Dimissioni

Le dimissioni presentate dalla lavoratrice, durante la gravidanza, e dalla lavoratrice o dal lavoratore durante il primo anno di vita del bambino o nel primo anno di accoglienza del minore adottato o in affidamento, deve essere convalidata dal Servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio (art. 55, T.U.; INPS circ. n. 8/2003). La convalida deve avvenire nel termine di 45 giorni (D.P.C.M. 22 dicembre 2010, n. 275).

Questa disposizione, ha lo scopo di assicurare mediante la convalida, che le dimissioni siano una libera scelta della lavoratrice (ML lett. circ. n. 7001/2007).

In mancanza di convalida, infatti, le dimissioni devono considerasi nulle, con conseguente diritto dell’interessata alla conservazione del posto e al risarcimento dei danni ex art. 1223 cod. civ.

Le Direzioni provinciali devono accertare l’effettiva volontà della lavoratrice di risolvere il rapporto di lavoro. Questa operazione consiste in un colloquio con l’interessata che contestualmente compila un apposito modulo predisposto dal Ministero del lavoro e da utilizzare su tutto il territorio nazionale (ML lett. circ. n. 2840/2009).

Diverse modalità di verifica, che, senza l’osservanza della procedura, si limitino al semplice esame della lettera di dimissioni in sé (che si presta a frequenti elusioni come nel caso delle dimissioni c.d. in bianco), non possono ritenersi sufficienti all’accertamento della autentica volontà della lavoratrice o del lavoratore (ML lett. circ. n. 7001/2007).

In caso di dimissioni volontarie presentate durante il periodo per cui è previsto il divieto di licenziamento, la lavoratrice ha diritto all’ indennità di disoccupazione (v. INPS circ. n. 128/2000) e all’iscrizione nelle liste di mobilità. La disposizione si applica anche al padre lavoratore che ha fruito del congedo di paternità e nel caso di adozione e di affidamento, entro un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

Nel caso di dimissioni in esame la lavoratrice o il lavoratore non sono tenuti a prestare il preavviso, che però deve essere retribuito come in caso di licenziamento.