Disoccupazione record, i giovani senza lavoro al livello più alto dal ’99

24/09/2010

A giugno tasso all’8,5%. Sacconi: meglio della media europea
ROMA — Disoccupazione record tra i giovani nel secondo trimestre del 2010. Secondo i dati sulle forze lavoro, diffusi ieri dall’Istat, il 27,9% dei giovani tra i 15 e i 24 anni è in cerca di un lavoro. È il dato (non destagionalizzato) più alto, per un secondo trimestre, dal 1999, quando la percentuale fu pari al 29%. L’aumentosulsecondotrimestredel 2009 è del 3,9%.
Sul territorio lo stesso tasso si articola variamente: se nel Mezzogiorno la percentuale sale al 39,3% e addirittura al 40,3%, se si prendono in considerazione solo le donne, nel Nord Est il dato generale si riduce a un 18,3%. Dall’anno scorso a questa parte però, è la disoccupazione maschile a essere cresciuta in tutta Italia: +5,9%, a fronte di un aumento dell’1% di quella femminile.
Più in generale in Italia il tasso di disoccupazione, sempre tra aprile e giugno, si attesta all’8,5%, segnando il livello massimo dal terzo trimestre del 2003 (+1% sul secondo trimestre 2009 e +0,1 decimi sul primo trimestre 2010). Rilevante anche il dato della riduzione degli occupati a tempo pieno: -1,6% in un anno, determinato soprattutto dal calo dei dipendenti a tempo indeterminato (-2,2%).
Secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, le rilevazioni indicano la «sostanziale stabilità dei dati in rapporto al periodo precedente», e mostrano come «l’Italia ha indicatori complessivi significativamente migliori della media europea». Ma per la Cgil, i dati sono «gravissimi» e per il leader della Cisl, Raffaele Bonanni «né il governo centrale né i governi locali hanno fatto abbastanza» in particolare per diminuire il divario tra Nord e Sud.
Anche il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, è intervenuta sul tema, annunciando «un pacchetto di iniziative, serie e non demagogiche, che vanno proprio nella direzione di garantire un sostegno efficace ai tanti ragazzi». Ma sull’impegno del governo solleva alcune critiche l’ex ministro del Lavoro, Tiziano Treu (Pd) che sul Ddl Lavoro, approdato al Senato, afferma: «È un provvedimento polpettone che si occupa degli argomenti più eterogenei e il cui iter è durato oltre due anni senza però mai affrontare i problemi più gravi». È ottimista invece il presidente e amministratore delegato di Italia Lavoro, Paolo Reboani, secondo cui «ci sono una serie di professioni per le quali le richieste di lavoro non trovano risposta. Non si tratta solo di servizi di cura — conclude — ma anche blue jobs, come quelli nella meccanica e nell’artigianato.