Disoccupato da tempo muore gettandosi dal treno

05/10/2010

Aveva trentotto anni, una laurea in economia e commercio e nessun lavoro. Disoccupato. Lui che nella vita si era sempre dato da fare, lavorando come poteva. In un call center, peruna ditta privata, come consulente finanziario. Per Cosimo Damiano Nardelli – «persona onesta, famiglia perbene », racconta chi lo conosceva – però era un momento difficile. Aveva lavorato per varie ditte e poi in un call center, fino alla fine del 2009. Ma quel lavoro lo aveva perso. E non riusciva a trovarne un altro. Ci aveva provato. Aveva tentato diversi concorsi. Era stato anche qualche giorno a Milano, ospite di alcuni parenti, per vedere se lì c’era qualcosa per lui. Ieri mattina, seduto sul treno Bolzano-Lecce, guardava fuori dal finestrino. E pensava a tutto quello che in trentotto anni non era riuscito a fare. I compagni di viaggio lo hanno visto alzarsi. Passeggiare nervoso lungo lo scompartimento. Rimettersi a sedere. Erano da poco
passate le dieci. Probabilmente era salito a Bari o a Monopoli. Sarebbe sceso a Ostuni, la sua città. E invece, di colpo, così, mentre il treno stava entrando in stazione, il gesto imprevedibile. Lo hanno visto gettarsi come un proiettile fuori dal finestrino. Un uomo, un giovane ferroviere non in servizio. che sedeva nel suo stesso scompartimento e viaggiava come passeggero, ha cercato di salvarlo. Si è gettato appresso a lui contro il finestrino. È riuscito ad afferrarlo per le
gambe. Lo ha trattenuto per un lembo di stoffa. Mentre gridava per chiedere aiuto. E poi, inesorabilmente, l’ha sentito scivolare via, quando gli altri passeggeri erano già accorsi per dargli manforte. Non è morto sul colpo Simone Damiano. Il treno non correva veloce.
Aveva già rallentato per entrare in stazione di Ostuni,. Cadendo giù dal treno, Cosimo Damiano è andato a sbattere contro con la testa contro la massicciata. Era ancora vivo quando lo hanno soccorso. Ma non c’è stato nulla da fare per salvarlo. Neanche il tempo di arrivare in ospedale, a Brindisi, e il suo cuore aveva già cessato di battere. Il dirigente del commissariato di Ostuni, Francesco Angiuli, ha ascoltato i testimoni, si è occupato di ripristinare il traffico ferroviario, ha parlato con il fratello e con la sorella di Cosimo Damiano, accorsi alla stazione, mentre la madre, anziana, era a casa ad aspettare, Tutto sembra chiaro nella dinamica.
Molto più complicato capire cosa sia passato nella mente di Cosimo Damiano. «Se tutti quelli che alla sua età rimasti senza lavoro dovessero uccidersi dovremmo tornare ai monatti», osserva con amarezza qualcuno. E però non tutti resistono. Non tutti ce la fanno a sopportare il peso di una vita, arrivata sulla soglia dei quarant’anni, senza nessuna certezza. Non tutti ce la fanno a sostenere la precarietà che non trova scampo.