Diritti e solidarietà per la nuova Europa

03/05/2004

        sabato 1 maggio 2004
        Diritti e solidarietà per la nuova Europa
        Il Primo Maggio coincide con l’allargamento dell’Unione: una speranza di sviluppo e lavoro
        Laura Matteucci
        MILANO Cinque milioni di lavoratori dipendenti con il contratto scaduto. Milioni di atipici, di ex co.co. co., di «flessibili», un esercito di lavoratori in nero. Centinaia in cassa integrazione, almeno 200mila che nei prossimi mesi rischiano il posto. E ancora, i 5mila lavoratori di Melfi con i loro presidi e i loro scioperi (e non che nel resto del gruppo Fiat la situazione sia semplice), gli oltre 20mila che vogliono dare un futuro all’Alitalia.

          Il Primo Maggio ogni anno sempre di più è la Festa di chi lotta per il lavoro. Ma stavolta è anche la Festa della nuova Europa che passa da 15 a 25 Paesi, «una concreta possibilità di crescita economica», come dice Pierluigi Bersani dei ds. E infatti i tre segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, oggi festeggiano il Primo Maggio a Gorizia, la porta dell’Est Europa. Il segretario dei ds Piero Fassino sarà invece, in mattinata, al corteo di Torino, il cuore della Fiat, dove sarà anche il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti.

          «L’integrazione economica della nuova Europa sarà fatta di partnership fra imprese, banche e università, di programmi di infrastrutture, di adeguamento dei servizi e delle pubbliche amministrazioni, di progetti di investimento sostenuti dall’Unione, di qualificazione e circolazione del lavoro – ricorda Bersani – È importante che innanzitutto dal governo venga oggi un messaggio senza ambiguità: non bisogna difendersi da questa grande novità, bisogna invece muoversi per interpretarla».

          Sulla carta la sfida sembrerebbe persino possibile. Il nostro mercato in effetti è un esportatore netto verso i nuovi Paesi Ue, con un attivo commerciale 2003 pari a oltre 6 miliardi, in aumento del 7,1% rispetto al 2002 benchè l’anno sia stato caratterizzato da un peggioramento generale dell’export italiano.

          Ma in realtà l’Italia parte da una posizione debolissima, che la rende molto poco competitiva. Crescita azzerata, debito pesantissimo, una crisi industriale che non risparmia praticamente alcun settore e per la quale il governo non riesce ad elaborare strategie di gestione.
          Figuriamoci di rilancio. Non basta? Il ministro all’Economia Tremonti con l’Europa cerca sempre lo scontro, considera qualsiasi atteggiamento critico come una odiosa mossa politica (l’ultimo, l’«avvertimento» per lo sforamento della soglia del 3% nel rapporto deficit-pil), e certo non partecipa attivamente alla costruzione di strategie politiche ed economiche condivise. Non basta ancora? In Italia l’inflazione è più alta rispetto alla media Ue (2,3% contro 2%), mentre i salari sono rimasti al palo, e secondo analisi recenti (ultima quella dell’Eurispes dell’altro giorno) quasi un terzo degli italiani ormai fatica a pagarsi l’essenziale, spesa, bollette, affitto.

          Sempre più poveri, mentre il mercato del lavoro, anche «grazie» all’ultima riforma, è sempre più precario. Per chi non ha contratto, ma anche per chi ce l’ha.

          Il 65% dei principali contratti nazionali sono scaduti, come ricorda un’analisi dell’associazione artigiani Cgia di Mestre. Pesante il problema per il settore dell’edilizia, che comprende molti importanti contratti dell’industria, scaduti tra settembre e dicembre 2003. Complicata anche la situazione dei trasporti. Il personale di terra degli aeroporti, i ferrovieri e i lavoratori dei magazzini generali hanno il contratto decaduto dal dicembre scorso. Ricordate il periodo caldo dei trasporti pubblici, tra la fine del 2003 e l’inizio di quest’anno, quando solo a seguito di ripetuti scioperi fuori da ogni regola i lavoratori sono riusciti ad ottenere il rinnovo del contratto, scaduto da circa tre anni? Va peggio per gli enti e le istituzioni private come l’Anas, le Poste, gli enti previdenziali privati. Alcuni aspettano il nuovo contratto dal primo gennaio 2002.

          E c’è chi lo aspetta da sempre, e non vede prospettive. Un Primo Maggio dedicato ai lavoratori atipici, ai flessibili, ma soprattutto ai «flessibilizzati» (coloro che della flessibilità del mercato subiscono quasi solo gli aspetti negativi, calcolati in circa mezzo milione di persone) è quanto chiedono le Acli, presentando un’indagine Iref-Censis che descrive la realtà di chi subisce le nuove condizioni del lavoro. E a Milano, va ricordato, nel pomeriggio si festeggia San Precario, titolo programmatico per una manifestazione promossa da alcuni centri sociali.

          Per tutti i lavoratori, oggi saranno centinaia le manifestazioni sindacali. Oltre all’iniziativa nazionale di Gorizia, in cui interverranno Epifani, Pezzotta e Angeletti, molti sono i segretari confederali della Cgil impegnati nei comizi: a Bologna interverrà Carla Cantone, a Napoli Paolo Nerozzi, a Savona Achille Passoni, a Rimini Titti Di Salvo, a Bergamo Marigia Maulucci, ad Argenta (Ferrara) Beppe Casadio, a Lodi Paola Agnello Modica, a Collelongo (L’Aquila) Nicoletta Rocchi.

          E molti anche i leader di categoria: Betty Leone (pensionati) a Pesaro, Franco Martini (edili) a Portella delle Ginestre, Franco Chiriaco (agroalimentaristi) a Cesena, Enrico Panini (scuola) a Santacroce di Magliano (Campobasso) e Ivano Corraini (commercio) a Empoli. Le iniziative sindacali saranno concluse in serata dal concerto di piazza San Giovanni a Roma.