Diritto societario: Coop e commercialisti in rivolta

19/09/2001


Corriere della Sera


Il voto prima della fine di settembre

Diritto societario: Coop e commercialisti in rivolta


Manifestazione nazionale a Roma La Compagnia delle Opere si unisce alla protesta Formigoni indeciso

      ROMA – La riforma del diritto societario rischia di diventare un caso nazionale. Ieri la maggioranza di governo ha deciso di andare avanti a tutta, senza recepire alcuna modifica nemmeno in Senato, dopo che il testo ha avuto il via libera dalla Camera prima delle vacanze. Per diverse ragioni a chiedere di cambiare questa legge, in particolare il capitolo del falso in bilancio e il numero 5, che penalizza le cooperative, sono scesi in campo i 47 mila commercialisti, tutta l’opposizione, il mondo delle Coop e la Compagnia delle opere, in una inedita alleanza nata a Rimini, al meeting dell’Amicizia di fine agosto. Le cooperative hanno deciso di organizzare una manifestazione a Roma per venerdì, per difendere le loro ragioni con tanto di raccolta di firme (si punta a un milione), da consegnare al presidente del Senato, Marcello Pera. Decine saranno i pullman che da Bologna, Reggio Emilia e dalle capitali del mondo cooperativo punteranno su Roma: una vera e propria marcia con l’obiettivo di convincere il governo a cambiare opinione o, almeno, a stralciare il capitolo che li riguarda.
      Su questo scenario, che sta diventando al calor bianco, ancora indeciso il ruolo del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, che nei giorni scorsi aveva dato la sua disponibilità a intervenire al «meeting» di venerdì per sostenere le ragioni del mondo cooperativo che in Lombardia ha un forte peso.
      Ieri il ripensamento, a fronte di una radicalizzazione dello scontro: se la platea sarà a senso unico contro la legge lui non ci sarà, se sarà un momento di riflessione dove si confrontano le idee in campo, allora sì. E le sue idee, fanno sapere i collaboratori, sono a favore di questa legge pur con qualche emendamento. Sicura, invece, la partecipazione del numero uno della Compagnia delle Opere, Giorgio Vittadini.
      Intanto, il governo ha deciso di andare avanti per la sua strada con l’obiettivo, come ha dichiarato ieri Francesco D’Onofrio (capogruppo Ccd-Cdu), di far votare la legge entro venerdì 28 settembre, prima della presentazione della Finanziaria. L’opposizione ieri è insorta. Gavino Angius e Willer Bordon, capigruppo dei Ds e della Margherita al Senato, hanno gridato allo scandalo: «Non c’è nessuna ragione per procedere a tappe forzate a meno che non si voglia favorire qualche interesse personale». Più diretto Lanfranco Turci: «L’unica vera urgenza del centrodestra è quella di sanare i problemi giudiziari del suo leader».
      Diversa la risposta della maggioranza. Per Renato Schifani, presidente dei senatori azzuri, «l’economia impone decisioni rapide, ma la verità è che la sinistra preferisce ritardare una riforma importante per continuare a garantire alle cooperative rosse il loro attuale regime di privilegio». Il presidente dei commercialisti, Francesco Serao, da sempre critico nei confronti di questa legge, ieri è riuscito ad ottenere dal senatore Riccardo Pedrizzi (An), la promessa di veder recepiti i suoi due emendamenti ma solo come «ordini del giorno».
Roberto Bagnoli


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