Disoccupazione, obiettivo 8,9%

22/04/2003




              Sabato 19 Aprile 2003
              Disoccupazione, obiettivo 8,9%

              L’Esecutivo punta a ridurre ulteriormente il numero dei senza lavoro (9% nel 2002)


              ROMA – La disoccupazione scende sotto il 9 per cento. Nonostante le difficoltà dell’economia, il numero dei senza lavoro quest’anno è destinato a diminuire. La previsionale per il 2003 esaminata ieri dal Consiglio dei ministri non ha rivisto il dato sui disoccupati: per il 2003 è confermato il tasso dell’8,9%, un decimo di punto sotto al 9% registrato l’anno scorso e ancora più vicino alla media Ue dell’8,5 per cento. Un passo avanti è previsto anche per il tasso di occupazione, indicato per quest’anno al 56%, contro il 55,4% registrato nel 2002. Le stime sono positive anche per la produttività: l’andamento negativo dell’anno scorso (-0,7%) è alle spalle e nel corso del 2003 il Governo prevede un incremento dello 0,6 per cento. Per questo motivo l’aumento del costo del lavoro complessivo (+3,1%) si ridimensiona se si considera il Clup, il costo misurato per unità di prodotto, che quest’anno salirà del 2,5 per cento (il dato precedente era del 3,1%). Il miglioramento c’è, ma è attenuato rispetto all’anno scorso. Si parte dai buoni risultati ottenuti nel 2002, malgrado una congiuntura non favorevole. La relazione sulla situazione economica nel 2002 presentata dal ministero di Via XX settembre sottolinea come l’occupazione abbia «risentito in maniera contenuta della fase di bassa crescita che ha caratterizzato l’economia italiana». Sono stati creati 315mila nuovi posti di lavoro, con un incremento dell’1,5%, quasi quattro volte superiore allo sviluppo del Pil. L’Italia, spiega la relazione previsionale, è stata più dinamica di altri Paesi europei: in controtendenza rispetto a Eurolandia è riuscita a ridurre il tasso di disoccupazione di mezzo punto, portandolo al 9 per cento. Ma gli squilibri sono ancora forti quando si parla di occupazione tra le donne, tra i giovani e nel Mezzogiorno. Qualche progresso c’è stato: al Sud «l’incidenza della disoccupazione nella fascia di età inferiore a 25 anni è riuscita a scendere per la prima volta sotto la soglia del 50%»; si è ridotta la disoccupazione di lunga durata (dal 5,9 al 5,3% su tutto il territorio nazionale); le donne hanno registrato una crescita dell’occupazione del 2,2%, più alta della media, così come il Mezzogiorno (1,9%). La correzione degli squilibri è tra gli obiettivi principali del Governo, che attribuisce alla riforma Biagi sul mercato del lavoro un ruolo decisivo. La relazione ricorda che la crescita degli occupati è dovuta interamente ai lavoratori dipendenti (+2,1%, mentre gli autonomi sono diminuiti dello 0,3%). E sono aumentati di più i lavoratori «tipici»: ai contratti a tempo pieno e indeterminato si devono due terzi dell’incremento. In attesa dei decreti di attuazione della riforma Biagi, sullo sviluppo dell’occupazione, nel complesso, si sono fatti sentire gli effetti delle riforme avviate con il pacchetto Treu e del bonus sulle assunzioni. Il ministero dell’Economia fa il punto anche sulla spesa Inps, spinta in alto dal rialzo delle pensioni minime a 516 euro inserito nella Finanziaria 2002. L’anno scorso le uscite dell’Inps sono aumentate del 5,8% al netto delle spese relative ai minorati civili e agli arretrati delle sentenze della Corte costituzionale (499 milioni di euro). Il fabbisogno dell’Inps ha superato i 61,3 miliardi di euro (sempre al netto degli effetti delle sentenze della Consulta), 3.958 milioni in più del 2001. E le casse non sono state rimpolpate dai contributi, cresciuti meno delle prestazioni: 5% contro 6,4 per cento. Anche le spese per gli ammortizzatori sociali sono aumentate. Le indennità di disoccupazione e gli assegni di integrazione salariali l’anno scorso sono saliti a 4,3 miliardi di euro (+12,1%), con un balzo in avanti trainato dalla Cassa integrazione. Più contenuta la crescita delle spese a sostegno dei redditi familiari. I 12 miliardi di euro destinati a interventi assistenziali (assegni e sussidi) e previdenziali (assegni familiari, indennità di malattia, infortuni e maternità) rappresentano il 6% in più della spesa del 2001. L’incremento maggiore riguarda la parte assistenziale (+14,9%) ed è dovuto soprattutto «alla messa a regime di un insieme di interventi effettuati negli scorsi anni, tra cui la sperimentazione del reddito minimo di inserimento (Finanziaria 2001), l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori e l’integrazione al canone di locazione». Si è appesantita anche la spesa per le indennità di malattia, infortuni e maternità: +9,6% per un totale di 4.167 milioni di euro.
              A.BA.