«Diventerà la Harrods italiana»

15/03/2005
    martedì 15 marzo 2005

    sezione FINANZA E MERCATI – pagina 35

      La cessione della Rinascente / I progetti della cordata Investitori Associati, Deutsche Bank, Pirelli Re
      «Diventerà la Harrods italiana»
      Maurizio Borletti: «Puntiamo a entrare nell’elite dei grandi magazzini»

        MICHELE CALCATERRA

          DAL NOSTRO CORRISPONDENTE PARIGI • « La mia idea è di fare entrare Rinascente nel ristretto club dei department store di lusso europei come Harrods o Bon Marché » . Chi parla è Maurizio Borletti, 37 anni, che insieme alla cordata Pirelli Re, Deutsche Bank e Investitori Associati si è aggiudicato sabato scorso la gara per rilevare gli storici grandi magazzini milanesi dal gruppo Ifil. Un ritorno alle origini, quello dei Borletti: " la Rinascente" infatti, nata come Magazzini Bocconi, fu proprietà della famiglia dal 1917, quando ricevette l’attuale nome, fino agli anni 70.

          « In un Paese come l’Italia — continua Borletti — riconosciuto per la moda e per il lusso, non poter contare su un grande magazzino all’altezza della situazione è un peccato. Per questo vogliamo far evolvere Rinascente in una vera e propria house of brands, forte dei migliori marchi internazionali, ma vogliamo anche che diventi una vetrina a disposizione dei marchi italiani » . Secondo Maurizio Borletti, infatti, mentre i negozi delle principali griffe internazionali si assomigliano in ogni città del mondo, i department store hanno la peculiarità di essere molto differenti tra di loro, di avere ciascuno una propria personalità. « Per questo abbiamo l’intenzione di puntare su marchi nuovi ed emergenti, soprattutto locali, ma anche di tornare al gusto di un tempo quando Rinascente era nota per essere all’avanguardia in quanto a stile e design e innovativa per quanto riguarda il lancio, con apposite fiere tematiche, di prodotti provenienti dai Paesi emergenti ».

          Altro dato molto importante è il fatto che, secondo Borletti, il business della grande distribuzione in Italia è poco sviluppato, a fronte di un commercio al dettaglio che è molto polverizzato. Fatto questo che pone una catena di grandi magazzini in una posizione di sviluppo privilegiata, in quanto a mezzi finanziari a disposizione e diversificazione dei prodotti.

          Ciò detto, la sfida non è da poco. Oltre a Rinascente, 300 milioni di fatturato, il gruppo possiede anche la catena di grandi magazzini Upim, 500 milioni di cifra d’affari. « Crediamo molto — dice Borletti — in questa società, che è meno glamour di Rinascente, ma altrettanto conosciuta e riconosciuta. La sua forza è indubbiamente la presenza capillare sul territorio, anche se la sua missione va ridefinita. Upim, infatti, non è un grande magazzino di ingresso di fascia, ma non può nemmeno mettersi a fare concorrenza a gruppi come Zara e H& M. Per questo pensiamo a un posizionamento intermedio, tipo Monoprix in Francia, per tutta quella clientela di quartiere che non è una " fascion victim", ma che ama i prodotti di qualità, innovativi e con una buona dose di creatività, a un prezzo accessibile ».

          Il "challange" è sicuramente eccitante, dato che la cordata dei nuovi proprietari intende rilanciare il business commerciale, ma anche valorizzare quello immobiliare.
          « Troppo spesso — spiega Borletti — i grandi magazzini dimenticano di remunerare il patrimonio immobiliare di proprietà » .

          Secondo Borletti, la forza vincente della cordata da lui promossa sta dunque nell’avere considerato il business Rinascente un tutt’uno, con importanti sinergie tra la parte immobiliare e quella commerciale.
          Dal canto suo Maurizio Borletti, non sa ancora quale ruolo svolgerà di preciso nel gruppo Rinascente. Se operativo o solo di azionista attento all’evoluzione del business. Del resto a Borletti non mancano né le capacità, né le competenze del caso.

          Nipote e figlio d’arte, Maurizio Borletti ha infatti rilevato nel ‘ 93 dal ramo francese della famiglia la società Christofle sull’orlo del fallimento, risanandola nel giro di due anni e cedendola alla fine degli anni 90 a un gruppo di investitori mediorientali.

            « È d’obbligo dunque — conclude Borletti — brindare al successo dell’operazione. Naturalmente con i vini di proprietà, quelli del Dominio di Bagnoli, vicino a Padova » .