“Distretti turismo” Modello per il Sud

20/06/2005
    domenica 19 giugno 2005

    TURISMO – pagina 17

    RICETTE ANTI CRISI • Dall’esperienza del settore manifatturiero la via per ridurre i divari con il resto del Paese
    Parla Terribile, presidente del Club

      I distretti modello per il Sud
      Al Centro Nord l’ 80% dell’industria delle vacanze Nel Mezzogiorno corrono solo le seconde case

        VINCENZO CHIERCHIA

          MILANO • «Il Sud offre delle opportunità straordinarie soprattutto per quanto riguarda il turismo». Parola di Matteo Colaninno, presidente dei Giovani imprenditori. A guardare i dati al Sud, emerge l’immagine è quella di un turismo in crescita, sì, ma in un contesto ancora sottosviluppato. Per il Mezzogiorno — sottolinea un’analisi Confindustria— sarebbe opportuno il modello dei distretti industriali per rilanciare gli investimenti. E si individuano una ventina di aree (tra già pronte e potenziali), che potrebbero fare da volano.

          «Il modello dei distretti—commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federturismo — ha una sua grande validità. Bisogna però evitare che si spaccino per distretti aree che non hanno le condizioni idonee. Il nascente Comitato nazionale per il turismo dovrebbe avere il tema dei distretti in cima all’agenda. E le Regioni devono essere protagoniste».

          L’industria turistica italiana resta concentrata nel Centro Nord.
          Nel Sud si registra solo il 20% circa delle presenze complessive.
          Il numero dei turisti stranieri resta minoritario, il 15% del totale. Si contano meno di 6mila alberghi (20%), i 5 stelle sono una settantina
          (su 200), i relais & chateaux non vanno oltre Puglia e Campania. Gli esercizi ricettivi complementari (tra cui i campeggi) si aggirano sul 5% del totale.

          In compenso il Sud ha il primato delle seconde case. Una recente indagine Rescasa Fimaa Confturismo ne ha censite circa un milione e 310mila (poco meno della metà dell’intera Italia).
          Ben 40mila nuove abitazioni a uso turistico sono state realizzate al Sud tra il 2001 e il 2004 i 2/ 3 dell’incremento delle seconde case a livello nazionale (escluse le abusive). In Sicilia il record assoluto (357.283 unità).

          La politica della Cassa del Mezzogiorno per il turismo non è stata dunque in grado di costituire una solida industria delle vacanze al Sud. Recente la ripresa degli interventi. Tra 2002 e 2003 sono stati messi in cantiere investimenti (con la legge 488) per circa 3,5 miliardi e avviati accordi di programma per oltre 400 milioni, ma la crisi Cit ne ha paralizzati diversi tra Campania, Puglia, Basilicata e Sicilia, per oltre 120 milioni.

          Il Cipe ha recentemente dato il via libera a un piano Valtur in Sicilia (213 milioni di interventi, 70 di contributi) per nuovi villaggi. «Il futuro del turismo italiano è lì » commenta l’amministratore delegato Valtur, Maria Concetta Patti. E nell’isola stanno investendo gruppi internazionali del calibro di Forte, Kempinski, Sotogrande (Nh hoteles), o nazionali (Alpitour Tivigest, Grandi Viaggi, Una hotel). Eurotravel ha annunciato un piano di sviluppo da 280 milioni tra Puglia e Sardegna. Club Med rilancia su Otranto. Tui ha fatto shopping in Campania. Sviluppo Italia turismo ( dopo l’ingresso di Ifil, Banca Intesa e Marcegaglia) ha sul tappeto 400 milioni di investimenti tra Puglia, Calabria e Sicilia.

          Restano poi i nodi delle infrastrutture e degli incentivi. « Le Regioni — commenta Stefano Landi, direttore Fiavet — non hanno ancora applicato la riforma di settore e i sistemi turistici locali sono bloccati».
          «Bisogna investire sugli aeroporti — ricorda Pino Tripoli, segretario generale Unioncamere —. I principali 10 scali del Sud movimentano solo il 21,7% dei passeggeri totali » .

          «Quello degli incentivi e dei contratti di programma è un nodo che il Governo deve sciogliere al più presto perché sono bloccati investimenti potenziali per oltre 10 miliardi. Per lo sviluppo dei distretti servono risorse adeguate. I contratti di programma sono in stallo e diversi di questi insistono proprio sui distretti potenziali—aggiunge Jannotti Pecci —. Il Governo ha dato uno stop a 488 contratti con la legge 80 in attesa che vada a regime il nuovo sistema degli incentivi e alla meglio perderemo un anno. Le imprese sono disorientate, chi pianifica investimenti in un quadro incerto? » .