Disoccupati in calo all´8,7% Mai così pochi dal 1992 a oggi

24/09/2002






analisi

Stefano Lepri
(Del 24/9/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
I DATI DI LUGLIO RILEVATI DALL´ISTAT
Disoccupati in calo all´8,7% Mai così pochi dal 1992 a oggi

          ROMA

          DA dieci anni il numero dei disoccupati non risultava così basso. Nel mese di luglio, secondo l´indagine trimestrale resa nota ieri dall´Istat, i senza lavoro erano 2 milioni e 95 mila, l´8,7 per cento delle forze di lavoro (9 per cento nel calcolo destagionalizzato). E naturalmente tutti si domandano perché, con l´economia che va male, guai in tutto il mondo industriale, le Borse giù, le imprese assumano ancora. In dodici mesi, sono stati creati 271.000 nuovi posti. In Germania, con una dinamica dell´economia simile, l´aumento dei disoccupati è stata la più forte carta propagandistica in mano all´opposizione nella campagna elettorale appena conclusa. Come mai? Diverse spiegazioni vengono offerte dagli economisti. Una certezza è che si tratta di tendenze di medio periodo, che già da qualche tempo avevano cominciato a sorprendere. Il numero degli occupati cresce costantemente da sei anni, ovvero dal 1996. Nell´ultimo trimestre «censito» l’aumento degli occupati si è registrato soprattutto nei servizi (+166 mila) anche se con una dinamica più contenuta mentre gli occupati nell’industria in senso stretto sono aumentati di 83 mila persone. In agricoltura sono invece scesi di 16 mila unità. I lavoro cresce soprattutto al Sud: nel Mezzogiorno l’aumento è stato di 121 mila persone a fronte degli 89 mila in più al Centro e di 62 mila occupati in più del Nord. Nel Meridioneo si è registrato anche un calo significativo delle persone in cerca di occupazione (-76 mila) con una riduzione del tasso di disoccupazione al 17,9% (-1,1%). Ai minimi anche il tasso di disoccupazione al Centro (6,1%) mentre al Nord le persone in cerca di occupazione sono il 3% delle forze di lavoro. L’occupazione è cresciuto soprattutto tra il lavoro dipendente (+324 mila unità) mentre gli occupati autonomi sono diminuiti di 53 mila persone. L’occupazione dipendente in più è stata (almeno in termini assoluti) sopratutto permanente a tempo pieno. I posti fissi infatti sono cresciuti di 195 mila unità. Gli occupati atipici sono cresciuti invece di 129 mila persone con una dinamica molto più accentuata (+5,1%) di quella dei posti fissi (+1,5%). Il numero dei disoccupati, sempre secondo il calcolo «destagionalizzato» a cura dell´Istat, cala ininterrottamente da quasi 4 anni, dal picco oltre i 2.700.000 raggiunto nel 1998 alla cifra attuale. Dal luglio `99, 11,1%, al luglio 2000, 10,1% un intero punto punto in meno; nel luglio del 2001, 9,2%, nove decimi di calo; ora all´8,7%, mezzo punto, quindi la tendenza rallenta. Rallenta, invece che invertirsi come è successo nella media dell´area euro. Forse perché da noi «le decisioni di assunzione non sono di tipo istantaneo – azzarda Renato Brunetta, economista e parlamentare europeo di Forza Italia – ma di medio periodo; dunque le assunzioni di questo ultimo trimestre vengono da decisioni prese due trimestri prima». Nei prossimi mesi, dunque, la creazione di posti di lavoro dovrebbe rallentare o fermarsi. Si fermerà, afferma senz´altro Giampaolo Galli, capo economista della Confindustria: «nella seconda metà del 2002 avremo crescita zero degli occupati o addirittura un regresso; a gennaio `93 avremo 50.000 posti di lavoro in più su base annua». A giudizio di Galli dunque i dati Istat, se letti con attenzione, «presentano aspetti preoccupanti, che peggiorano con i recenti provvedimenti fiscali del governo» perché il nuovo assetto dei credito di imposta per i nuovi occupati «rischia di premiare chi non assume». Un segno negativo notato anche da altri economisti è che, dividendo i dati Istat per aree del Paese, nel Nord – ovviamente l´area più dinamica e più iserita nei mercati internazionali – da due trimestri il numero die posti di lavoro sta diminuendo. Dividendo per settori, nell´industria l´occupazione è stazionaria, cresce invece nelle costruzioni (+0,8 per cento). Con tutto ciò l´Isae, istituto pubblico di ricerca economica, a differenza della Confindustria ritiene che il 2002 possa far registrare un saldo positivo di 300.000 posti di lavoro creati. Ma «creati» è la parola giusta? Secondo altri economisti, quello che è avvenuto negli ultimi anni sarebbe in parte una emersione spontanea di posti di lavoro sommersi, già esistenti quindi ma «in nero», non a norma di legge: questo spiegherebbe sia l´andamento poco influenzato dagli alti e bassi dell´economia, sia lo scarso effetto sulla domanda interna (chi passa da una vera disoccupazione allo stipendio dovrebbe spendere di più). Come che sia, la polemica politica si colloca su linee prevedibili. Le forze di maggioranza sottolineano l´aspetto positivo che la tendenza continui anche nelle presenti difficoltà: «un numero da prendere con soddisfazione in un momento difficile per l’economia» secondo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, «una grande vittoria» secondo il ministro delle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. Le forze di opposizione sottolineano gli aspetit negativi: «il governo non faccia propaganda ma rafforzi gli strumenti di sostegno al lavoro – dichiara il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani perché l´ondata cominciata nel 1997 rallenta». Alcuni ricordano che l´inizio della tendenza coincise con il «pacchetto Treu» (flessibilità del lavoro) varato dal centro-sinistra; ma proprio per questo, aggiungono i segretari della Cisl Pezzotta e della Uil Angeletti, bisogna continuare a contrattare misure di flessibilità con il governo in carica.