Disoccupazione giovanile, nuovo record verso il 30%

02/02/2011

Per i diretti interessati – i giovani italiani tra i 15 e i 24 anni, che in un caso su tre sono senza lavoro – non si tratta certo di una novità. Proseguono la ricerca di un’occupazione in un paese povero di opportunità e lungimiranza, oppure si rassegnano, sognando tempi o luoghi migliori, comunque insofferenti all’ennesima conferma statistica. Da troppo tempo assistono alla crescita costante dell’indice di disoccupazione delle nuove generazioni, ogni mese rivisto al rialzo di qualche decimo di punto, ogni mese infranto il record precedente. È accaduto anche ieri, quando l’Istat ha fissato al 29% il nuovo livello d’allarme registrato a dicembre: lo 0,1% in più rispetto a novembre e il 2,4% in più rispetto a dicembre 2009. Ovviamente, si tratta di un nuovo record negativo, il peggiore dal gennaio 2004, data d’inizio delle rilevazioni storiche. E ben poco consola la stabilità dell’indice di disoccupazione generale, rimasto fermo all’8,6%, o il lieve calo di quella femminile, in diminuzione di 0,3 punti al 9,6%, visto il pari e contestuale aumento delle donne inattive, che rinunciano anche a cercare un’occupazione. Il confronto con il resto d’Europa, semmai, non fa che aggravare il quadro nazionale: sia nella zona della moneta unica, sia nell’Unione allargata a 27 paesi, la disoccupazione giovanile si è infatti stabilizzata sui livelli dei mesi scorsi, rispettivamente al 20,4% e al21%. La distanza tra le nuove generazioni italiane e quelle d’oltralpe si fa sempre più marcata. LE GIUSTIFICAZIONI DEL GOVERNO Un abisso di fronte al quale si dimostrano sempre più incosistenti le giustificazioni del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo cui «le incertezze che permangono sulla ripresa contraggono le nuove assunzioni e inducono a consolidare, anche attraverso gli ammortizzatori sociali, i rapporti di lavoro in essere». Insomma, la colpa è sempre della sfavorevole congiuntura internazionale, mai delle manchevolezze della politica industriale del governo. LE ACCUSE DEL SINDACATO Di ben altro tenore i commenti delle organizzazioni sindacali. Secondo la Cgil, in particolare, si sta creando «un vero e proprio gap generazionale che riguarda tutte le forme di lavoro». La segretaria generale Susanna Camusso torna dunque a chiedere «un piano per il lavoro per affrontare i dati drammatici e disastrosi sull’occupazione che investono soprattutto i giovani e le donne del nostro paese», dove «perdurano e si acuiscono gli effetti della crisi economica» e dove «a subirne i costi sono i soggetti più deboli». Altrettanto dure le parole usate dalla Cisl, che nei dati Istat vede la certificazione di «una pericolosa situazione di stallo, in cui i problemi storici del nostro mercato del lavoro si aggravano». Per questo, sottolinea il segretario generale aggiunto Giorgio Santini, «mai come ora è necessario agire con interventi decisi e mirati, sui quali chiediamo al governo una immediata convocazione delle parti sociali». Anche per la Uil serve adottare «vere e proprie terapie d’urto tese ad aumentare la partecipazione al mercato del lavoro». E il Partito democratico, in proposito, ribadisce la sua proposta di «tasse zero per i giovani neo assunti»