Distribuzione: «Meno profitti per cinque anni»

20/11/2002




            20 novembre 2002

            DISTRIBUZIONE
            «Meno profitti per cinque anni»

            McKinsey: il settore è in netta frenata, soffrono gli ipermercati e le strutture più piccole

            Vincenzo Chierchia


            MILANO – La distribuzione italiana si sta via via concentrando ma permangono pesanti problemi di efficienza in generale, con un rallentamento dei tassi di crescita e una maggiore pressione su margini. E gli operatori lanciano un appello a Governo e Regioni affinché venga migliorato il quadro normativo sul commercio, oggi ancora penalizzante. Secondo l’indagine realizzata da McKinsey e presentata ieri, a Milano, al convegno Indicod dal tema un po’ provocatorio «Verso la fine dell’anomalia italiana? Scenari della distribuzione grocery», il sistema commerciale sta frenando. «I tassi di crescita – ha sostenuto Alessandro Cucchi di McKinsey – per i volumi diminuiranno sensibilmente nei prossimi anni. Dal 5,1% annuo registrato nel periodo 1998-2001 si passerà al 3,9% stimato per il periodo 2002-2004 per frenare ulteriormente al 3,2% del triennio 2005-2007». Anche la redditività dei gruppi della distribuzione – secondo McKinsey – è destinata a soffrire. «I margini subiranno una contrazione – ha aggiunto Cucchi – nei prossimi cinque anni, l’effetto combinato tra costi operativi e differenziale di inflazione potrebbe avere un impatto negativo di almeno un punto percentuale». Il sistema distributivo italiano si è allineato alla media europea (per livello di concentrazione delle centrali acquisti, ad esempio). Restano però ampie aree di potenziale di crescita non utilizzato per la grande distribuzione, soprattutto al Sud. L’analisi ha anche sottolineato che gli ipermercati soffrono, così come le tipologie di dimensioni minori, mentre supermercati e superstore marciano. Il confronto tra gli operatori ha evidenziato il fatto che l’applicazione della riforma del commercio ha finora generato delusioni. «Il bilancio è negativo – ha denunciato Riccardo Francioni, vicepresidente Indicod e procuratore generale Selex – a causa dei troppi vincoli e delle distorsioni. Particolarmente deludente il fatto che la modernizzazione del sistema commerciale resta lontana». «Problematiche le differenze tra le normative adottate dalle varie Regioni – ha aggiunto Livio Buttignol, vicepresidente Indicod e amministratore delegato Autogrill – e penalizzanti i limiti posti allo sviluppo delle formule commerciali più moderne. Occorrerebbe una massiccia dose di flessibilità, soprattutto nei centri urbani». Lo spopolamento dei centri storici resta comunque un nodo da sciogliere, ha aggiunto Peter Heilbron (amministratore delegato Martini & Rossi), mentre Giacomo Archi (direttore generale Henkel Italia) ha sottolineato vantaggi e svantaggi del «federalismo commerciale». Le grandi catene di vendita si sentono fortemente penalizzate. «La riforma del commercio – ha affermato Giuseppe Brambilla di Civesio, direttore dei supermarket Carrefour – non ha fatto evolvere il Paese, restano gravi problemi». «La burocrazia è uno scoglio a volte insormontabile – ha sottolineato Mario Cifiello, direttore acquisti Coop Italia -. Ci vogliono ancora troppi anni per aprire un ipermercato; non è cambiato nulla». E Luciano Sita, presidente Granarolo, ha infine auspicato un maggior coordinamento tra industria e distribuzione.