“DL” Rutelli: «Il Pd cambierà la politica»

23/04/2007
    lunedì 23 aprile 2007

    Pagina 9 – Interni

      L´Intervista

        «Il Pd cambierà la politica
        tutti faranno i conti con noi»

          Il leader Dl: "Costituente subito, per il leader è presto"

            LUIGI CONTU

            Onorevole Rutelli, comunisti e democristiani nello stesso partito dopo mezzo secolo di lotta senza quartiere. Farà effetto anche a lei che non è stato nè uno nè l´altro…

              «No. L´approdo ha un valore storico, certo. Ma ho sentito nel mio Congresso e in quello DS maturità, passione. Non timore. E´ una scelta ormai matura: sono anni che ci presentiamo insieme alle elezioni. Io sono eletto in Parlamento non con il mio partito, ma con l´Ulivo. E ora, saremo un partito solo. Con questa svolta cambia tutta la politica italiana, si crea un riferimento forte con cui tutti si dovranno misurare».

              Il vostro congresso si è concluso senza le lacrime versate a Firenze e senza divisioni. La Margherita era forse più preparata dei Ds a questo passaggio? Ha aiutato il fatto che siete un partito nato da pochi anni dalla fusione di idee, culture e partiti differenti?

                «E´ prova di un enorme lavoro fatto insieme, a merito di tutto il gruppo dirigente della Margherita. Certo, è vero: abbiamo fatto anni di esperienza unendo culture, appartenenze, superando vecchi orgogli. Tornerà buono da oggi».

                Lo strappo della sinistra Ds rischia di far partire il nuovo partito con difficoltà maggiori del previsto. Secondo alcuni, però, il no di Mussi può aiutare lo spirito riformatore e innovatore del Pd.

                  «Guardi, il partito nasce con un profilo riformista molto preciso, ed è positivo. Ma la storia della sinistra democratica potrà ritrovarcisi dentro per intero. E oggi noi confermiamo la nostra alleanza con la sinistra più radicale, secondo il patto siglato davanti agli elettori. Se poi le forze alla sinistra del PD si unissero, sarebbe un altro buon messaggio di semplificazione ».

                  Ora comincia la difficile partita delle regole, a cominciare dalla composizione dell´assemblea costituente. Anche lei pensa che debba essere eletta con il metodo delle primarie aperte a tutti?

                    «Ne discuteremo. Comunque, penso a una grande mobilitazione dei nostri partiti e a una totale apertura verso i mondi esterni, a chi ai partiti non aderisce. Penso a un processo entusiasmante, coinvolgente: per le idee, per la organizzazione, per la partecipazione. E´ una delle armi migliori che abbiamo, e vedrà che la useremo bene».

                    Pensa che nella stessa occasione si possa scegliere anche il leader del futuro partito? E che questa figura possa poi coincidere con la premiership?

                      «Mamma mia, neanche abbiamo concluso i Congressi, e già vuole che io stabilisca decisioni che dobbiamo prendere insieme?»

                      Dai congressi è emersa la volontà di molti protagonisti di gareggiare. Non crede che una partenza così veloce rischi di destabilizzare il cammino preparatorio che dovrete compiere da qui ad ottobre? E lei pensa di candidarsi?

                        «Ma non mi ha sentito al Congresso? E non ha sentito che applauso quando ho detto «guai ad aprire adesso la gara tra capi»? Siamo tutti una squadra, diamo il meglio, ciascuno, al servizio di questo grande progetto. Acceleriamo la nascita del Partito democratico, votiamo ad ottobre per la Costituente; il leader lo sceglieremo al momento giusto. Sulla scelta dei tempi non escludo nulla, ma vi prego: non trasformiamo queste giornate di successo nel torneo di questo contro quello».

                        Alle prossime amministrative vedremo qualche esperimento di liste del Pd?

                          « In molte elezioni ci sarà il simbolo dell´Ulivo. Anche se autonomia locale significa anche liste locali, liste civiche, liste del Sindaco o del Presidente. Da riunire insieme sotto l´unico simbolo negli appuntamento politici. Non c´è nulla da scoprire – lo stesso PCI nella roccaforte di Bologna si presentava sotto il simbolo civico delle «Due Torri» – e molto da inventare: il PD sarà federale e favorirà una crescita di esperienze territoriali e di nuovi leader. In fondo, come è stato già in passato per tanti di noi».

                          Segolene Royal è andata al ballottaggio, non crede che siano maturi anche in Italia i tempi per una leadership femminile, a cominciare dal nuovo partito che state per fondare? Se guardiamo agli organismi direttivi eletti dal vostro congresso non sono venuti segnali molto incoraggianti per le donne impegnate in politica..

                            «Si, i tempi sono maturi. Spero e confido ci siano anche donne in corsa quando sceglieremo chi guiderà il PD. Quanto al mio partito, è vero: le persone elette riflettono le realtà e le candidature regionali, molto al maschile. Dico la verità: mi è arrivata una sola lista di candidati alla Presidenza del Congresso, quella dei giovani. Era formata di soli maschi e non l´ho approvata finché non ha compreso tre ragazze su otto. Ma vedrà che negli organismi riequilibreremo. E nel PD, assicuro, sarà un´altra musica».

                            Quale sarà il ruolo di Romano Prodi in questa nuova fase? Non teme che la nascita del nuovo partito possa avere ripercussioni negative sui rapporti nell´Unione? Rifondazione già annuncia battaglia…

                              «Romano è il premier. Il PD che nasce lo rafforza, perché ci ha sempre puntato. Il fatto che abbia confermato di volere concludere con questa legislatura gli permetterà di concentrare l´azione sulla riuscita del governo. E questo serve come il pane anche al Partito Democratico: un governo che torna a crescere nei consensi ci darà altro slancio. Gli elettori, i ceti popolari si aspettano la nascita del PD, ma soprattutto un governo forte nell´economia e nel sociale»

                              Economia e sociale, quali concrete priorità dovrebbe contenere il programma del PD?

                                «Ho proposto al congresso un piano per la Casa degli italiani. Via l´ICI sulla prima casa, aliquota secca al 20% per gli affitti da trasferire ai Comuni, programmi per le abitazioni delle famiglie e giovani coppie con le Regioni. Meno pressione fiscale, a partire dalla casa, e un forte impulso sociale. Ecco, assieme al rigore dei conti e della spesa che tornano in ordine e alla riduzione del debito, una buona priorità per il governo».

                                Ci saranno margini per far entrare nel nuovo partito anche le altre formazioni moderate dell´Unione, dai socialisti a Mastella? E con l´Udc? Pensa si possa realisticamente tentare una intesa per le prossime elezioni politiche?

                                  «Il PD sarà un punto di riferimento per tutti. Già lo è: a destra si pongono il problema di un partito unico, ma incassano il no di UDC e Lega. Della sinistra radicale abbiamo detto. Certo: sia per Di Pietro, che per le forze laico-socialiste penso sia ragionevole attendersi attenzione al PD. Follini ha già fatto un pezzo importante e coerente di strada, e il nostro Congresso glie l´ha riconosciuto con vera amicizia. Quanto all´UDC, ne riparliamo più avanti».

                                  Nell´articolo inviato a Repubblica Prodi ha sostenuto che la questione della collocazione internazionale è un dibattito di retroguardia. Resta però uno dei nodi più difficili da sciogliere tra voi e i Ds. Lei ribadisce che non entrerete nel Pse, i Ds non vogliono uscire. Quale può essere il compromesso finale?

                                    «Guardi i risultati del primo turno delle Presidenziali francesi. Bayrou ha avuto davvero un grande successo, i milioni di voti sperati, triplicando i propri consensi, isolando Le Pen, dimostrando che c´è un grande spazio europeista e riformista. Se i socialisti, che hanno sconfessato Rocard e altri leader che proponevano un´alleanza Royal-Bayrou, non comprendono che l´unica via è il centro-sinistra confermeranno un quadro europeo in cui cresce la destra. Perciò io sono in piena intesa con Prodi, e confermo: vogliamo allearci con il PSE in Europa, e vogliamo e dobbiamo allargare il campo delle alleanze, anche perché i socialisti non sono autosufficienti da un pezzo (e nel Parlamento di Strasburgo finiscono sempre per stringere l´accordo con i conservatori). E invece noi da 12 anni, in Italia, abbiamo un´alleanza e una storia di successo, l´Ulivo».

                                    Franco Marini e Dario Franceschini hanno infiammato la platea congressuale rivendicando storia e cultura del Ppi. Altrettanto orgoglio identitario si registra in casa Ds. Non c´è il rischio che nel nuovo partito si creino correnti e gruppi di pressione in stile Dc?

                                      « Guardi, i popolari scelsero la Margherita nel 2001 e oggi chi viene da quella esperienza ha scommesso convintamente sul PD. Anche perché questi cinque anni ci hanno cambiati tutti. E proprio Franco e Dario lo hanno dimostrato. Io porto una Margherita unita nel nuovo partito, lavorerò perché ciascuno porti i suoi valori e la sua cultura. Ma, in uno spazio non lungo di tempo, non si parlerà più come "ex"».

                                      Lei non ha partecipato in questa fase al gioco del Pantheon. Ora che i congressi si sono conclusi vuole dire tre nomi che a suo avviso non potranno non essere presenti nel patrimonio culturale del Pd?

                                        «No. Contraddirei quello che ho detto: c´è spazio per riconoscere ciascuno le personalità più grandi e ispiratrici del XX secolo, ma non se ne deve fare motivo per distinguersi oggi. Piuttosto, se proprio insiste, mi faccia mettere nel Pantheon qualche simbolo del futuro: il nuovo accordo globale per il clima, dopo Kyoto; un nuovo e snello Trattato Costituzionale europeo; l´accordo all´ONU per fermare la pena di morte…»