Disoccupati record: 9,1% A rischio 250 mila posti senza lavoro un giovane su tre

25/06/2010


ROMA – A casa le donne del Sud, a spasso un giovane su tre: stiamo uscendo dalla recessione, assicura la Confindustria, ma la bella notizia non basta a risollevare il morale di chi sta cercando lavoro. Perché se la produzione riparte, le assunzioni non è detto che facciano altrettanto, anzi da qui ai prossimi due anni potemmo perdere altri 246 mila posti: è questo il messaggio che arriva incrociando i dati Istat con quelli forniti dalle imprese.
Si sa che Pil e lavoro non marciano a pari ritmo e che possono passare dei mesi fra la ripresa dell´uno e l´impennata dell´altro. Il guaio è – dicono i numeri – che lasciato alle spalle un anno difficile, per il futuro le prospettive non sono buone.
Fra i primi tre mesi del 2009 e i primi tre del 2010, spiega l´Istat, sono spariti 208 mila posti di lavoro (sintesi fra la riduzione di 391 mila occupati nella componente italiana e della crescita di 183 mila fra gli occupati stranieri). La disoccupazione è passata dal 7,9 al 9,1 per cento, ma se si prende in considerazione solo la fascia dai 14 ai 24 anni è volata al 28,8 e se si guarda alle donne del Sud il tasso raggiunge l´impressionante vetta del 43,6 per cento. E´ dal 2005 che non si vedevano cifre così ed è dal 2001 che non c´erano 2 milioni 273 mila italiani (il 14, 7 per cento in più rispetto allo scorso anno) in cerca di un posto di lavoro.
Se poi, come fa la Confindustria, si allarga l´orizzonte e si prende in considerazione tutto il periodo che va dal primo trimestre 2008 al quarto trimestre 2009 si vede che i posti volatilizzati salgono a 528 mila. Un bufera che ha penalizzato soprattutto le solite categorie (giovani e donne) e alcune regioni più delle altre. Il Mezzogiorno paga un altissimo conto alla crisi (la disoccupazione è del 6,4 nel Nord, all´8,4 nel Centro e al 14,3 nel Sud), ma particolarmente martoriata è la Sardegna, che vista la difficoltà della sua industria pesante sta in vetta con il 16, per cento. L´industria è il settore che perde di più, il contratto a tempo indeterminato quello che più soffre (mentre in quello a tempo determinato la caduta ha una battuta d´arresto). Una brutta foto sul presente che le imprese, pur annunciando la ripresa, confermano.
Al di là del quadro Istat, infatti, colpisce come la Confindustria – nello stesso momento in cui parla di una uscita dai tempi bui e di «un peggio che è passato» – stimi che alla fine del 2011 la disoccupazione potrebbe salire al 9,6 per cento. Tenendo conto delle attese sulla domanda di lavoro e del processo di riassorbimento della cassa integrazione (lavoratori che ora stanno a casa, ma non sono disoccupati) gli economisti prevedono che il numero delle persone occupate «calerà di 144 mila unità entro la fine di quest´anno e di altre 102 nel 2011». Questo nonostante, assicura Confindustria, «l´economia italiana sia fuori dalla recessione» e per i prossimi due anni sia previsto «un parziale recupero». La ripresa, continua il centro studi «si profila più solida rispetto alle stime rilasciate a dicembre» con un Pil previsto in crescita all´1,2 per cento per quest´anno e all´1,6 nel 2011. Una ripresa minata però – oltre che dal mancato recupero occupazionale – anche dalle troppe tasse e dall´evasione alle stelle. Confindustria lamenta come «la pressione fiscale effettiva che grava sui contribuenti che pagano integralmente imposte e contributi sia al 51,4 per cento, contro il 43,2 ufficiale» (che incorpora anche il sommerso e indica quindi un´incidenza «solo apparente»). A parità di gettito, «eliminando l´evasione – calcola Confindustria – le aliquote fiscali e contributive potrebbero essere abbattute del 16 per cento». Nel 2009, stima, c´è stata un´evasione pari a 124,5 miliardi pari all´8,2 per cento del Pil. «Dati impressionanti» ha commentato la Marcegaglia.