Difendiamo l’unità e la Costituzione. I baluardi dell’Italia

06/05/2010

Oscar Luigi Scalfaro si ferma per abbracciare Guglielmo Epifani che ha appena terminato la sua relazione al congresso nazionale della Cgil. Ne approfittiamo per salutarlo e per rivolgergli qualche domanda sulle celebrazioni dell’Unità d’Italia e la salute della nostra Costituzione.
Presidente, parteciperà alle celebrazioni per l’Unità d’Italia l’anno prossimo? «SeDomine Dio mi terrà ancora qui, certamente festeggerò come si deve l’Unità del nostro Paese. Ci mancherebbe… Ho 91 anni, vado per i 92 e ci arriverò».
Ha sentito le polemiche dei ministri leghisti contro il presidente Napolitano per le celebrazioni? Pare che alcuni ministri delle Lega andranno al mare invece di festeggiare. «Purtroppo sono un segno di quanto siamo caduti in basso, di quanto è precipitata una certa politica italiana che non riconosce nemmeno i valori condivisi, la nostra storia». Per rafforzare il pensiero il presidente Scalfaro si abbassa leggermente, accompagnando il gesto con la mano, come a voler dimostrare fino a quale infimo livello siamo arrivati.
Epifani, a fianco, annuisce. In effetti l’attacco della Lega all’Unità d’Italia, le ripetute dichiarazioni di governatori e ministri contro le celebrazioni sono il segno, uno dei tanti, di un evidente attacco ai principi costitutivi del Paese. Così Scalfaro, che presiede il comitato “Salviamo la costituzione”, non gioca con le parole quando parla ai delegati del congresso che si sono appena commossi guardando il filmato con uno storico discorso di Pietro Calamandrei sulla Costituzione degli italiani.
Qual è oggi il ruolo della Costituzione? «Questa è l’ultima difesa della libertà e delle democrazia, l’ultimo baluardo. Questa è la Costituzione della Repubblica italiana fondata sul lavoro. Capisco che a qualcuno possa dare fastidio e voglia cambiarla, sottoponendo il Parlamento alla volontà del presidente del Consiglio, ma questa è una realtà che va difesa e tutelata». Il presidente emerito commenta con sorpresa il fatto che quest’anno il presidente del Consiglio «si è ricordato del 25 aprile, non si era mai occupato della Festa della Liberazione, lui parlava il 24 o il 26 di aprile, mai il 25. Invece questa volta ha fatto un discorso in tv che alcuni giornalisti con una spina dorsale evidentemente di cemento armato hanno definito un discorso da statista….».
E le riforme? «Il presidente del Consiglio dice di volerle fare insieme, ma lui pensa ad avere più potere, pensa di averne poco. DeGasperi governò per sette anni in una situazione ben più grave di questa e non chiese mai più potere». Scalfaro, infine, commenta le dimissioni del ministro Claudio Scajola legandole proprio alla dimensione di statista di Silvio Berlusconi. «Un ministro importante si è dimesso, era già successo in un’altra occasione ci sono stati passaggi di assegni che non si capiscono, ma alla fine il presidente del Consiglio ha avuto un’intuizione, ha trovato il punto dolente e ha detto che in Italia c’è troppa libertà di stampa». Il congresso Cgil saluta il presidente con una grande ovazione.