“DL” Rutelli adesso studia da ago della bilancia

23/04/2007
    lunedì 23 aprile 2007

    Pagina 6 – Primo Piano

    LA SVOLTA
    MARGHERITA ADDIO

      Rutelli adesso studia da ago della bilancia

        Chiuso il congresso, parte la sfida coi popolari

          FABIO MARTINI
          ROMA

          Allo studio 5 di Cinecittà nessuno ha guastato la festa e ora che il congresso della Margherita è quasi finito, Francesco Rutelli può consentirsi di gigioneggiare: «Nel futuro partito democratico si discuterà se chiamarci “amici” o “compagni”. Compagni è una bella parola, viene da “cum panis” e al mio collaboratore Filippo Sensi ho chiesto se questa parola compaia nelle Sacre Scritture. Hanno trovato almeno 100 citazioni. Vi leggo solo quella più poetica…». Segue lettura dalla Bibbia e la rapida conclusione della replica finale di Rutelli, che pochi minuti dopo sarà confermato presidente della Margherita, con un solo voto contrario sia pure a scrutinio palese. Una votazione per acclamazione voluta dagli ex Popolari (Marini, Castagnetti, Franceschini, Letta, Fioroni) che in questo modo immaginano di aver ulteriormente indebolito Rutelli, che avrebbe preferito una conferma con voto segreto. Da oggi – e per i mesi a venire – i Popolari immaginano Rutelli come un presidente di transizione verso il partito democratico, una creatura che dovrebbe vedere la vita tra circa un anno.

          Chiudendo il congresso Rutelli ha sciorinato il consueto rosario di battute “buone” per i titoli di giornali e tg. Rivolto a Piero Fassino, arrivato a Cinecittà e accolto da una sincera standing ovation, Rutelli ha detto: «Caro Piero, noi siamo già lo stesso partito, siamo una squadra». E proprio in conclusione: «E ora al lavoro, avanti col partito democratico: viva la Margherita, avanti con coraggio, sembra strano ma vi dico: vogliamoci bene». E ancora: «Verrà il momento per la sfida della leadership e sarà un momento vitale, uno dei passaggi chiave per dire che il Pd è un partito democratico. Ma per favore non viviamo in attesa di quella sfida».

          Ma i discorsi pronunciati ai congressi ds e dl da diversi potenziali candidati hanno fatto capire che la corsa è già partita. Nella Margherita il congresso ha consentito di vedere in chiaro la manovra degli ex popolari. Certo, il capogruppo dell’Ulivo Dario Franceschini si è rivolto a Rutelli con linguaggio criptico: «Ho visto troppe persone immaginare che la riuscita di un processo stia soltanto nel guidarlo», «dovremo essere una squadra in cui anche i leader sappiano rinunciare» alle postazioni di comando e nonostante ciò «Rutelli deve guidare il partito nella fase costituente». I popolari, ottenuta una larga maggioranza nel partito (60-62% contro il 28-30% di Rutelli, il restante 10% suddiviso tra diniani e ulivisti), grazie anche ai poteri speciali assegnati al “parlamentino”, immaginano di ritagliare per Rutelli un ruolo di traghettatore, lo stesso che Massimo D’Alema sembra aver assegnato a Piero Fassino. Ma Rutelli, che già in passato ha dimostrato di essere il più veloce e il meno pavido tra i leader della Margherita, si sta già riposizionando, provando a proporsi come personaggio di sintesi più di quanto non lo sia stato sinora. E se la battuta sui “compagni” è sintomatica, lo sono di più i ripetuti, inediti richiami alla «lacità dello Stato». Ieri mattina, prima della replica di Rutelli, le correnti avevano trovato un accordo per i 98 membri ancora da inserire nel “parlamentino” del partito, due terzi dei quali erano stati già eletti dai congressi locali. Col parere contrario dei parisiani, le correnti hanno preferito non votare e spartirsi a tavolino le quote.