«Disincentivi strada obbligata»

15/05/2003




              Giovedí 15 Maggio 2003
              ITALIA-POLITICA
              Pensioni
              «Disincentivi strada obbligata»

              Pensioni – Fini: accelerare la riforma ma con il confronto – Maroni: no a modifiche senza intesa con le parti


              ROMA – La partita sulle pensioni entra nel vivo. Mentre all’interno del Governo cresce la spinta al ricorso ai disincentivi, da Cgil, Cisl e Uil arriva una sorta di ultimatum: se entro l’8 giugno l’Esecutivo non fornirà risposte chiare sulla previdenza, sarà automaticamente sciopero generale. Ad affermare che è necessario accelerare sulla riforma previdenziale è il vicepremier, Gianfranco Fini.
              Che aggiunge: «La politica incentivi-disincentivi è certamente l’unica possibile».
              Anche se Fini tiene a sottolineare che bisogna procedere con il consenso delle parti sociali e non a colpi di maggioranza. Consenso che per il ministro Roberto Maroni è indispensabile: non ci sarà un altro caso francese, «non c’è possibilità che si faccia qualcosa che non sia concordato con i sindacati».
              Anche per questo motivo il responsabile del Welfare, contrario ai disincentivi, insiste sulla necessità di un chiarimento nel Governo.
              La spinta ai disincentivi. Dopo Silvio Berlusconi anche Fini fa esplicito riferimento all’introduzione di un sistema di incentivi e disincentivi per favorire l’innalzamento dell’età pensionabile. Secondo il vicepremier, «in un momento difficile per l’economia» è necessario accelerare la riforma previdenziale. Ma, aggiunge Fini, «non è saggio farlo a colpi di maggioranza e senza il consenso delle parti sociali». E a dichiararsi favorevole ai disincentivi è anche, seppure «a titolo personale», il sottosegretario all’Economia, Vito Tanzi. Che avverte: a lungo termine la spesa per le pensioni è troppo alta e sarà difficile mantenerla ai livelli attuali». E il modo più indolore per ridurla, secondo Tanzi, sarebbero proprio i disincentivi al ritiro. Disincentivi sui cui si è già espresso favorevolmente il leader dell’Udc, Marco Follini.
              Appare dunque chiaro che nel Governo è rimasta quasi esclusivamente la Lega Nord a sostenere la tesi dei soli incentivi. Il chiarimento avverrà nel vertice a tre tra Berlusconi, Maroni e Tremonti, che si dovrebbe tenere la prossima settimana, ma che potrebbe slittare anche a quella successiva (dopo le elezioni). Maroni: serve chiarezza.
              Maroni difende la delega e cerca di rassicurare i sindacati: «C’è la totale disponibilità del Governo a continuare il confronto e a definirlo prima dell’avvio» vero e proprio «dell’esame della delega al Senato».
              Per Maroni sarebbe opportuno non ripercorrere con le parti sociali il percorso travagliato dell’articolo 18: per questo motivo il Governo deve giungere a «una posizione chiara e condivisa». Quanto ai disincentivi, Maroni fa notare che «la strada della delega è un’altra cosa». E aggiunge: «Se si vuole cambiare strada si può fare, ma occorre che il Governo muti la decisione presa un anno e mezzo fa, e confermata dalla Camera recentemente, che prevedeva gli incentivi e non i disincentivi.
              Sindacati pronti allo sciopero. «No» secco di Cgil, Cisl e Uil ai disincentivi. «Non siamo mai stati d’accordo», ribadisce Savino Pezzotta, che chiede al Governo di bloccare l’iter della delega (proprio ieri sera la commissione Lavoro del senato ha deciso di sospendere l’esame del Ddl). E Luigi Angeletti avverte: con i disincentivi sulle "anzianità" «si andrebbe a un duro confronto sociale».
              Ancora più netto Guglielmo Epifani: il Governo dica agli italiani cosa intende fare, basta con «un balletto che è davvero strano». E il leader della Cgil aggiunge: il sindacato deve «tornare a lottare unitariamente» contro qualsiasi ipotesi di disincentivi. Una prima risposta è arrivata dalla riunione unitaria di ieri dei segretari confederali, Morena Piccini (Cgil), Pierpaolo Baretta (Cisl) e Adriano Musi (Uil): il Governo avrà tempo fino all’8 giugno per dare una risposta alle proposte di modifica della delega presentate dai sindacati e per smentire il ricorso a disincentivi.
              E se la situazione non si sbloccherà positivamente per i sindacati, «sarà proclamato lo sciopero per la seconda metà di giugno». Nel frattempo saranno rese operative forme di mobilitazione.

              MARCO ROGARI