Distribuzione: I big temono la guerra dei prezzi

03/05/2004

      sezione: ECONOMIA ITALIANA
      data: 2004-05-01 – pag: 18
      autore: VINCENZO CHIERCHIA
      Segnali incoraggianti dagli hard discount e dai punti vendita di minori dimensioni
      I big temono la guerra dei prezzi
      MILANO • I top manager della grande distribuzione temono i contraccolpi della guerra dei prezzi innescata dalla necessità di accelerare sulle promozioni per rilanciare le vendite. «A Pasqua abbiamo registrato qualche segnale di recupero, ma è troppo presto per parlare di ripresa vera dei consumi — sottolinea Camillo De Berardinis, amministratore delegato Conad —. Ciò che aumenta in maniera apprezzabile in questo momento è solo la pressione promozionale. La situazione del mercato non è brillante e la sfida oggi si gioca sulle offerte alle quali il consumatore è sempre più sensibile. Il fatturato cresce ma è spinto dall’onda delle nuove aperture». «Le famiglie restano molto prudenti — aggiunge Aldo Puccini, direttore generale del gruppo commerciale Sigma —. Spunti di recupero ve ne sono e anche l’attività del nostro consorzio di acquisto segna degli incrementi ma si tratta di risultati legati al riassetto delle politiche commerciali». I grandi gruppi sono quindi molto cauti nel valutare la direzione che il mercato sta prendendo. «Di sicuro c’è la marcia impetuosa dell’hard discount e questo è un elemento di soddisfazione per chi ha investito su questa formula — sottolinea Riccardo Francioni, procuratore della centrale acquisti Esd (Selex, Esselunga e Agorà) —. Nei primi queattro mesi registriamo un aumento del 17% sul 2003. Il consumatore vuole prezzi bassi. Sta poi crescendo molto la concorrenza tra le varie catene commerciali a copli di promozioni e offerte speciali. Stiamo notando — aggiunge — che spesso neppure promozioni molto forti o ribassi strutturali dei prezzi, come nel caso dell’ortofrutta, ad esempio, riescono a stimolare i consumi come si vorrebbe. La competizione sui listini in questo momento è molto alta e mette a dura prova i margini delle imprese. Purtroppo non si intravvede una inversione di tendenza dei mercati a breve termine». La debolezza dei consumi è condivisa anche da Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia. «La campagna per Pasqua è stata fiacca — sottolinea —. I segnali positivi che vengono dall’hard discount e dalle piccole superfici non compensano la debolezza dell’intero settore. Le famiglie hanno meso soldi da spendere e Coop sta accelerando sul fronte della convenienza». Il principale gruppo distributivo italiano, con un fatturato di oltre 10 miliardi di euro, ha infatti deciso (in occasione dei 150 anni di attività) di bloccare fino a fine anno i prezzi di oltre 2mila prodotti a marchio Coop e per 150 prodotti di uso quotidiano (tra cui pasta, latte olio etc.) è partito una sconto del 10% per i prossimi cinque mesi; raffica di tagli prezzo anche per carne e ortofrutta, decisi su base locale. Il risparmio è stato calcolato — da Coop — in 45 euro al mese per famiglia. Le cooperative del sistema Coop stanno poi cercando di accelerare sugli investimenti. Unicoop Firenze e Coop Toscana Lazio hanno dichiarato ieri la disponibilità a investire fino a 600 milioni di euro per nuovi punti di vendita da realizzare o da acquisire. Tra gli obiettivi della strategia di espansione ci sono Roma e il Sud, per contrastare l’offensiva dei gruppi esteri.