Disarmata ma piena La piazza della Cgil festeggia la costituzione

03/06/2010

MILANO
Pettorina verde: «Articolo uno, l’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Pettorina bianca: «Articolo tre, tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge». Pettorina rossa: «Articolo quattro, la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto».
Ne aveva preparate a migliaia di pettorine così la Cgil per la giornata di ieri a Milano, «Insieme per la costituzione repubblicana», organizzata insieme a Anpi, Arci, Acli e tante altre associazioni. Ma intorno alle 15 in zona porta Venezia, non se ne trovavano già più. Erano tutte indosso ai tanti uomini, donne, ragazzi, giovani, pensionati che ieri hanno invaso il capoluogo lombardo. Solitarie, o unite a formare il tricolore. Hanno riempito le vie centrali della città per ribadire che la costituzione non si tocca. Lo tengano bene in mente Berlusconi, Bossi e company. La Cgil ha dato prova della sua organizzazione: pullman in arrivo da ogni dove, migliaia di persone con berrettini, magliette, striscioni. Ogni associazione di categoria del sindacato più grande d’Italia mobilitato a formare un lungo serpentone colorato. Non sarà vero, come dice un organizzatore in piazza Cairoli (il luogo di arrivo della manifestazione), che «la coda del corteo è ancora a porta Venezia». E la cifra sparata più tardi dal palco, «siamo cinquantamila», forse è un po’ gonfiata, come d’abitudine quando si fa la conta. Ma alla fine l’importante, ieri, era esserci. E ci sono stati in tanti, tantissimi. Allegri, gioiosi, festanti. È stata una gran bella risposta agli attacchi che la destra al governo porta alla costituzione. E un po’ è stata anche la risposta alla loffia parata delle forze armate a Roma. Là, nella capitale, a riempire via dei fori imperiali è stata la stanca retorica nazionalista. Qui, nel profondo nord, è scesa in piazza la costituzione. Quella che, dice una manifestante, «non deve essere adorata e conservata come un simulacro, ma deve quotidianamente diventare un programma politico vero e proprio per la nazione». Certo vedere la piazza sventolare bandiere tricolori cantando a squarciagola l’inno di Mameli un po’ impressione fa, ma ieri era concesso pure questo.
Piazza Cairoli, quando intorno alle 17 il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani prende la parola, è già calda, e non solo per il clima. Dal palco ha già parlato Ottavia Piccolo (nel ruolo un po’ di padrona di casa) che ha ricordato il ruolo importante delle donne e la grande conquista del diritto di voto ottenuta proprio in occasione del referendum monarchia-repubblica. E ha già parlato anche il presidente della Fnsi Roberto Natale, per difendere la libertà d’informazione. Ma gli applausi più forti sono per Epifani. Che va giù duro. Contro Tremonti, che vuole far pagare i costi della manovra «a quella parte del paese che paga sempre, ma che non ha l’anello al naso ed è stanca». Contro il federalismo leghista, «che distanzia invece di unire». Contro chi «chiede di cambiare la costituzione per peggiorarne i principi fondamentali». Principi che sono stati attualizzati grazie alle conquiste dei lavoratori, e che per questo vanno difese a spada tratta. Perché «chi tocca lo statuto dei lavoratori tocca anche la costituzione».
La piazza di ieri a Milano ha voluto dire no a questa ipotesi. E questa «festa della costituzione» che è «come dire festa della repubblica», spiega Epifani, «perché è sulla costituzione che si basa la repubblica», si farà tutti gli anni. A guardia della Carta.