Disgelo tra Cgil e Cisl sulle pensioni

06/02/2004



        Venerdí 06 Febbraio 2004


        Disgelo tra Cgil e Cisl sulle pensioni

        Vertice a sorpresa Epifani-Pezzotta – Centro-sinistra verso proposta unitaria


        ROMA – Un faccia a faccia a sorpresa durato più di un’ora, mercoledì sera. Per Guglielmo Epifani e Savino Pezzotta l’incontro è stato un tentativo di disgelo, una prova per mettere insieme qualcosa di più che una tattica negoziale contro il Governo. Il giorno prima, il ministro Maroni aveva annunciato una nuova convocazione sulle proposte della maggioranza e – il giorno dopo – i due segretari generali hanno deciso di vedersi per non andare in ordine sparso a quello che potrebbe essere l’appuntamento decisivo nella partita previdenziale. Soprattutto se, come alcuni scommettono, ci sarà uno slittamento della riforma nel 2005 visto che si è già in campagna elettorale. Un’ora di discussione – che non era stata programmata – su tutti i temi, piccoli passi di avvicinamento dell’uno verso l’altro. Poi, una telefonata al leader della Uil e la decisione di riunire subito, lunedì e martedì, le segreterie delle tre organizzazioni. Prima si vedranno i tre segretari generali, l’indomani invece si aprirà il confronto tra le segreterie confederali. Nell’incontro a due, il leader Cisl ha confermato che non firmerà un’intesa sulle pensioni senza la Cgil. Il segretario generale della Cgil, invece, si è impegnato a cercare una linea unitaria senza fughe in avanti sullo sciopero. Nel frattempo, si avvierà una discussione sulle linee strategiche tenendo insieme reciproche concessioni. Oltre tentare una proposta sulle pensioni inquadrata in una riforma complessiva del welfare, si cercano obiettivi più ambiziosi: la politica dei redditi e nuovi assetti contrattuali, come chiede la Cisl, ma anche la democrazia sindacale e rappresentatività, come sollecita la Cgil, fatta però per via negoziale e non legislativa. Non è detto che si trovi la quadra. La prudenza di Savino Pezzotta è ancora alta, «con Cgil e Uil ci sono ancora dei problemi», ha detto ieri. Ma la necessità di stare insieme è riconosciuta da tutti. La vicenda degli autoferrotranvieri ha mandato un segnale chiaro ai confederali: la questione salariale va governata, le crisi dell’industria e le conseguenti emergenze occupazionali vanno affrontate insieme a meno di non essere scavalcati dagli autonomi e dagli stessi lavoratori. Che sia maturata questa convinzione lo dimostrano anche le parole di Guglielmo Epifani di ieri quando, a un convegno organizzato dai circoli della Margherita, ha detto che con Cisl e Uil le ricette sulla previdenza divergono su un solo punto. «Dei 12 punti, siamo d’accordo su 11. Stiamo discutendo su come affrontare la gobba, è un problema non piccolo», ha ammesso e poi parlando della Margherita e del centro-sinistra ha riconosciuto «c’è una sintonia abbastanza forte. L’idea, poi, di rimandare al 2005 la verifica mi sembra già un passo avanti». Un clima più disteso si respira anche in casa dell’Ulivo. Nel convegno di ieri, almeno sul tema previdenziale, il confronto Rutelli-Fassino non è stato un match. Tutt’altro. Sia il leader dei Ds che della Margherita hanno riconosciuto che all’intesa manca solo di un tassello che però è quello centrale: come affrontare la gobba pensionistica. «Tranne che sulla fase transitoria della Dini, su tutto il riassetto del sistema previdenziale l’Ulivo ha presentato proposte unitarie», ha detto il segretario della Quercia Fassino spiegando che «nessuno ha mai sostenuto che con la riforma Dini si è esaurito qualsiasi tipo di intervento». Dunque, «non è vietato toccare», dice Fassino che ricorda Sergio Cofferati, quando nel ’98 propose la «piena applicazione del contributivo» e pone oggi altre priorità: flessibilità della riforma, pensione per i precari, previdenza integrativa. Punti su cui si ritrova Francesco Rutelli: «È largamente possibile, per non dire facile, avere una linea unitaria dei maggiori partiti del centrosinistra e dell’Ulivo sulle pensioni». Il merito – quello sì, solo della Margherita – è di avere spezzato la logica del Governo «del prendere o lasciare. La nostra proposta ci ha fatto uscire da quell’angolo». Ma precisa: «Noi abbiamo proposto, in modo flessibile e volontario, la possibilità di scelta al lavoratore di andare in pensione due anni più tardi. Ma il Governo sappia che non può prendere solo questa proposta, deve prendere tutto il pacchetto che include le altre misure sui precari e sul welfare».
        LINA PALMERINI