Dilemmi d’autunno: dove va Pezzotta?

17/09/2004


              venerdì 17 settembre 2004

              le priorità del sindacato

              Dilemmi d’autunno: dove va Pezzotta?
              Bruno Ugolini


              C’era da sperare in una fase nuova per il movimento sindacale. L’ottimismo nasceva dai primi faticosi accordi unitari raggiunti con l’Alitalia, una vertenza difficile. Nascevano dalle notizie su un clima nuovo tra i metalmeccanici, dopo un divorzio che sembrava irreparabile, con primi accorti passi tra Fiom, Fim e Uilm sulla piattaforma da presentare alla Federmeccanica, sulle regole da adottare nei rapporti con i lavoratori. Scaturivano da commenti non troppi dissimili sulla presunta riforma pensionistica voluta dal centrodestra, sulla legge Finanziaria alle porte, sul Dpef. Sembrava alle spalle la stessa rottura dello scorso 14 luglio quando la Cgil non aveva accettato di discutere con la Confindustria il modello contrattuale. Anche perché, nel frattempo, il neopresidente Luca di Montezemolo sembrava più interessato ai destini immanenti del Paese e dell’economia più che ai contratti di un incerto futuro.

              Ma a chi osserva le vicende sindacali capita di vivere una specie di doccia scozzese. Il fiducioso ottimismo lascia il posto al suo contrario. E’ il caso di ieri, di fronte ad una nuova dichiarazione del segretario generale della Cisl Savino Pezzotta. Sembra quasi che si stia allenando ad un tiro al bersaglio. E nel mirino c’é sempre Guglielmo Epifani, accusato di non voler fissare una magica data per il fatidico modello contrattuale. L’assenza di questa “ora x” fa nascere il sospetto, nel segretario della Cisl, che non si voglia affrontare tale tema. Anzi addirittura si insinua che la Cgil di Epifani (e di Rinaldini e via nominando) sia dedita alla moderazione salariale, alla decurtazione sistematica delle buste paga, poiché difenderebbe lo “status quo”. E’ interessante notare come anche un noto studioso, Tito Boeri, sul suo sito (www.lavoce.info) abbia scritto qualcosa di analogo: “L’attuale sistema di contrattazione impedisce a molti lavoratori, soprattutto ai più deboli, di partecipare ad incrementi di produttività e permette anche forti differenziali salariali a favore di un gruppo ristretto di lavoratori delle grandi imprese, in cui si svolge la contrattazione di secondo livello”


              Ammesso che questa analisi corrisponda al vero, un’accusa come quella di Pezzotta (siete in sostanza a favore di salari ridotti) rischia d’avvelenare un’altra volta i rapporti e appare un po’ paradossale. Anche perché poi si spiega come esista un accordo generale, onde mantenere per i contratti in scadenza l’attuale vecchio modello. A chi scrive era poi sembrato che anche sui contratti futuri nella Cgil emergessero non posizioni di chiusura. Era stata ad esempio Carla Cantone, segretaria confederale, ad osservare che per la sua Confederazione la contrattazione territoriale (tanto cara alla Cisl) non era mai stata una specie di “Dio minore”. Contrattazione che, osserviamo tra parentesi, è vista come fumo negli occhi da gran parte della Confindustria e dovrebbe in ogni modo obbligare Cgil, Cisl e Uil ad una posizione comune. E’ vero, d’altro canto, che la Cgil insiste sul fatto che è assolutamente prioritario oggi capire non come si potrà contrattare meglio nel futuro ma come si possa contrattare ora. Visto che non si contratta, visto che l’interlocutore governativo è sempre in fuga, visto che esistono contratti scaduti da anni e già le città ad esempio sono in preda al caos del traffico per gli scioperi degli autoferrotranvieri. Non sarebbe possibile – mentre si cerca di affrontare questioni contingenti, spesso drammatiche, magari sostenendole con iniziative adeguate – preparare una piattaforma comune sul futuro modello di contrattazione? Magari coinvolgendo gli interessati, ovverosia gli abitanti del pianeta lavoro? Non era questo l’iter che si era stabilito? Non è più importante portare a compimento tale operazione piuttosto che dividersi su un’ora x?


              Quel che però più colpisce e amareggia nelle parole di Savino Pezzotta è un’altra accusa più generale rivolta a Guglielmo Epifani.


              Quella di occuparsi dei tempi del Congresso dei democratici di sinistra. Come se commettesse un’invasione di campo, come se Epifani si fosse espresso per ragioni di bottega e non per preoccupazioni più generali (fare il congresso del partito in cui milita nei tempi più idonei al successo del congresso stesso). Il segretario della Cisl è liberissimo di teorizzare non le già acquisite incompatibilità tra gli incarichi sindacali e politici, ma una specie di nuova incompatibilità tra le idee, gli spazi di una libera discussione. A favore di una burocratica divisione dei ruoli. Non sembra però che possa imporre tale visione a chi la pensa diversamente.