Dirigenti, un’azienda su tre assume

19/01/2011

Il mercato del lavoro per i manager si rimette in moto. Dopo un triennio di grande difficoltà, per i dirigenti delle aziende italiane le prospettive di assunzione tornano a essere positive, sia nel settore manifatturiero sia nel terziario, con un cauto ottimismo degli operatori che mancava da quasi quaranta mesi. Nonostante alcune ombre che ancora incombono sull’intero segmento, nei prossimi dodici mesi le figure più ricercate dalle imprese di dimensioni piccole e medie saranno quelle di direttori commerciali e del marketing, operation manager, amministratori delegati o direttori generali: a questi professionisti gli imprenditori chiederanno da un lato una revisione dei processi gestionali delle imprese e dall’altro l’ingresso in mercati e in Paesi mai presi prima in considerazione. «Il 2011 comincia a mostrare qualche segnale di vitalità sia sotto il profilo dei nuovi inserimenti in azienda sia per quanto riguarda le nomine dirigenziali – spiega Giorgio Ambrogioni, presidente nazionale di Federmanager -. A fare da traino sono, e sempre di più saranno, le aziende medie e piccole, che dopo due anni di crisi dei consumi hanno bisogno di rinforzare le proprie finanze e contestualmente presentare i propri prodotti su nuovi mercati, in primis quelli dei Paesi Bric, Brasile, Russia, India e Cina». Obiettivi e scenario economico che richiedono profili professionali di grande esperienza, con capacità di innovazione, propensione al lavoro in rete e conoscenza delle realtà internazionali: «Sono i dirigenti senior quelli che più vengono cercati dalle aziende – prosegue Ambrogioni -. Questo perché manager di lungo corso hanno avuto modo, nella loro carriera, di affrontare e superare numerosi momenti di difficoltà e di sperimentare diversi cambiamenti, quelli che oggi diventano fondamentali per tornare a crescere». Aumento di competitività che deve essere riacquistato entro i prossimi ventiquattro mesi e le cui basi devono essere gettate proprio a partire dalle prime settimane dell’anno. E infatti ai dati sufficientemente confortanti della federazione che riunisce i dirigenti del manifatturiero si affiancano quelli di ManagerItalia, organo di rappresentanza dei manager del terziario. Secondo un sondaggio portato avanti lo scorso mese di novembre e che ha coinvolto 400 direttori del personale di realtà di ogni dimensione, nel biennio 2011-2012 le imprese italiane torneranno ad assumere nel 24 per cento dei casi, diminuiranno il numero dei dirigenti nell’8,1 per cento e non varieranno il proprio top management per il restante 67,9 per cento. Una tendenza positiva che vedrà protagoniste appunto le imprese medie e piccole, che in passato non hanno quasi mai utilizzato management di alto livello e che oggi si ritrovano a dover gestire nuovi bisogni e raggiungere traguardi inediti: «Le Pmi sono quelle che più di tutte dichiarano un aumento dei dirigenti, con l’89,6% di esse che progetta di aumentare o comunque mantenere stabile il proprio management – riflette Lorenzo Guerriero, che di ManagerItalia è presidente-. Un fenomeno ancora debole ma che la dice lunga su come la crisi abbia reso indispensabile, per stare sul mercato e competere efficacemente, dotarsi di una efficiente gestione dirigenziale». Ma lo scenario non è di sole luci: «L’ultimo anno ha determinato un lievissimo miglioramento rispetto a quello precedente, ma chiude ancora in negativo con un calo dei dirigenti nelle aziende – spiega Guerriero -. La tenuta e l’aumento dell’occupazione manageriale, invece, sono condizione indispensabile per garantire alla nostra economia una vera ripresa e un futuro di crescita e sviluppo». Che passa dunque attraverso nuove competenze coniugate a una grande esperienza dei mercati di riferimento delle singole imprese.

Caratteristiche che gli imprenditori, ancora una volta medi e piccoli e concentrati nel Centro-Nord Italia, richiedono anche alle società che offrono management temporaneo: «Le aziende escono da un momento di grande difficoltà – osserva Federico Sacchi, amministratore delegato di Cdi Manager, spin-off di Federmanager per l’offerta di dirigenti con incarichi a termine – e hanno bisogno di soluzioni pronte per ottimizzare i propri processi produttivi, per lo sviluppo strategico del business e per migliorare i flussi finanziari aziendali». Capacità che pesano sui bilanci e che non tutte le aziende, nonostante i bisogni, sono in grado di inserire in pianta stabile in organico: ecco quindi che se da un lato il mercato dei manager d’impresa riflette la situazione di generale criticità dell’economia, dall’altro quello del temporary management mostra i migliori risultati degli ultimi anni, con previsioni profondamente ottimistiche per il 2011, e fa registrare l’interesse anche di soggetti prima non interessati al settore. «Un dato che ci fa riflettere è che anche le attività produttive medie e grandi, che in questi anni per prime hanno licenziato i propri vertici, stanno iniziando a chiederci dei manager senior o superior che facciano azione di tutoraggio verso i più giovani», conclude Sacchi. «La maggior parte dei nostri clienti – ribatte Maurizio Quarta, managing partner di TM & Capital Advisor nonché coordinatore del chapter italiano dell’Institute of interim management – sono comunque e sempre di più gli imprenditori che vogliono inserire in azienda delle figure terze per il raggiungimento di diversi obiettivi industriali. Compito di questi professionisti non è solo quello di traghettare le imprese fuori da una situazione di criticità ma anche di trasferire ai dipendenti le proprie competenze e porre le condizioni affinché le stesse aziende siano poi in grado di procedere in autonomia lungo la strada tracciata».