Dipendenti Rai come le truccatrici Mediaset: adesso temono gli esuberi

23/04/2010

Chi lo doveva dire che Piersilvio Berlusconi e Fedele Confalonieri avrebbero fatto lezione ai dirigenti Rai? Eppure la concorrenza è fatta così, e come per le truccatrici Mediaset – esternalizzate qualche mese fa – adesso a essere messi alla porta potrebbero essere i lavoratori della tv pubblica. A Torino lo confermano: documenti riservati allegati agli ultimi bilanci parlerebbero di esternalizzazioni, nel settore Ict (Information technology): almeno 450 dipendenti – su 1000 impiegati – sarebbero a rischio nella sola sede piemontese, tra amministrazione e finanza, abbonamenti, Ict e centro ricerca. «Sì, temiamo che dopo i prepensionamenti e il blocco del turn over, ora si passi a vere e proprie cessioni di ramo di azienda, esattamente come è avvenuto con le truccatrici Mediaset», conferma Mario Rossello, Slc Cgil di Torino. D’altra parte a Bologna hanno già cominciato, esternalizzando le troupes leggere per i collegamenti (i camioncini con antenna e relativi addetti). Ieri a Viale Mazzini si èmaterializzata una scena che non si vedeva dai tempi della Moratti, quando fu occupata la direzione: un corteo spontaneo, interno, lungo i corridoi del cuore Rai, il palazzone del Cavallo rampante. Poi un’assemblea con 400-500 persone: «Si protesta perché l’azienda non ha ancora erogato il premio di risultato – spiega AlessioDe Luca, Slc Cgil nazionale –ma è solo la punta dell’iceberg. Si criticano le ultime scelte: la perdita del contratto con Sky, i cali di ascolto, le consulenze e assunzioni d’oro e senza giustificazioni, quando ai lavoratori si dice di pazientare perché non ci sono soldi». La crisi si sente anche Milano, dove ieri un’assemblea ha evocato lo sciopero generale: «Da tempo chiediamo di aggiornare imezzi e valorizzare
il personale, ma senza risposte: sembriamo alla canna del gas. Ora arrivano pure Expo 2015 e Rai Sport 2 più, ma non si sa con quali investimenti », dice Mauro Zorzan, anche lui Cgil. Così si protesta nelle altre sedi, ad esempio a Napoli, depauperata e senza un piano di sviluppo certo per il futuro. D’altra parte, all’ultimo congresso Usigrai di Salsomaggiore, il direttore del personale Luciano Flussi è stato chiaro: «Abbiamo perso 200 milioni di euro nell’ultimo anno: dobbiamo agire sul recupero dei costi, esterni e del personale. E qui le scelte rischiano di essere dolorose».