Disoccupati e precari pagano il taglio delle tasse

25/10/2004

            sabato 23 Ottobre 2004

              Disoccupati e precari pagano il taglio delle tasse
              Forse torna l’imposta di successione. La Finanziaria non basta, ci sarà un’altra manovra

                Bianca Di Giovanni

                ROMA «Faremo di tutto per raggiungere il 2,9% di deficit». Domenico Siniscalco torna davanti alla commissione Bilancio – dopo la visita in Europa – e riparte l’allarme rosso sui conti. Nel 2004 si profila l’ipotesi di una manovra-tris. È l’ex ministro Vincenzo Visco che elenca tutti i «buchi» dell’ultima Finanziaria Tremonti. Siniscalco ammette poi che forse l’Anas, con i relativi trasferimenti, andrebbe ricondotta nel perimetro della pubblica amministrazione (come l’opposizione sostiene da sempre). In soldoni vuol dire 3 miliardi di deficit in più. Per il 2005 non va meglio, tanto che il ministro è costretto a puntare i piedi davanti ai parlamentari di maggioranza: la Finanziaria non concede «addolcimenti». Quei 24 miliardi devono entrare tutti. Come dire: scordatevi gli emendamenti (oltre 4.000) che avete presentato. Ed anche l’idea, che serpeggia sempre più pressante, dell’ennesima riapertura dei termini del condono. E non solo. «La revisione degli studi di settore è irrinunciabile», manda a dire Siniscalco ai commercianti a cui solo pochi giorni fa aveva promesso qualche sconto. Insomma, le tasse vanno aumentate, anche se il tesoro conferma l’intenzione di abbassare l’Irpef, senza indicare però le coperture.

                Per Forza Italia non esistono ragioni di bilancio che tengano: a costo di sconquassare sia il bilancio che gli accordi di maggioranza, spinge all’inverosimile sulla riforma fiscale a tre aliquote (23,33 e 39% per i redditi fino a 26mila euro, da 26mila a 33mila e oltre), già presentata in un emendamento di Antonio Leone l’altroieri. Anche se a pagare tutto questo saranno disoccupati e precari. È il premier in persona a rompere gli indugi. «Quella è la nostra proposta», dichiara, incurante del fatto che tutti gli alleati avevano chiesto un vertice per discutere sull’argomento, «bollando» la mossa di leone come una «furbata». Il premier conferma la volontà di trovare una soluzione comune sul nodo della quarta aliquota al 42% (rispetto all’attuale 45%) voluta da An: «Vediamo di sederci a un tavolo all’inizio della prossima settimana per decidere se sarà al 39 o al 42%». L’importante, per ora, è fare propaganda. «I cittadini avranno la conferma della nostra volontà di ridurre il prelievo fiscale», dichiara. Poi, l’ultima beffa. «Il condono può far insorgere il convincimento che si può non rispettare la legge perché poi arriva il perdono». Guarda guarda: lo dice dopo che le sue aziende si sono condonate tutto.

                Ma la memoria, così come i conti, non fanno parte dell’universo del premier. Per questo evita accuratamente di informare i cittadini su come si pagheranno questi 6,5 miliardi (che in realtà sono otto, stando ai calcoli di Visco) di sgravi promessi ai cittadini (ricchi). Lo si capisce bene dalle «carte» presentate in Parlamento da Leone (vedi scheda accanto). «Per ridurre le tasse al 10% della popolazione più ricca – si tagliano i 770 milioni destinati all’indennità di disoccupazione – dichiara il capogruppo ds in commissione Bilancio Michele Ventura – si licenziano i precari della pubblica amministrazione (-20% dal 2006), si aumentano le tasse alle cooperative (dal 20 al 40% e dal 30 al 60%), si tagliano i fondi ai paesi in via di sviluppo». nonostante ciò, sostiene il diessino, «tutti questi tagli non bastano a coprire i 6,5 miliardi necessari per finanziare la riduzione delle tasse – aggiunge il deputato della Quercia – anche perché la decurtazione del 50% delle spese in conto capitale per finanziare quelle in conto corrente non è possibile. Per finire non escludono di ripristinare la tassa di successione. Stanno giocando col bilancio dello stato, stanno giocando con i cittadini italiani». Sulla reintroduzione della tassa di successione c’è stato un repentino dietrofront. «FI è contraria», ha dichiarato il relatore di maggioranza Guido Crosetto. Ci si può credere: se a pagare sono i ricchi non se ne parla. Tant’è che il Nens (l’istituto di ricerca fondato da Visco e Bersani) ha calcolato che, nell’ipotesi di tre aliquote, il 50% dei benefici vanno ai più ricchi e il 44% finirà alle famiglie del nord. Se davvero si adotteranno le coperture indicate da Leone, per la macchina pubblica poi sarà la fine. Alcuni ministeri già oggi non possono far fronte alle spese per pulizia e materiale di cancelleria: si sono indebitati con fornitori dopo tre taglia-spese consecutivi.

                E a fine anno potrebbe arrivare il quarto blocco delle spese per i consumi intermedi. Il bilancio del 2004, infatti, fa acqua da tutte le parti. Mancano all’appello gli incassi della sanatoria ambientale (circa 3 miliardi) quelli del concordato preventivo (2,5 miliardi), e in parte i 9 miliardi attesi dalle operazioni immobiliari. C’è da mettere a posto la partita Anas. In più «con i condoni le entrate sono crollate di un punto di Pil», dichiara Visco davanti a Siniscalco. L’ex ministro chiede al suo successore chiarimenti su tutta la manovra, che gli appare «imprecisa e insufficiente». Sul tetto del 2% «mi aspetto che il governo presenti un suo emendamento – continua Visco – Ancora: qual è lo stanziamento per i pedaggi ombra? Non c’è». La conclusione è una sola: «Se ci sono soldi bisogna ridurre il debito, non le tasse». Altrimenti tutto il Paese che la pagherà cara.