Disgelo Confindustria-Cgil Marcegaglia: patto anticrisi Epifani: sì all’unità ma chiediamo più fatti

07/09/2009

Disgelo tra Confindustria e Cgil sulle rive del Lago di Como. Dopo le divergenze e gli scontri della primavera, Emma Marcecaglia e Guglielmo Epifani aprono le porte al dialogo e gettano le basi perché l’autunno che avanza non sia di quelli caldi. «Nella salvaguardia dell’occupazione Confindustria e sindacati giocano un ruolo importante – ha detto ieri il presidente Marcegaglia che al Workshop Ambrosetti di Cernobbio ha avuto un incontro riservato con il segretario Cgil -. Ho fatto un appello a Epifani per trovare le cose che ci uniscono più che quelle che ci dividono. Con lui c’è un dialogo costruttivo, la Cgil è un interlocutore importante per noi, se vogliono entrare nell’accordo sui contratti per noi va bene». Ma quei contratti collettivi che la Cgil si era rifiutata di firmare, per Epifani devono essere rivisti: «Restano tre obiezioni forti, tutte fondate». E per riaprire il tavolo delle trattative serve qualcosa in più. «Se Confindustria fa qualche passo in avanti, trarremo le conseguenze – ha rilanciato Epifani – non possiamo basarci sulle parole, ci vogliono i fatti, serve un’apertura ai tavoli delle trattative che possano consentire un clima diverso». Un altro tema di confronto riguarda la partecipazione dei lavoratori agli utili, idea lanciata dal governo a fine agosto, Marcegaglia ha escluso ipotesi di «cogestione» in azienda, sostenendo che l’argomento va lasciato «alle parti sociali, lasciando fuori la politica». Una via potrebbe essere quella di dare maggior spazio ai contratti di secondo livello, approvati recentemente. «Ma senza fughe in avanti», avverte il leader di Confindustria. Intanto l’autunno avanza e tutti sono consapevoli che il momento più acuto della crisi sarà difficile da superare se non si uniscono le forze. E proprio nell’attuale contesto la Cgil si aspetta «un impegno più forte di Confindustria nei confronti della crisi industriale». I dati sciorinati da Confindustria sulla disoccupazione italiana – l’Italia ha perso solo 400mila posti di lavoro, meno della media europea – non tranquillizzano i sindacati. «Sono mosso dalla preoccupazione per quello che vedo – ha detto
Epifani – aziende che chiudono, stabilimenti che mettono lavoratori in cassa integrazione e spesso licenziano». Dal fronte degli industriali, invece, si cerca di non drammatizzare. «Il problema della disoccupazione ci sarà, bisogna vigilare e intervenire anche con gli ammortizzatori sociali che, se necessario, dovranno essere rifinanziati dal governo – ha ammesso la Marcegaglia -. Ma niente panico, non siamo davanti a una catastrofe. Mi auguro che non ci sia un autunno caldo». L’unico modo per evitarlo, secondo Epifani, «serve la responsabilità delle imprese e un’azione del governo più forte e incisiva».
Da ultimo il presidente di Confindustria ha rilanciato il tema dei fondi consortili (o settoriali) per aiutare le imprese a ricapita-lizzarsi, sul modello della Francia e Inghilterra. «Questi fondi – ha precisato Marcegaglia – non saranno pubblici ma partecipati dalle banche, dalla Cdp o da enti che possono sottoscrivere azioni senza diritto di voto e che le aziende possano ricomprarsi in un secondo tempo». Quanto alla moratoria sui debiti delle Pmi, iniziativa a cui ha già aderito l’82% delle banche italiane, occorre monitorare «città per città e banca per banca» in modo che si trasformi in uno strumento concreto per le aziende.