Dieci milioni di sì allo sciopero

27/10/2003



25 OTTOBRE 2003

 
 
Pagina 10 – Economia
 
 
I sindacati parlano di adesioni del 70 per cento.
Confindustria ribatte: non più del 30. Fabbriche, scuole, trasporti: ecco gli stop
Dieci milioni di sì allo sciopero
L´Italia si ferma sulle pensioni. Cento cortei di protesta
          Un milione e mezzo in piazza contro la riforma. A Milano 200 mila, a Roma 150 mila
          LUISA GRION


          ROMA – Dieci milioni a braccia incrociate, un milione e mezzo nelle piazze: il paese bloccato per quattro ore, un´adesione fra i lavoratori che supera il 70 per cento. Sono le cifre che il sindacato sventola sotto il naso del governo per ricordare che il «no» alla riforma delle pensioni è solo all´inizio. Ieri sullo sciopero generale, come d´uso, si è scatenata una guerra di numeri che ha visto contrapporsi ai dati di Cgil, Cisl e Uil – che cantano vittoria – quelli della Confindustria, convinta che la partecipazione non sia andata oltre il 30 per cento.
          Per i primi non vi sono dubbi: è stata la giornata delle fabbriche vuote e delle piazze piene. Esibendo un´unità sindacale che non si vedeva da un po´, Cgil, Cisl e Uil hanno snocciolato una serie di dati sulle cento piazze e sui cento cortei che va dai 200 mila di Milano ai 150 di Roma , dai 70 mila di Bologna ai 100 mila di Napoli. Settore per settore si passa dal blocco quasi totale dei trasporti – il 95 per cento delle adesioni – all´85 per cento d´ adesione nelle scuole.
          A casa o in piazza i lavoratori delle grandi industrie: il 70 per cento dei dipendenti di Mirafiori e l´85 di Melfi. Fabbrica deserta alla Michelin di Alessandria, ma anche all´Alfa di Arese o all´Alcatel di Battipaglia. Al primo turno delle cartiere Burgo dell´Aquila come alla Barilla e alla Parmalat. A casa o in piazza anche i dipendenti pubblici che, secondo il sindacato, hanno aderito con una media dell´80 per cento. Stop quasi totale nei trasporti visto che non marciava il 95 per cento dei treni e degli autobus. E questa volta – si sottolinea – lo sciopero generale contro Finanziaria e riforma delle pensioni ha avuto successo anche in settori e aziende di solito «fredde»: il 70 per cento dei giovani addetti della Mc Donald´s non ha nè fritto patatine né distribuito hamburger.
          Per Confindustria, però, non è andata affatto così. Le schermaglie fra e parti sono iniziate a mezzogiorno quando il leader D´Amato ha commentato che «le adesioni allo sciopero generale non sono andate oltre il 30 per cento, nonostante il blocco dei trasporti abbia creato disagi ai cittadini». Quasi in contemporanea dalle Unioni degli industriali sono arrivate le «contro-cifre»: quella di Torino, fra i metalmeccanici, ha ammesso una partecipazione del 25 per cento appena ; Mirafiori primo turno, secondo l´azienda metteva a segno il 17 di adesioni. Melfi il 19.
          Dalle cifre generali a quelle personali: la polemica con D´Amato si è accesa anche nel «privato». Secondo i sindacati, infatti, alla Seda e alla Ipi di Arzano – le aziende di cui è titolare il leader di Confindustria – le adesioni sono state del 90 e del 95 per cento. «Sciocchezze – ha ribadito D´Amato – anche nelle mie aziende l´adesione è stata circa del 30 per cento».
          Detto questo qualche tensione è arrivata anche dalle piazze: Angeletti , in piazza a Napoli, è stato prima contestato poi applaudito dai lavoratori dell´amianto e qualche fischio lo ha incassato a Mantova anche il leader lombardo della Cisl, Boiro. Tafferugli a Mestre fra le forze dell´ordine e i Disobbedienti di Luca Casarini davanti alla sede della Menpower, agenzia di lavoro interinale. Nulla, comunque, che abbia turbato la convinzione del sindacato che ieri dai lavoratori sia arrivata «una risposta ottima». Dopo aver incassato anche l´approvazione dell´Ugl, sigla legata ad An che ha affiancato Cgil, Cisl e Uil con proprie iniziative, ora si pensa già alle prossime manifestazioni.