Disoccupazione ai massimi dal 2004 cresce solo il part time “involontario”

22/12/2010

Nel Mezzogiorno senza lavoro il 36% delle giovani

ROMA – Sul lavoro l´Italia non svolta, anzi ad ottobre il tasso di disoccupazione è passato all´8,7 per cento dall´8,4 di settembre. Nonostante qualche buon segnale che arriva dalla manifattura non siamo usciti dal tunnel e la conquista di un posto e di un reddito, appare ancora lontana per le categorie più a rischio: i giovani, le donne e in generale il Meridione.
Gli ultimi dati Istat sul lavoro segnalano infatti che i vecchi problemi non sono stati risolti. Guardando al terzo trimestre nel suo complesso c´è stato un lieve miglioramento rispetto al periodo precedente (il tasso di disoccupazione è sceso dello 0,1 per cento fermandosi all´8,3), ma il dato di ottobre segna un record dal 2004 (anno a partire dal quale l´istituto di statistica fa partire la sua serie storica).
Uno stallo che riversa i suoi peggiori effetti sulla fascia di lavoratori più giovani, quelli di età compresa fra i 15 e i 24 anni. Il 24,7 per cento – praticamente uno su quattro – non trova lavoro. Se poi si guarda ai soli giovani del Sud il tasso di disoccupazione vola al 35,2 per cento, che diventa 36 quando si parla delle ragazze meridionali. Con buona pace della scuola di pensiero che ritiene che solo una massiccia occupazione femminile possa riattivare il circolo virtuoso dell´economia.
Ora va detto che a fronte di una disoccupazione che non scende, nonostante l´estate avessero cullato qualche speranza, è cambiata anche la vita di chi un lavoro ce l´ha. Fra gli occupati (oltre 22 milioni), aumenta soprattutto la quota dei lavoratori part-time di tipo «involontario», ovvero di chi si è rassegnato ad un posto ad orario ridotto perché non ha trovato di meglio. E´ in netta discesa, invece, il numero degli occupati a tempo pieno (316 mila posti in meno rispetto al terzo trimestre dello scorso anno). Altro record negativo riguarda gli inattivi (non hanno lavoro, ma ormai nemmeno lo cercano): il tasso è risalito al 38,6 per cento , che diventa 50 al Sud per svettare ad un imbarazzante 65,4 quando si parla di donne meridionali.
Alla preoccupazione del sindacato si contrappone la fiducia del ministro Sacconi. Per la Cgil di Susanna Camusso, il quadro dipinto dall´Istat è «allarmante»: «Se ai disoccupati aggiungiamo gli scoraggiati possiamo sicuramente affermare che nel Mezzogiorno del nostro paese quasi la metà dei giovani e delle donne non trova un lavoro o ha rinunciato a cercarlo». Guglielmo Loy della Uil fa notare che «siamo ancora nel bel mezzo del guado» e che la debolezza meridionale è «ormai cronica»; la Cisl sottolinea «l´emergenza donne e giovani». Il ministro Maurizio Sacconi invece preferisce concentrarsi sui dati di tutti e tre i mesi «la disoccupazione diminuisce dopo sette trimestri e siamo sempre ad un livello distante quasi due punti dalla media europea» commenta. Anche se, ammette, «rimane significativa la disoccupazione giovanile e femminile. Sacconi assicura che la risposta a tali questioni starà «nel piano straordinario» per il Meridione e «nel piano occupabilità» dei giovani. Cesare Damiano del Pd non ci crede: «il ministro ci risparmi interpretazioni surreali e ammetta il fallimento del governo».