Diversificare, la scommessa di Gilberto

04/11/2002




          3 novembre 2002

          RIASSETTI
          BENETTON
          Diversificare, la scommessa di Gilberto

          Sempre più utilities nel futuro di Edizione, ma resta redditizio il tradizionale impegno nell’abbigliamento

          Vincenzo Del Giudice


          MILANO – Difensiva o no, l’Opa che attraverso una newco di Schemaventotto (60% Edizione, poi Acesa, Brisa, Generali, Unicredito e Fondazione Crt) si accinge a lanciare sulla partecipata Autostrade è la prova, qualora ce ne fosse bisogno, che il suo impero Benetton lo sta costruendo proprio sulle ex aziende di Stato. Oggi Edizione Holding, la cassaforte di partecipazioni della famiglia di Ponzano Veneto, può contare su ricavi (alla fine del 2001, quindi sono dati ancora migliori) di oltre 5 miliardi, compresi i 2,1 di Benetton Group, a cui vanno ad aggiungersi altri 2 miliardi di Autogrill. Totale: oltre 7 miliardi di euro. È in queste cifre la proporzione fra le attività che di recente il gruppo veneto ha intrapreso sotto la guida di Gilberto Benetton, da una settimana nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, e quelle legate al tessile-abbigliamento che consente a Benetton Group di registrare, come si diceva, ricavi consolidati per più di 2,1 miliardi di euro, attraverso i 130 megastore e i 5mila punti vendita in franchising, di cui solo l’1% del totale è di proprietà Benetton. Ma il settore che ha dato origine a ricchezza e notorietà alla famiglia Benetton pur essendo sempre più marginale nell’insieme delle attività industriali del gruppo, in realtà assicura ricchi utili tutti gli anni, come dimostrano i 170 milioni di euro della fine del passato esercizio. Certo, la strada intrapresa da Gilberto e Luciano va in altra direzione, che è quella delle utilities. Benetton ha partecipato alle privatizzazioni e l’ha fatto investendo capitali e dotando le società che riesce a controllare di strategie che stanno dando i loro frutti. Un bilancio che finora ha regalato soddisfazioni, anche se, proprio di recente, l’Antitrust in più di una circostanza ha bacchettato i manager di Autogrill. Naturalmente, neanche a Ponzano Veneto tutte le ciambelle riescono con il buco. Le telecomunicazioni finora hanno dato più dispiaceri che soddisfazioni. È il caso di Blu. L’investimento nel quarto gestore della telefonia nazionale è costato 400 milioni di euro. La società era stata pagata un miliardo da tutti i soci e fra questi Edizione Holding aveva il 9% e la controllata Autostrade il 32%. Niente di drammatico, per la verità. Ma le cose non vanno, almeno per ora, molto bene neppure in Olimpia. La società utilizzata per acquistare il controllo di Olivetti, e quindi di Telecom Italia, appartiene alla holding trevigiana per il 20%. E Benetton ha i valori della società di Ivrea iscritti a bilancio ad un prezzo medio di 2,79 euro contro i corsi attuali di Borsa che faticano a tenere la quotazione di un euro. L’ingresso è costato 1,04 miliardi di euro, a cui si aggiunge la quota pro debito di 3,6 miliardi. Poi, a vole essere pignoli, va ricordato che Olimpia nei primi sei mesi ha perso 88 milioni. Ma se la liquidazione di Blu è stata vissuta da tutti i soci come una specie di liberazione, da Ponzano senza mezzi termini fanno sapere che nelle tlc vogliono restarci, eccome. E aggiungono che la partecipazione in Olimpia è strategica. Perchè? Semplice. I Benetton sanno che grandi possono essere le sinergie fra Autostrade, Grandi Stazioni ed anche gli aeroporti italiani. I fratelli che alla prima generazione hanno messo in piedi un gigante di quasi 7,5 miliardi di euro di ricavi, sono presenti nella Sagat (Aeroporto di Torino Caselle) con il 24,5% e in Grandi Stazioni controllano direttamente poco meno del 13%, il 40% se si sommano anche gli altri soci. Ma non è tutto: Edizione Holding detiene il 5,12% di Pirelli & C. Sapa e il 5% di Antonveneta. In attesa che anche i piccoli crescano. Come 21 Investimenti, gestita da Alessandro Benetton, figlio di Luciano, che opera nel risparmio gestito e punta ad una massa critica di 800 milioni nei prossimi cinque anni, dagli attuali 350-400 milioni.