“Distretti turismo” P.Terribile: «Una marcia in più»

20/06/2005
    domenica 19 giugno 2005

    TURISMO – pagina 17

    RICETTE ANTI CRISI • Dall’esperienza del settore manifatturiero la via per ridurre i divari con il resto del Paese Parla Terribile, presidente del Club

      Una marcia in più allo sviluppo locale

        V.CH.

        MILANO • « L’organizzazione per distretti farebbe fare un salto di qualità decisivo al sistema turistico italiano e per il Sud sarebbe davvero una svolta, la via maestra per stimolare alleanze » . Parla con entusiasmo di turismo Paolo Terribile, presidente del Club dei distretti, ossia delle aree produttive che formano il tessuto connettivo del sistema industriale.

        Come andrebbe trapiantato il modello dei distretti nel turismo?

          Bisogna fare degli accordi mirati di area che integrino la filiera produttiva; ci vuole poi una società di gestione. In pratica occorre costituire un soggetto forte, che sia il punto di riferimento e integri le funzioni sul territorio.

          In che modo?
          Facendo da un lato accordi tra i soggetti pubblici e quelli privati, e quindi costituendo delle società che si occupino di fare marketing, promozione e sviluppo per aree integrate.

          Già questo avviene, però.

          Ma oggi ogni consorzio turistico va per conto suo; in un territorio omogeneo ci sono troppe iniziative. Invece bisogna imboccare proprio la strada contraria, per valorizzare aree deboli come il Sud, ad esempio. La frammentazione non paga, figuriamoci in un contesto poco sviluppato. Anzi, va chiarito subito che quella dei distretti turistici è una grande opportunità che non va dispersa. Per il Sud è un’occasione storica.

          Quali sono i modelli cui ispirarsi?

            Per molti versi il caso americano è emblematico. Credo che il collante oggi sia la tecnologia e negli Usa ci sono quattro grandi società che gestiscono i flussi turistici dalle prenotazioni alla promozione. Questa è la strada. La sfida del turismo oggi si gioca sulla integrazione delle forze sul territorio, i distretti sono elementi coagulanti, e sull’hi tech. IlMezzogiorno ha tutto da guadagnare dal modello dei distretti applicato al turismo, e lo stesso vale per l’intera Italia.

            Ci sono già degli esempi?

              Un’esperienza è in via di definizione nell’area di Belluno e può essere un caso laboratorio. Si sta costituendo una società tra soggetti pubblici e privati per gestire un unico marchio di area, coordinare la promozione e gli investimenti. Ossia mettiamo insieme dall’hotel a cinque stelle al bed & breakfast. In Italia non abbiamo grandi catene alberghiere, perciò dobbiamo ripartire dal territorio.

              Quali sono gli elementi chiave di questa organizzazione?

                Bisogna puntare tutto sulla filiera. Il Sud ha un grande patrimonio di distretti agroalimentari, ad esempio, che devono essere i capofila. E poi le esperienze dei distretti si possono clonare, dar luogo a investimenti tra aree. Insomma, con i distretti si rimettono in moto quegli investimenti, che al Sud finora sono mancati. Paolo Terribile, presidente del Club che raggruppa i distretti industriali