Dipendenti-azionisti e utili in busta paga, arriva il «codice della partecipazione»

07/07/2010

ROMA— Il cammino verso un disegno di legge sulla partecipazione dei lavoratori ai risultati delle imprese da oggi può riprendere. Il ministero del Lavoro, guidato da Maurizio Sacconi, ha appena pubblicato sul proprio sito il «Codice della partecipazione», una raccolta ragionata della normativa vigente in Europa e in Italia e delle migliori pratiche, frutto del monitoraggio a livello nazionale delle esperienze partecipative.
Si tratta dell’attuazione del compito affidato al ministero di Sacconi dall’ «Avviso comune», firmato il 9 dicembre del 2009 da tutte le parti sociali, esclusa la Cgil. In quella sede i firmatari convennero di avviare un esame del quadro normativo vigente e delle pratiche in atto e chiesero al governo e al Parlamento di «astenersi per i prossimi dodici mesi, da ogni iniziativa legislativa in materia al fine di consentire di valutare, alla luce del monitoraggio, se e quali iniziative normative siano eventualmente necessarie a sostegno della partecipazione dei lavoratori».
L’iniziativa del governo faceva seguito al dibattito parlamentare in relazione ai cinque disegni di legge presentati (Ichino, Adragna, Bonfrisco-Casoli, Treu e Castro), tutti fedeli all’impostazione comunitaria di ammettere una pluralità di forme partecipative: informazione, consultazione, partecipazione in forma negoziale (comitati bilaterali e simili), presenza negli organi di governo dell’impresa, partecipazione agli utili e all’azionariato, scelte da operare in sede di contrattazione aziendale. Sacconi spiega così nella prefazione al Codice quale sia il traguardo cui si tende: «L’obiettivo è duplice: aumentare la produttività coinvolgendo i lavoratori nei risultati economici dell’impresa emettere in busta paga il controvalore del maggiore impegno profuso con effetti immediati sui salari e sui consumi, perché crescita dei salari vuol dire crescita della coesione sociale che si traduce in sviluppo della persona attraverso il lavoro».
Nel Codice è compresa anche la legge della Regione Veneto in tema di partecipazione, unica nel suo genere, risalente al gennaio scorso. Ma il «valore aggiunto», secondo Sacconi, è rappresentato dalle buone pratiche, non tantissime, attuate in aziende come Enel, Metalcam, Asm Brescia, gruppo Gucci, Dalmine, Confservizi, Carrefour e, antesignana, Alitalia, che nel 1998 si distinse offrendo ai lavoratori quote azionarie.
Nella Metalcam, azienda metalmeccanica di Breno, ad esempio, nel 2006 il 50% dei 260 dipendenti della società acquisì il 10% del capitale sociale e il diritto di avere un proprio esponente nel consiglio di amministrazione. A distanza di tre anni da quella iniziativa, un questionario distribuito tra i dipendenti segnalava una certa soddisfazione degli stessi e la richiesta di ricevere maggiori informazioni.
Ai circa mille dipendenti italiani della Gucci nel 2001 vengono in pratica regalate dall’azienda 38,25 azioni a testa, in due anni, pari a circa 7 milioni di lire totali. L’accordo parlava anche di «organismi paritetici», da individuare e costituire, per lo «sviluppo di maggiori relazioni partecipative, di responsabilità e d’informazione», in relazione anche al processo di crescita della Gucci e al piano di partecipazione azionaria.
«Il Codice— scrive Sacconi — è ora consegnato alle parti sociali e agli esperti della materia perché contribuiscano alla sua implementazione e al suo costante aggiornamento attraverso una raccolta capillare delle buone pratiche».