Distribuzione, cresce l’estero

26/03/2004
      sezione: ECONOMIA ITALIANA
      data: 2004-03-26 – pag: 18
      autore: VINCENZO CHIERCHIA
      C OMMERCIO
      Secondo un’analisi Bocconi le catene europee hanno una quota di mercato del 32,1%
      Distribuzione, cresce l’estero
      Nel 2003 in frenata i ricavi della Gdo, bene il discount (+16%)
      MILANO • Il business della grande distribuzione è in frenata, calano i margini, cresce il peso dei gruppi stranieri sul mercato italiano, mentre i consumi delle famiglie (+0,2%) sono sempre più freddi. Questo in sintesi il quadro tracciato dal Rapporto 2004 sulla distribuzione italiana elaborato dal centro studi Cermes dell’Università Bocconi. In particolare l’indagine ha messo in rilievo che la quota di mercato delle catene distributive estere in Italia (tra cui Carrefour, Rewe, Auchan e Metro) è passata — considerando supermercati e ipermercati — in poco più di 10 anni dal 2,7% al 32,1 per cento. Se si guarda alla superficie di vendita la quota si attesta su 32,4 per cento. Il fatturato. Inoltre la dinamica della grande distribuzione sta rallentando. Tra il 2000 e il 2003 il tasso di crescita annuo delle vendite della gdo è passato dal 4% al 2,9% a parità di rete, ossia depurando le stime dall’effetto espansivo delle nuove aperture. Ha rallentato anche la crescita globale delle vendite: dal +8,5% del 2000 al +6,7% della fine dello scorso anno. La dinamica delle vendite (a valore) registra un rallentamento degli ipermercati e delle superette (ossia i piccoli supermarket di quartiere) mentre i supermercati di maggiori dimensioni risultano più stabili. L’incremento annuo delle vendite negli iper tra 2001 e 2003 è passato da +8% a +5,5%, mentre i supermercati hanno allungato il passo da +7,1% a +7,8 per cento. Per le superette c’è stata una frenata dal +4,9% al +3,7 per cento. I canali. L’indagine ha poi messo in rilievo i tassi di crescita 2003 delle diverse formule commerciali. Gli hard discount — sull’onda di una fase di pesante ristagno dei consumi e dei redditi delle famiglie — ha messo il turbo e l’incremento delle vendite è risultato pari al 16% sul 2002. Seguono a distanza i grandi supermercati (superstore) con un +15,3% e i supermarket tra 1.200 e 2.500 metri (+14,4%). Nettamente staccati i grandi ipermercati (+8,4%), mentre per i piccoli iper (ossia fino a 6.500 metri) c’è stata una flessione dello 0,3 per cento. La maggiore competizione sul mercato ha avuto un riflesso sui margini delle imprese. Pertanto i margini di 1 livello (in quota percentuale sul fatturato, non compresi contributi e premi dei fornitori) sono passati da quota 23 (2002) a 22,1; da 19 a 17,5 per i supermarket e da 17 a 16% per i discount. Nei supermercati i margini più alti sono stati registrati nel 2003 per gastronomia (30,5%), prodotti non food (32,1%) e carne (26%). Per i prodotti non food c’è stata però una brusca flessione da quota 37,4% del 2002. Lo scontrino medio si è attestato sui 20,11 euro nei supermercati (19,55 euro nel 2002) e sui 37 euro negli ipermercati (36,15 euro lo scorso anno). Nel settore del largo consumo i supermercati — tra 2002 e 2003 — hanno visto crescere la quota di mercato dal 37,5% al 39,4%; mentree gli ipermercati sono passati dal 15,5% al 16,3% e i discount dal 5,5% al 6,5 per cento. In calo il dettaglio tradizionale (dal 20% al 16,5%) e le superette (dal 15,5% al 14,5%). I gruppi. Per quanto riguarda le grandi centrali d’acquisto (stime sui canali moderni) Coop Italia (alleata ora con Sigma) resta leader con un 19,6% seguita da Intermedia (Auchan-Rinascente, Bennet, Pam e Lombardini) con un 17,4%, Esd (Selex-Esselunga) con il 16,4%, Carrefour con il 15,6% e Mecades (Metro, Despar, Interdis, Sigma e altri) con il 14 per cento. Conad, dopo il divorzio da Coop Italia, si attesta sul 9,2 per cento.