Rassegna Stampa

Il Fatto quotidiano – E discount Italia: la prima crisi colpisce oltre 2000 lavoratori

06/09/2017

Un accordo arrivato dopo settimane di tira e molla e che porta alle battute finali la crisi di uno dei maggiori discount d’Italia che, da mesi, boccheggia tra scaffali vuoti, rifornimenti esigui, frigoriferi spenti e reparti scomparsi: due giorni fa è stato raggiunto al ministero del Lavoro tra i sindacati e l’azienda Dico spa (titolare della catena di supermercati Dico e Tuodi) per il ricorso alla Cigs, la Cassa integrazione guadagni straordinaria. L’AZIENDA, che la settimana scorsa aveva respinto qualsiasi tipo di conciliazione, ha accettato di anticipare i pagamenti ai dipendenti che rischiano il posto di lavoro: almeno, non dovranno aspettare gli oltre 60 giorni che di solito impiega l’Inps per erogare il contributo. La cassa integrazione riguarda, in varie declinazioni, gli oltre 1.800 lavoratori della catena di supermercati TuoDì, di cui 640 sono i dipendenti degli oltre 120 punti vendita temporaneamente chiusi. “Il prossimo step – spiegano dalla Filcams Cgil – sarà l’incontro che ci sarà al ministero dello Sviluppo Economico il 19 settembre, quando dovrebbero illustrare il piano di risanamento della società: il ricorso alla cassa integrazione è solo una delle misure di un piano più amplio”. Un dietro front improvviso: giovedì scorso, durante il primo incontro tra i sindacati e gli avvocati della società sembrava non esserci spazio per conciliare. Il commissario giudiziale, infatti, non aveva dato l’autorizzazione al pagamento anticipato della cassa integrazione. Poi il cambiamento, probabilmente dovuto al fatto che il ricorso all’ammortizzatore sociale sia necessario per affrontare il secondo step: l’accordo con i fornitori per la riduzione del debito che potrebbe permettergli, come previsto dal concordato preventivo in continuità richiesto un mese fa, di arrivare a pagare finanche solo il 10 per cento di quanto dovuto. L’azienda è infatti in pessime condizioni finanziarie: avrebbe accumulato un debito lordo di 450 milioni, di cui circa oltre 200 verso le banche, 225 verso fornitori e 29 verso l’erario. ACQUISITA da Tuo Spa nel 2013, la Dico Spa apparteneva a quelle che al tempo erano definite le sette sorelle delle cooperative di consumo (Coop Estense, Unicoop Tirreno, Coop Liguria, Coop Consumatori Nordest, Coop Lombardia, Coop Adriatica, e Novacoop sette Coop). L’idea era di trasformarla in una catena di discount e operare con l’insegna TuoDì. Dopo poco, però, sull’acquisizione nasce un contenzioso: l’accusa dell’acquirente è che l’azienda fosse in una situazione economico finanziaria peggiore rispetto alla realtà prospettatagli quando è stato firmato il closing del contratto. E proprio da questa situazione sarebbero derivati gli squilibri e le carenze finanziarie. LA CATENA, però, va in affanno praticamente subito: già pochi mesi dopo l’acquisizione vengono chiusi 65 punti vendita e richieste diecine di Cigs. Negli anni, si susseguono dismissioni dei punti vendita “meno performanti” e di alcuni depositi. Nell’ultimo biennio, i dipendenti passano da 2.165 a 1.891. Fino a luglio, quando viene chiesto al Tribunale di Roma un concordato preventivo con un risanamento che dovrebbe consentire un risparmio di quasi 50 milioni l’anno. La Dico, sospende l’attività di 120 punti vendita, lascia a casa a zero ore circa 640 dipendenti, accorda il pagamento a 60 giorni con i fornitori, diminuisce gli sconti sugli scaffali e ricorre alla Cigs che, dovrebbe avere un’incidenza positiva pari al 30 per cento. Il sospetto, tra gli Rsu, è che il ricorso alla cassa integrazione sia strumentale e diretto solo a ottenere una consistente riduzione dei debiti con i fornitori che, per diversi rapporti societari e non, sarebbero ben disposti nei confronti della famiglia Faranda e quindi propensi ad accordare uno sconto (previsto dal concordato). Punto su cui si discuterà nell’incontro del 19 al ministero e su cui si gioca il futuro di 2mila dipendenti.