«Difendiamo la 194»

10/01/2006
    martedì 10 gennaio 2006

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    «Difendiamo la 194»: in piazza la
    «nuova generazione»

      Sabato a Milano. «Non sono gli anni 70, ma diciamo no a contrabbandare dissuasione con prevenzione»

        di Luigina Venturelli / Milano

          VOCI DI DONNA – Ormai è difficile contare le centinaia di appelli alla partecipazione e di adesioni entusiaste che da dicembre si stanno accumulando sul sito «usciamodalsilenzio.org»: c’è chi offre posti macchina, chi dà appuntamenti alle stazioni dei treni, chi convoca riunioni urgenti per prenotare pullman, chi distribuisce volantini nelle piazze d’Italia. Tutto per la manifestazione nazionale del 14 gennaio a Milano, indetta in difesa della legge 194, in collegamento con quella indetta a Roma in favore dei Pacs. La voglia d’esserci è straordinaria: «Sono una donna del secolo scorso, avendo novant’anni suonati e avendo vissuto intensamente tutte le battaglie politiche dalla fine della guerra ad oggi – scrive Gabriella Mattea – ma ora mi sento ospite di un mondo estraneo. Ma voi avete detto usciamo dal silenzio, ed io rispondo a voce alta che sto con voi: alla mia età sono poco mobile, ma ho l’uso del telefono e sto imparando ad usare il computer, se posso esservi utile sarò felice di farlo». La pagina internet che sta convogliando la protesta, che sabato prossimo dalle due del pomeriggio culminerà nel corteo dalla stazione Centrale alla piazza del Duomo, trabocca di messaggi così. Ci saranno le donne galluresi, che a decine hanno acquistato biglietti aerei Olbia-Milano «contro le ingerenze sempre più pressanti da parte della Chiesa e l’accresciuta aggressione verso le donne, che dovrebbero rimanere sotto la tutela dello Stato quasi fossero incapaci di decidere». Ci saranno quelle palermitane, che nei giorni di festa hanno organizzato tombolate di auto-finanziamento per la trasferta dalla Sicilia. Treni speciali da Genova, Bologna e Firenze, interi convogli di cuccette sono stati prenotati da Brindisi e Bari, decine i pullman in arrivo: da Torino, da Lazio, Veneto, Umbria, Marche, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna ed Abruzzo.

          La manifestazione del 14 gennaio convoglia la rinascita di comitati di donne che – dai primi attacchi del centrodestra e delle gerarchie vaticane alla 194 fino alla indagine promossa da Storace sui consultori – hanno potenziato e messo in rete le attività di informazione e promozione. «Si cerca di contrabbandare la dissuasione con la prevenzione. Difendere la legge 194 significa invece guardare più lontano, alla libertà di donne e uomini di decidere di sé, delle proprie vite e di quelle a venire». Dalla prima assemblea di Milano del 18 dicembre, sono stati organizzati decine d’incontri a tema in tutte le città italiane (e pure all’estero, come nel caso di Manchester), sono nati altrettanti comitati. Uno sforzo reso possibile anche dal sostegno della Cgil: per le informazioni è stato istituito il numero telefonico 335.8778529.

            Così migliaia di persone, donne ma anche uomini «da cui non vogliamo solidarietà – si legge nel volantino della manifestazione – ma il riconoscimento di essere parte in causa», si ritroveranno sabato prossimo a Milano, dove personalità del mondo della spettacolo e della cultura leggeranno da piazza Duomo i messaggi più significativi giunti al sito internet. Come quello di un gruppo di giovanissime milanesi: «Sono le donne che pagano i costi sociali più alti della flessibilità nel mercato del lavoro, alle condizioni attuali è impossibile progettare una maternità, pena la perdita del posto di lavoro». O come quello dell’Unione Donne Italiane di Modena: «Scegliere di fare figli apre una contrattazione con il mondo in cui niente è come prima, l’incubo della precarietà è quello di non farcela nella corsa con il tempo fertile».

              Ma non è un salto nel passato di trent’anni fa: «Le giovani oggi – spiega Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil Lombardia – non vogliono sostegni alla maternità, ma vogliono che si realizzino le condizioni necessarie per poter scegliere di diventare madri». Per questo non c’è alcuna voglia di chiudere questa stagione di movimento con il corteo di sabato prossimo: «Anche in vista delle prossime elezioni – conclude la Camusso – le tematiche della manifestazione saranno certamente riproposte alla classe politica, troppo spesso disattenta a tutto ciò che riguarda la condizione femminile».