Disoccupati, è ancora record. Giovani e donne i più colpiti

22/12/2010

È il lavoro che non c’è l’emergenza nazionale. La conferma arriva dall’Istat: il tasso di disoccupazione ad ottobre è cresciuto ancora, all’8,7% dall’8,4% di settembre, ed è il valore più alto dal gennaio 2004. Solo nel terzo trimestre 2010, gli inattivi tra i 15 e i 64 anni hanno raggiunto il 38,6%, ai livelli del 2000. Nel Mezzogiorno il tasso d’inattività tocca il 50% e per le donne è ancora più alto: quelle che non hanno un lavoro nè lo cercano sono il 64,5%. Il tasso di occupazione (di ottobre) sempre per la fascia 15-64 anni è al 56,7%, con una flessione di otto decimi rispetto al terzo trimestre 2009. L’indicatore scende al 67,6%(-1,2% su base annua) per gli uomini e al 45,8% (-0,3) per le donne. Stabile l’occupazione degli stranieri al 63,7%. Nel trimestre gli occupati sono 22.811mila, 176mila in meno rispetto a un anno prima: -0,8% su base annua, -0,2 sul trimestre precedente. A fronte della significativa discesa al sud e, in misura più ridotta al centro, l’occupazione rimane stabile al nord. La riduzione congiunturale riguarda soprattutto l’agricoltura e l’industria. Due milioni di persone sono in cerca di occupazione, e circa la metà di loro lo è da più di un anno. Una situazione che, una volta di più, preoccupa le forze dell’opposizione e i sindacati, tanto che la segretaria della Cgil Susanna Camusso, definendo i dati «allarmanti», annuncia al direttivo nazionale: «La nostra mobilitazione proseguirà all’inizio dell’ anno con le marce del lavoro, che verranno organizzate in tutti i territori, per mettere al centro i temi dell’occupazione e del lavoro».
IL DIVARIO NORD-SUD SI AMPLIA Nella media del terzo trimestre 2010 il tasso di disoccupazione è all’8,3%, con un calo di un decimo di punto rispetto al secondo, per la prima volta dopo sette trimestri di crescita, concentrata al nord. Ma, spiega l’Istat, il calo è «lieve», e comunque la schiera dei disoccupati anche se si assottiglia un po’ rimane ampia (oltre 2 milioni di persone). E sopratutto rimane alto il numero dei senza lavoro tra i giovani (15-24 anni), che cresce ancora a livello tendenziale e nel terzo trimestre raggiunge il 24,7% (35,2% al sud, 22,1 nel centro, 18 al nord: le regioni col minor numero di disoccupati tra i giovani sono quelle del nord-est). Il tasso tocca un massimo del36%per ledonne nel Mezzogiorno. Come dice Cesare Damiano, Pd, «ai giovani non mancano motivi per manifestare: hanno diritto ad un futuro dignitoso e il governo li deve ascoltare». «Adesso il ministro Sacconi prenda atto del fallimento del suo governo. E la destra che pensa solo a tirare a campare – continua – dovrebbe far cambiare strada alle politiche dell’esecutivo sul mercato del lavoro: anziché ampliare le flessibilità e la precarietà, è necessario far costare meno il lavoro a tempo indeterminato». Ma Sacconi, tra i dati, riesce a leggere solo il differenziale con la media europea, per l’Italia positivo. La scure si abbatte sui lavoratori a tempo indeterminato (-258mila su base annua) e in particolare su quelli a tempo pieno (-349mila). In crescita, invece, gli occupati part-time: +2,9%, 94mila in più sul terzo trimestre 2009, ma solo «grazie» ai lavori accettati in mancanza di impieghi a tempo pieno.