“DL” Rutelli: «Nel Pse non ci saremo»

23/04/2007
    sabato 21 aprile 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    MARGHERITA
    APERTO IL CONGRESSO

      Rutelli: “Nel Pse non ci saremo”

        MARIA GRAZIA BRUZZONE
        ROMA

        Parla per 89 minuti subito dopo Romano Prodi, si guadagna 70 applausi (il più caloroso quando ringrazia «per la sua scelta responsabile, pulita e corente» Marco Follini, presente in prima fila con Berlusconi, Fini, Casini e Cesa) a un certo punto nel calore dello studio 5 di Cinecittà dove hanno girato i più grandi maestri del cinema, butta via la giacca e resta in camicia azzurra. Francesco Rutelli parla al congresso della Margherita con toni appassionati e intensi, da oratore consumato capace di catturare l’entusiasmo dei suoi. Perché, in un’epoca di frammentazione, far nascere il Partito democratico? Perché è indispensabile e urgente e necessario? «E’ tempo di unire i riformisti e i democratici in un partito nuovo» esordisce.

        Nuovo, sottolinea, citando Hannah Arendt, che sosteneva che la politica è la capacità di dare inizio. Quindi per prima cosa sia chiaro che «l’ingresso nel Pse è impossibile per la Margherita, e sarebbe una riduzione delle opportunità, non una crescita, anche per il Pd». E pur elogiando subito il coraggio dei compagni di viaggio diessini, in primis il contributo di Piero Fassino, tiene a precisare: «Se c’è qualcuno tra i Ds che immagina di poter esercitare una rendita di posizione o di riproporre disegni egemonici, sbaglia. Trascorsa una fase di transizione, che sarà più breve di quel che molti pensano, saremo tutti parte di una storia nuova». E il Pd sarà «il primo partito del XXI secolo».

        Rutelli è prodigo di riconoscimenti, a Prodi, a Nino Andreatta, a Arturo Parisi, «protagonista di oltre dieci anni di impegno per l’Ulivo». Insiste molto sul «dialogo fra i diversi riformismi», sull’«incontro fra culture diverse» e al fatto che sarebbe «arrogante» chiedere ai Ds di rinunciare ai loro valori, come lo sarebbe chiederlo alla Margherita. «Nessuno deve mai rinunciare alla sua storia personale», afferma in parallelo dal congresso diessino di Firenze Dario Franceschini, che tra i suoi padri nobili cita La Pira e Moro, che erano insieme a quelli della sinistra quando si trattò di difendere i valori della democrazia.

        Rutelli propone che il Pd faccia parte di una grande Alleanza di Democratici che raggruppi anche partiti non socialisti, primi i Democratici americani «che guardano con grande interesse alla nascita del Pd», e il partito del Congresso indiano, i democratici cileni, l’israeliana Kadima e molti altri che hanno inviato rappresentanze al congresso dl e si riuniranno oggi. Non vuol polemizzare coi dirigenti del Pse che hanno detto che in Europa ci sono solo destra e sinistra: «Non è vero». «Col Pse vogliamo allearci, e insieme col Pse vogliamo portare le forze europeiste e riformatrici verso nuovi orizzonti», chiarisce. E cita a modello l’auspicata alleanza fra Ségolène Royal e Francois Bayrou in Francia, finora però respinta dai socialisti. Collocando il Pd bella tradizione europeista di De Gasperi, Spinelli, Ciampi, Prodi e oggi Napolitano.

        Rutelli non nega «problemi e inedaguatezze» della Margherita, «l’errore di un tesseramento tenuto aperto troppo a lungo che ha dato luogo talvolta a spropozionate raccolte di tessere»: «una buona lezione imparata in vista del Pd, che dovrà essere «radicato nel territorio» e «aperto a tutti, sulla base di «una testa un voto», passaggio non sfuggito agli ex Popolari che vi vedono una svolta tesa a mettere il presidente attuale in lizza per la leadership. Di più però non dice sulla concreta costruzione del futuro partito, forse perché su questo tema si è dilungato Prodi (e alcuni, come il prodiano Monaco o Roberto Manzione punteranno il dito su questa lacuna). Rutelli lega invece il Pd ai risultati del governo, lamentando il mancato ritorno di fiducia da parte dei cittadini, malgrado il miglioramento del contesto economico. E propone una politica della casa a 360 gradi, dall’abolizione dell’Ici sulla prima casa, alla tassa secca sugli affitti.

        Soprattutto, Rutelli invoca l’impegno e la partecipazione dei giovani per il rinnovamento della politica. «Vi dico, prendetelo questo Pd. Venite qui dentro a fare la la vostra battaglia, anche contro i nostri ritardi, le nostre insufficienze, i nostri limiti». E alla fine «faremo e pluribus unum, troveremo un’unità profonda.Saremo il partito che non toglie la parola al futuro per l’interesse del presente. Oggi, qui, la Margherita, compie la sua missione».