Dieci milioni di lavoratori aspettano ancora il contratto

04/03/2003

            4 marzo 2003

            La riduzione del potere di acquisto colpisce le famiglie
            Dieci milioni di lavoratori
            aspettano ancora il contratto

            Angelo Faccinetto

            MILANO Anche a prenderle per buone, le
            oscillazioni rilevate a febbraio dall’Istat non
            cambiano la sostanza delle cose.
            L’inflazione italiana al 2,6 per cento, nonostante
            il rallentamento, è ancora quasi il doppio rispetto
            a quella programmata ed è di 0,6 punti percentuali
            al di sopra di quella europea. Un tasso elevato,
            che mette in difficoltà soprattutto chi vive di
            reddito fisso. E ripropone l’urgenza del rinnovo
            dei contratti di lavoro e del conseguente recupero
            dell’intero potere d’acquisto delle retribuzioni.
            Sono ancora circa dieci milioni – dopo
            l’intesa raggiunta venerdì scorso per i 240mila
            ministeriali – i lavoratori dipendenti in attesa
            di contratto in questo 2003. «Vanno rinnovati
            - spiega la segretaria confederale della Cgil,
            Marigia Maulucci – per evitare che siano loro
            a pagare i costi della crisi e per avviare la
            ripresa dei consumi». Ma per la maggior parte
            non sarà una passeggiata.
            Se i dipendenti pubblici – dalla scuola alla
            sanità al parastato – possono sperare che l’intesa
            raggiunta settimana scorsa all’Aran (con
            soddisfazione delle organizzazioni sindacali di
            categoria), favorisca la positiva conclusione di
            tutte le vertenze del settore, nel privato le cose
            sembrano andare in direzione opposta.
            Metalmeccanici (le parti torneranno ad incontrar-
            si proprio oggi dopo le profonde divergenze
            emerse nel corso dell’ultima riunione sul tema
            orario di lavoro), chimici,tessili, edili, poligrafici,
            lavoratori dei trasporti e del commercio,
            dovranno fare i conti, oltre che con le
            nuove rigidità di Confindustria in tema di
            salario, con un clima che non è dei migliori.
            Per il perdurare delle difficoltà dell’economia,
            per i rapporti, tuttora problematici, tra governo,
            sindacati ed imprenditori, e per la complessità
            della partita in corso. Visto che in
            questo 2003, oltre al peso delle buste paga, è
            in gioco quasi tutto: dal modello contrattuale
            ai diritti alle stesse prospettive dell’economia
            nazionale, cioè la tenuta occupazionale.
            Ora a complicare le cose ci si mette anche
            il dato dell’inflazione. Mentre la Cgil, con Marigia
            Maulucci e Giuseppe Casadio, ribadisce
            la necessità di firmare rinnovi contrattuali che
            recuperino interamente il potere d’acquisto
            delle retribuzioni, scoppia la polemica tra
            Confindustria e Cisl. Il direttore generale di
            viale dell’Astronomia, Stefano Parisi, sottolinea
            il dato Istat di febbraio per invocare una
            nuova politica dei redditi – leggi «moderazione»
            salariale – in grado di accompagnare la
            fase di discesa dell’inflazione. Il leader della
            Cisl risponde affermando che «l’inflazione reale
            sta marciando ed è quindi necessaria una
            politica dei prezzi». Poi aggiunge: «Rinnoveremo
            i contratti in linea con le proposte fatte
            per i contratti già messi in campo, che stanno
            al di sotto del tasso di inflazione reale, ma non
            stanno nel tasso di inflazione programmata».
            Che è invece il «paletto» cui si aggrappano gli
            imprenditori.
            A completare il quadro, l’economista di
            Forza Italia Renato Brunetta. «Le buone notizie
            sul fronte dell’inflazione – dice – fanno
            emergere i comportamenti incomprensibili
            adottati dai sindacati sul fronte del rinnovo
            dei contratti». A cominciare da quello della
            Fiom per il rinnovo dei metalmeccanici. «È
            un atteggiamento – afferma – che, andando
            contro la logica degli accordi di luglio, sembra
            avere lo scopo di riaccendere l’inflazione più
            che di assecondarne il raffreddamento».
            Parole non esattamente distensive.