze, a favore della realizzazione di programmi di edilizia residenziale convenzionata, finalizzati a cercare di dare soluzione alle esigenze abitative dei comuni e delle aree metropolitane, elaborati in accordo con le regioni e gli enti locali interessati.

Il ministero dell’economia, attraverso l’Agenzia del demanio, può partecipare alle Stu che comprendono nel proprio ambito di intervento immobili di proprietà dello stato.
Per garantire la continuità dell’azione svolta dall’Agenzia del demanio, anche durante la fase di trasformazione in ente pubblico economico, nonché per consentire il raggiungimento della massima efficienza nello svolgimento dei compiti assegnati, il personale in servizio presso la predetta Agenzia può esercitare l’opzione irrevocabile per la permanenza nel comparto delle agenzie fiscali o per il passaggio ad altra p.a., entro due mesi dalla data di approvazione del nuovo statuto e comunque entro il termine perentorio del 31/01/2004. L’eventuale opzione già esercitata in precedenza si intende confermata nel caso in cui, entro il suddetto termine, non dovesse essere revocata. Con una modifica all’art. 3 del dlgs 173/2003, si prevede quindi che i dipendenti in servizio al momento della trasformazione in ente pubblico economico mantengano il regime pensionistico e quello relativo all’indennità di buonuscita in base alle regole previste per il personale delle p.a. Inoltre, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore dello statuto, i suddetti dipendenti possono esercitare opzione per il regime pensionistico al quale è iscritto il personale assunto in seguito, appunto, alla vigenza dello statuto stesso.

articolo 31
di Achille Maccapani

Relativamente al periodo di imposta 2003, i soggetti non residenti che hanno ottenuto proventi dovuti alla partecipazione ai fondi immobiliari, oltre alle plusvalenze conseguite attraverso la loro cessione o rimborso, possono effettuare, previa richiesta, entro il 31 dicembre dell’anno in cui il provento è ottenuto o la plusvalenza è realizzata, alla società di gestione del fondo, al pagamento di una somma pari all’1% del valore delle quote, riferito in via proporzionale al periodo di possesso rilevato in ciascun periodo di imposta. Al riguardo, il legislatore precisa che, in ogni caso, il valore delle quote deve essere rilevato in proporzione al valore netto del fondo, sul quale è stata assolta l’imposta sostitutiva. I soggetti provvedono poi al pagamento, attraverso la banca depositaria, calcolandolo in diminuzione del versamento dell’imposta sostitutiva dell’1%. Detto pagamento non può essere richiesto all’amministrazione finanziaria.

Articolo 32
di Antonio Ciccia

Il condono edilizio è giunto al traguardo. Il decreto legge 30 settembre 2003, n. 269, intitolato alle disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell’andamento dei conti pubblici, operativo dal 2 ottobre 2003, è stato convertito con alcune modificazioni anche con riferimento alla definizione agevolata degli illeciti edilizi.

La prima tappa prevista per conseguire il beneficio è il 31 marzo 2004 con la presentazione delle domande e il versamento del 30% dell’oblazione e degli oneri dovuti al comune. Altre due rate vanno pagate a giugno e settembre 2004. Con la terza rata bisogna presentare la documentazione e le denunce Ici e Tarsu. Se il comune non risponde tempo due anni è matura il silenzio-assenso.

Innanzitutto sono condonabili gli abusi ultimati sino al 31 marzo 2003. Viene mantenuto il limite di volumetria di 750 metri cubi sia per gli ampliamenti sia per le nuove costruzioni residenziali. L’ampliamento deve essere mantenuto nel limite alternativo del 30% della costruzione originaria. Le nuove costruzioni residenziali sono condonabili quando non superino complessivamente i 3 mila metri cubi alla condizione che le singole unità che le compongano non oltrepassino il limite dei 750 metri cubi.

Sono condonabili tutte le tipologie di intervento edilizio: nuove costruzioni, ristrutturazione edilizia, manutenzioni straordinarie e restauri e risanamenti conservativi.

Sul punto va considerato che la nozione di ristrutturazione edilizia comprende anche la demolizione e successiva ricostruzione con stessa volumetria e sagoma. Numerose le esclusioni dalla sanatoria, tra cui si segnalano gli abusi su immobili soggetti a vincoli idrogeologici, delle falde acquifere, beni ambientali e paesistici, parchi e aree protette.

Vengono confermate le esclusioni relative a imputati di ricettazione e di mafia. Viene anche confermato che la sanatoria non travolge i diritti dei terzi (per esempio titolari di servitù).

Il procedimento di condono edilizio si apre con la domanda, cui va allegata l’attestazione del versamento del 30% dell’oblazione e degli oneri dovuti al comune. La domanda va presentata utilizzando il modello approvato in allegato al provvedimento. Segue il versamento in altre due rate dell’oblazione e degli oneri. Con il versamento dell’ultima rata occorrerà l’integrazione dei documenti. Con il decorso di ulteriori due anni si otterrà il silenzio-assenso.

Per gli abusi su aree di proprietà dello stato occorrerà che lo stato venda le aree stesse o le conceda per il mantenimento dell’opera: la definizione della vendita o della concessione è preliminare alla definizione della sanatoria.

L’oblazione è forfettaria per i piccoli abusi (516 euro per manutenzioni straordinarie, da 1.700 a 3.500 euro per restauri e risanamenti conservatici). L’oblazione è calcolata a metro quadrato per le ristrutturazioni e nuove costruzioni (compresi gli ampliamenti): si va da 60 euro/mq per ristrutturazioni residenziali fino a 150 euro/mq per abusi relativi a immobili non residenziali.

Viene espressamente esclusa l’applicazione di sconti per i casi di disagio abitativo, che invece erano previsti dalla legge sul condono del 1994.

Il condono edilizio peraltro avrà il suo compimento normativo con le leggi regionali. Le procedure che i comuni dovranno eseguire per la definizione delle pratiche devono essere emanate dalle regioni entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto legge 269/2003.

Tra l’altro bisogna aspettare le regioni anche perché da una loro decisione dipenderà l’importo delle oblazione: le cifre delle tabelle allegate al decreto legge possono essere incrementati del 10%.

Non solo. Le regioni hanno spazio di manovra per la quantificazione degli oneri di concessione, che possono essere addirittura raddoppiati. Peraltro, va segnalato che numerose regioni hanno approvato atti amministrativi o disegni di legge con lo scopo di neutralizzare il condono edilizio. La questione è quella dell’individuazione del soggetto cui appartiene il potere di disporre in materia edilizia: stato o regione? La questione è già stata portata all’attenzione della Corte costituzionale.

Il decreto legge non porta solo il condono. Viene modificato l’articolo 44 del Testo unico per l’edilizia che prevede le sanzioni penali per le ipotesi di abusi edilizi. Il decreto raddoppia le pene pecuniarie previste. L’ammenda per le inosservanze di norme e prescrizioni passa a 20.658 euro. L’ammenda per le costruzioni senza permesso di costruire o in totale difformità e per l’inosservanza dell’ordine di sospensione lavori passa al minimo di 10.328 euro e al massimo di 10.3290 euro. Per le lottizzazioni abusive l’ammenda passa nel minimo a 30.986 e nel massimo a 10.3290 euro. Le stesse sanzioni si applicano alle violazioni del regime della Superdia.

Gli abusi sanabili sono descritti in varie disposizioni del decreto legge 269/2003. Vediamole in maniera analitica.

Sono sanabili le opere esistenti non conformi alla disciplina vigente (art. 32, comma 1).

Con riferimento al dato cronologico sono sanabili le opere abusive che risultino ultimate entro il 31 marzo 2003 (comma 25). Per il concetto di ultimazione soccorre l’articolo 31 della legge 47/1985 nella parte in cui spiega che si intendono ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura, ovvero, quanto alle opere interne agli edifici già esistenti e a quelle non destinate alla residenza, quando esse siano state completate funzionalmente.

Il manufatto realizzato deve essere tale da definire la volumetria da sanare. L’edificio, dunque, deve essere completato nelle parti strutturali, inclusa la copertura, e può essere soggetto a interventi di completamento funzionale a prescindere dalla tecnologia utilizzata.

L’epoca di ultimazione deve risultare dalla dichiarazione sostitutiva che il cittadino deve rendere nonché dalla dichiarazione allegata alla domanda riportata in allegato al decreto legge 269/2003.

Con riferimento alla tipologia di intervento edilizio sono sanabili le nuove costruzioni, ristrutturazioni edilizie, restauri e risanamenti conservativi, manutenzioni straordinarie, opere non valutabili in termini di volumetria e sagoma (comma 25)

La tipologia delle opere abusive sanabili si articola in sei categorie. Erano sette nel precedente condono. La tipologia che non è stata confermata è quella delle opere realizzate in assenza o difformità dal titolo, ma conformi alle prescrizioni degli strumenti urbanistici al momento dell’inizio lavori (per esclusione dovrebbe essere ricompresa nella tipologia 1).

Vediamo le sei categorie.

- Tipologia 1. Opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici;

Si tratta dell’ipotesi più grave. A seguito della riduzione da sette a sei delle tipologie di abuso vanno compresi in questa tipologia le opere realizzate in assenza di titolo o in difformità da questo e, comunque, non conformi alle norme urbanistiche sia al momento in cui i lavori furono iniziati, sia al momento in cui la domanda di concessione deve essere presentata.

Per esclusione sono compresi anche gli abusi formali consistenti nella realizzazione di opere senza o in difformità dal titolo, ma conformi alle norme al momento dell’inizio lavori (la difformità con le norme vigenti alla data di entrata in vigore del dl 269/2003 esclude l’applicabilità della tipologia 2). Stupisce che gli abusi formali siano equiparati agli abusi sostanziali.