Disoccupati e cassintegrati al Nord scoraggiati e sommersi al Sud

01/02/2010

Disoccupati e cassintegrati al Nord, scoraggiati e sommersi al Sud. L´onda montante della distruzione dei posti di lavoro ha colpito le regioni italiane in modo diverso aggravando le situazioni preesistenti, ma anche generando reazioni differenziate. Le regioni del Centro e del Nord hanno avuto l´aumento più marcato dei disoccupati: il Nord Ovest ha visto crescere il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2009 al 5,5% dal 3,8% di un anno prima, il Nord Est dal 2,9% al 4,6%. Una tendenza confermata dai dati dell´Istat riferiti a dicembre: gran parte delle 392 mila persone che nel corso del 2009 hanno ingrossato le file dei disoccupati (ora a quota 2 milioni e 138 mila) vengono dalle regioni più industrializzate. Il tasso record di disoccupazione arrivato all´8,5% ha ancora "margine" per crescere preventivando che almeno una parte dei lavoratori al momento in cassa integrazione dovranno cercarsi un nuovo lavoro. La Cgil ha stimato che con i lavoratori in Cig la percentuale dei disoccupati è già sopra al 10%.
La Cgia di Mestre, che ha analizzato la situazione del lavoro per regione, stila una classifica (dati settembre 2009) in cui sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto a subire l´aumento maggiore dei disoccupati, mentre Puglia, Lazio, Molise e Calabria vedono diminuire in maniera consistente i propri. Il tasso complessivo del Mezzogiorno è passato da 11,1% a 11,7%. Sono rimasti stabili, seppur su livelli allarmanti, in Puglia (10,8%) e Sicilia (13,3%), fanno comunque male Campania (12,2%) e Sardegna (12,7%) con un peggioramento superiore alla media nazionale.
La maggior tenuta delle regioni meridionali è solo un effetto statistico: la diminuzione degli occupati effettivi nel corso del 2009 è paragonabile al resto del paese: 195 mila i lavoratori in meno nel Mezzogiorno contro i 150 mila del Nord Est e i 130 mila del Nord Ovest. L´illusione ottica della riduzione dei disoccupati al Sud è già stato inquadrato dalla Banca d´Italia che ha segnalato l´aumento degli "scoraggiati", ovvero delle persone in età lavorativa (15-64 anni) che non cercano più un impiego: in Italia sono 14,8 milioni, il 37,6% del totale, una zavorra storica del nostro paese da sempre con il tasso di attività al livello più basso in Europa. Gli inattivi sono per lo più giovani, meridionali e donne. L´altro fenomeno che spiega la contrazione dei disoccupati "ufficiali" nel meridione è legata ad un aumento esponenziale del lavoro nero. Le occupazioni dell´economia sommersa funzionano da vero e proprio ammortizzatore sociale, fornendo sostegno al reddito ai senza lavoro e facendo sparire una parte dei disoccupati meridionali tra gli inattivi. Una funzione "speculare" a quella realizzata dalla Cig per le aziende del Centro e nel Nord.
Dal punto di vista dell´economia ufficiale, preoccupa anche il tipo di aziende colpite dalla crisi, dove pagano soprattutto il settore manifatturiero (-386 mila gli occupati dell´industria in un anno) e tra queste le aziende che traggono gran parte del loro fatturato dall´export, vale a dire la parte che negli anni scorsi ha più contribuito alla crescita del Pil: «Al Nord ed in particolare lungo la dorsale Adriatica si è risentito in maniera molto forte della contrazione dell´export di queste regioni che ha investito soprattutto il settore manifatturiero tradizionale (tessile, abbigliamento, calzatura, metalmeccanica, legno e mobilio)» spiega il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi. Migliaia di aziende in una crisi molto più ramificata di quanto i casi-simbolo dei grandi gruppi riescano a raccontare