Disoccupati ai minimi da 25 anni

21/09/2005
    mercoledì 21 settembre 2005

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        Disoccupati ai minimi da 25 anni

          Per l’Istat nel secondo trimestre creati 213mila nuovi posti

          GIULIA CRIVELLI

            ROMA • Il rallentamento dell’economia non sembra aver scoraggiato il mercato del lavoro. Nel secondo trimestre del 2005 — ha spiegato ieri l’Istat— il tasso " grezzo" di disoccupazione ha messo a segno un nuovo miglioramento, attestandosi al 7,5%, quattro decimi di punto in meno rispetto allo stesso periodo del 2004.
            Il tasso destagionalizzato è del 7,7%, in calo dello 0,1% rispetto al primo trimestre ed è il dato più basso dal quarto trimestre del 1992. Almeno. Perché facendo i calcoli con le metodologie utilizzate dall’Istat prima del 1992, la disoccupazione raggiungerebbe i minimi del 1980. In ogni caso, si tratta di ottime notizie.

            Meno buono è il dato sul Mezzogiorno, che non riesce a tenere il passo con il resto del Paese. Nel secondo trimestre gli occupati in Italia sono cresciuti di 213mila unità rispetto a un anno prima (+ 1%) toccando la quota record di 22.651.000 lavoratori, ma l’aumento si è concentrato nel Nord con 178mila lavoratori in più, mentre nel Sud l’incremento si è limitato a 17mila unità. Anche considerando i dati in percentuale, la fotografia Istat ha due facce: al Nord la disoccupazione scende sotto la soglia del 4%, ma nel Mezzogiorno il fenomeno principale è quello della rinuncia alla ricerca dell’impiego che spinge molte donne fuori dal mercato del lavoro. L’Istat ricorda che l’aumento dell’occupazione incorpora il forte aumento della popolazione residente (+ 1,1%) determinato soprattutto dall’incremento dei cittadini stranieri. Al netto degli effetti demografici comunque il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni è aumentato di due decimi di punto toccando il 57,7%. In controtendenza l’occupazione femminile nel Mezzogiorno con un calo del 2,1% a fronte di un aumento complessivo dei lavoratori dell’ 1% e delle lavoratrici donne dello 0,9%.

            Per il ministro del Welfare, Roberto Maroni, i dati dell’Istat sull’occupazione «smentiscono le Cassandre della sinistra e i detrattori della legge Biagi, confermano la ripresa e pongono l’Italia al primo posto in Europa nella lotta al sommers » . Soddisfatto anche Claudio Scajola: «I dati sulla disoccupazione — ha detto il ministro alle Attività produttive— danno la possibilità di vedere il futuro con entusiasmo» .

            Entusiasmo non condiviso dai sindacati: per Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil, «si conferma la fine del ciclo positivo iniziato a metà degli anni Novanta, con una situazione sempre più drammatica nel Mezzogiorno e per l’occupazione femminile in generale. La stessa lieve crescita dell’occupazione sembra più dovuta al forte aumento della popolazione immigrata regolarizzata, che non ad altro» . Posizione condivisa da Raffaele Bonanni, segretario confederale Cisl. «Non si capisce tutta questa esultanza del Governo di fronte a dati che ancora una volta testimoniano che il Paese è tagliato in due: tra Nord e Sud e tra uomini e donne. Senza politiche selettive a favore del Meridione e delle donne disoccupate— ha detto Bonanni— il lavoro continuerà a crescere nelle aree più ricche e sviluppate del Paese» . Più moderata la posizione dell’Isae: i dati Istat sulle forze di lavoro nel secondo trimestre dell’anno, secondo l’Istituto di ricerche economiche, «disegnano un quadro generale moderatamente favorevole, caratterizzato dal consolidarsi di una tendenza positiva di crescita occupazionale soprattutto nel settore delle costruzioni e nei servizi, sulla quale influiscono presumibilmente fenomeni di regolarizzazione di manodopera immigrata. Segnali negativi — osserva l’Isae — provengono dall’ulteriore contrazione nel settore dell’industria in senso stretto e dalla stagnazione che sembra caratterizzare il mercato del lavoro nel Mezzogiorno» .