Dietro lo sciopero sospeso

17/06/2004

 
   
17 Giugno 2004
CAPITALE/LAVORO










 
Dietro lo sciopero sospeso
Alt della Cgil al contratto «lungo» per il commercio.
Sabato niente protesta e corteo

MANUELA CARTOSIO


Sabato a Roma, in coincidenza con lo sciopero per il contratto, doveva esserci la prima manifestazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori del commercio. La prima in assoluto nella storia di una categoria che conta più di un milione e mezzo di addetti. Erano già stati prenotati oltre 10 mila posti sui pullman e sui treni. Non ci sarà né lo sciopero, né la manifestazione. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs-Uil li hanno sospesi. «Momentaneamente», scrivono in una vaga nota congiunta che fa dipendere il «rinvio» dalla «continuazione delle trattative», senza specificare cosa queste ultime abbiano fin qui prodotto. Dietro la sospensione e la vaghezza c’è lo stop messo dalla Cgil alla piega presa dalla trattativa. Il contratto è scaduto da due anni e Confcommercio vuole cogliere l’occasione per fare due contratti in uno, annullando il secondo biennio che, in base all’accordo del 23 luglio, dovrebbe colmare lo scarto tra inflazione prevista e inflazione reale. Ipotesi ritenuta praticabile anche dalla Filcams (con l’eccezione di Lavoro e società). Qualche giorno fa è arrivato il
niet di Epifani e la Filcams ha dovuto rimangiarsi la disponibilità a «quadriennalizzare» il contratto. Fisascat e Uiltucs non hanno gradito e hanno preteso la sospensione dello sciopero e della manifestazione. La Filcams si è adeguata, suscitando al suo interno perplessità, critiche e proteste che vanno oltre quelle messe in conto di Lavoro e società.

Sospensione «tardiva e dannosa», afferma la Filcams di Reggio Emilia, decisa «in assenza di una bozza di accordo dignitosa» e dopo decine di assemblee fatte per convincere i lavoratori delle giustezza dello sciopero e della necessità di «farci vedere in tanti a Roma». Il rinvio senza certezze «ci rende più deboli nei confronti delle controparti e poco credibili agli occhi di chi rappresentiamo». «Inaccettabile!», tuonano unitariamente le Rsu della Cgt (la Compagnia generale trattori che commercializza i Katerpillar) che indicono per sabato a Milano un’assemblea nazionale autoconvocata di chi si sente defraudato dello sciopero e della manifestazione. «Cancellarli è una scelta incomprensibile», commenta Maurizio Scarpa, esponente di Lavoro e società nella segreteria nazionale della Filcams. «Ci troviamo nella non felice situazione di non avere un contratto senza avere una mobilitazione in campo, il peggio per un sindacato». Dora Maffezzoli, della Filcams di Milano, racconta di decine di telefonate di delegati «sconcertati» e che però «non vogliono restare con le mani in mano».

Giriamo lo sconcerto a Ivano Corraini, segretario generale della Filcams. Ci risponde che sciopero e manifestazione sono stati sospesi per le ragioni scritte nel comunicato congiunto delle organizzazioni di categoria. Quello che, appunto, non spiega niente. La spiegazione, quindi, si è costretti a intuirla da soli. Lo sciopero e il corteo di sabato dovevano servire a «chiudere» il contratto in versione allungata. La Cgil si è messa di traverso e, non essendoci nulla da «chiudere», la giornata di lotta è stata annullata.

L’anno scorso, quando il comparto del turismo aveva «quadriennalizzato» il contratto, Epifani aveva chiuso un occhio. Ma in più occasioni, ultima la conferenza di Chianciano, il segretario della Cgil aveva ribadito che quella doveva restare un’eccezione. I salari reali sono già erosi alla grande, argomenta Epifani, se salta il conguaglio del secondo biennio si realizza nei fatti il contratto nazionale «leggero» che piace a molti, ma non alla Cgil. Quello di Epifani è, quindi, un richiamo alla coerenza (una delle parole chiave dell’ultimo congresso della Fiom). Il segretario della Cgil non entra nel merito delle cifre, per altro ridicole: Confcommercio «offre» 115 euro d’aumento per quattro anni, quando in piattaforma se ne chiedono 107 per due anni. Non essendoci nulla di scritto, non entra nel merito neppure delle esose pretese di Confcommercio in materia di mercato del lavoro. Vuole mano libera nella somministrazione di manodopera a tempo indeterminato e nel lavoro a chiamata (due delle novità più «fetenti» della legge 30) e mira a far saltare i vincoli messi dal contratto vigente alle assunzioni a tempo determinato. Se la Filcams acconsentisse a queste pretese – altre categorie l’hanno già fatto senza incorrere finora nel veto della Cgil – aggiungerebbe incoerenza a incoerenza.