Divisi sugli orari no-stop: Maggiore concorrenza o danno per i più piccoli?

05/01/2012

La Filcams: «Non rilancia i consumi». Favorevole Federdistribuzione

Da un lato c`è chi parla di una mistificazione quando si afferma «che con la liberalizzazione degli orari dei negozi i consumi cresceranno e che aumenterà l`occupazione». Dall`altro si plaude ad un provvedimento «che valorizza la concorrenza e il servizio ai consumatori». La modifica al funzionamento degli esercizi commerciali è tema che divide, spesso in modo trasversale rispetto a vecchi e nuovi schieramenti. E così capita di vedere Regioni divise sul tema, andando da aperture più o meno caute ad un`opposizione dura, prescindendo dal colore politico, come nel caso della Toscana del Veneto, entrambe intenzionate a ricorrere alla Corte Costituzionale contro l`articolo 31 della manovra dell`esecutivo Monti nella parte, appunto, relativa agli orari d`apertura dei negozi.

BOCCIATURA SENZA APPELLO
Fra coloro che bocciano nettamente il provvedimento c`è la Filcams Cgil, decisa «nel continuare a battersi contro un`idea di consumo contraria alla dignità ed alla condizione di chi lavora». Per il segretario generale, Franco Martini, «nessun sostenitore del provvedimento è in grado di dimostrare il nesso tra le aperture per 24 ore e la crescita dei consumi. La crisi in Italia non è data dalla carenza di servizio distri- butivo, ma dalla mancanza di reddito da parte dei consumatori». Dunque, nel ragionamento del sindacato, se il governo vuole rilanciare i consumi deve ridurre il peso fiscale sui consumatori, favorire l`incremento di pensioni e salari, non tenere sempre aperti i negozi. «Altra
grande mistificazione – per la Filcams Cgil – è il possibile aumento dell`occupazione. Di sicuro, assieme
alla cannibalizzazione, da parte della grande distribuzione, del commercio medio e piccolo, che molto contribuisce alla vita delle città, avremo il peggioramento delle condizioni di chi lavora nei grandi centri commerciali e negli ipermercati». Lo stesso Martini ha ricordato che «in Germania e in Francia gli orari commerciali sono tutt`altro che liberalizzati, ed il venerdì sera, com`è noto, la stragrande maggioranza dei negozi chiude per l`intero week-end».

LA GRANDE DISTRIBUZIONE
Su posizioni diametralmente opposte c`è Federdistribuzione, l`organismo che rappresenta la maggioranza delle imprese distributrici italiane ed i colossi stranieri che operano nel nostro Paese. «A fronte di un quadro economico difficile – ha affermato il presidente Giovanni Cobolli Gigli – il governo ha intrapreso una coraggiosa politica di liberalizzazione. In particolare, la normativa riguardo gli orari di apertura dei negozi sancisce il diritto per gli operatori commerciali di poter gestire liberamente i punti vendita valorizzando contemporaneamente la concorrenza, il servizio ai consumatori e gli investimenti». Non solo, Federdistribuzione auspica «che ci siano presto altre liberalizzazioni che tocchino a fondo tutti i settori ancora protetti (servizi pubblici locali, ordini professionali, energia) e che rappresentano perdite di efficienza e maggiori costi. Se dobbiamo pensare ancora al commercio,
i prossimi interventi dovranno essere quelli sui farmaci, sulle benzine e sulla liberalizzazione delle promozioni».

CONSUMATORI DIVISI
Ma l`orario d`apertura libero dei negozi divide anche le associazioni dei consumatori. Così favorevole il Codacons, da annunciare che se il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, deciderà di ricorrere alla Corte Costituzionale «verrà denunciato all`Antitrust, e nei suoi confronti sarà chiesta una sanzione salatissima in relazione ai danni alla concorrenza prodotti». Di contro, la Federconsumatori della Toscana, sostiene che con la legge "Salva Italia" del governo Monti «c`è il rischio grave di favorire l`espansione dei soli grandi centri commerciali a danno ulteriore dei singoli negozi, in particolare di quelli periferici. Questo mentre sono ben altri i segnali da dare e le risposte concrete che si aspettano i cittadini a partire dalla sicurezza del proprio reddito e da un maggiore potere di acquisto alle famiglie». Una posizione condivisa da Confcommercio Toscana che teme gli effetti della liberalizzazione «su tanti piccoli negozi e piccolissimi esercizi di vicinato, cuore pulsante delle nostre città».